uomini che odiano le donne la ragazza che giocava con il fuoco I primi due romanzi della trilogia Millennium di Stieg Larsson, Uomini che odiano le donne e La ragazza che giocava con il fuoco (Marsilio), caso editoriale con milioni di copie vendute e recensioni entusiastiche, sono polizieschi molto buoni ma certamente non capolavori. Sono due thriller scritti per essere bestseller con tutti gli stereotipi del genere. Ottimi i temi: Larsson era un attivista di sinistra e il suo impegno è evidente. Ma forse non basta.
I romanzi, una volta iniziati, sono difficili da posare. Larsson padroneggia la tecnica ed è bravissimo nel creare intrecci formidabili. Un gran pregio per un giallo. Ma, alla fine delle 675 e 750 pagine, sono tante le perplessità che rimangono.

Uomini che odiano le donne è una inchiesta su un’isola da cui, al momento della scomparsa di una donna, nessuno poteva allontanarsi: omaggio alla camera chiusa. L’eroe è il giornalista Mikael Blomkvist. Il romanzo si legge bene, la scrittura è buona, eccetto che per i dialoghi dove sembra parlare sempre la stessa persona, ma tante cose non convincono. I tanti personaggi presentati in dettaglio ma poco funzionali alla storia. O il plot collaterale con cui il libro comincia ma soprattutto finisce. Con il risultato che, a mistero principale risolto, non è ben chiaro che ci stanno a fare le ultime cento pagine che diventano rapidamente noiose. E poi, la soluzione della scomparsa: quanto di più banale si possa immaginare. Dove pensate possa finire una donna scomparsa? Ecco, avete indovinato.

Il secondo romanzo, La ragazza che giocava con il fuoco, un intreccio fra commercio di donne, servizi segreti, ex spie sovietiche, è più avvincente del primo e ha rari punti morti. Anche se la parte iniziale ai Caraibi, con tanto di descrizione di Grenada che pare uscire da un manuale di geografia, è superflua, e il primo omicidio avviene a pagina 262. Un po’ tardi. Anche un finale meno brusco avrebbe giovato alla storia. Ma per questo c’è un terzo volume in attesa di traduzione.

La ragazza che giocava con il fuoco è Lisbeth Salander, personaggio che molti amano ma che appare davvero improbabile. Più da cartone animato che da poliziesco. Una donna di quaranta chili che ha la meglio in ogni corpo a corpo, persino con due Hells Angels, e che dà filo da torcere a un pugile professionista. Lisbeth che, tre pallottole in corpo (una in testa) e sepolta, riesce a venir fuori dalla tomba (”Fu allora che le dita di Lisbeth spuntarono dalla terra come qualcosa di misterioso”) - neanche fossimo in un fantasy di Licia Troisi - e a sconfiggere il cattivone alto due metri, altro personaggio perfetto per un cartoon ma poco adatto a fare l’antagonista in un poliziesco. Lisbeth che risolve in un attimo il teorema di Fermat su cui fior di matematici hanno perso i propri anni. Lisbeth hacker che entra in pochi secondi in qualunque sistema informatico. Anche server di polizia e di banche. E che poi, quando deve pensare una password per sé stessa ne pensa una che l’amico Mikael azzecca in sei secondi netti. Mmmh. Qualcosa non quadra.

E poi tante, davvero tante, parole di troppo. Se a pagina 587 “niente in quel maledetto caso sembrava essere normale”, il lettore attento non ha bisogno di sapere che “nulla in quel caso sembrava essere normale, semplice” all’inizio di pagina 588. Davvero no. E quante volte qualcuno risponde cortesemente? Quante cose avvengono palesemente?

I due romanzi sono polizieschi di buon livello, con molta tecnica, ottimi intrecci e trame sapientemente svelate, ma Stieg Larsson avrebbe certamente beneficiato di un (breve) corso di essenzialità, ad esempio sui testi di Manchette.

postato in letture, stieg larsson

  • commento di Ted

    9 Sep 2008

    “Lisbeth che [...] sepolta, riesce a venir fuori dalla tomba (”Fu allora che le dita di Lisbeth spuntarono dalla terra come qualcosa di misterioso”)”.

    Ehm, questa sarebbe una citazione di Kill Bill, eh…

  • commento di virus1973

    15 Dec 2008

    Finito ieri sera (uomini che odiano le donne). Letto nel weekend. Ecco il suo pregio è quello d’essere un libro ricco d’ovvietà ma che si fa leggere senza impegnare troppi neuroni. Le figure sono stereotipate e ricavate direttamente dai telefilm americani più in voga. Oltre alla giusta citazione di Ted (kill Bill), l’hacker Lisbeth Salander ricorda tanto (troppo) il personaggio alla Abigail “Abby” Sciuto di Ncis o alla Garcia di Criminal Minds (anche se fisicamente quest’ultima ben lontana dalla Salander!). Insomma sono i classici libri da vacanza piacevoli ma non si può certamente parlare di capolavori letterari :)
    Saluti
    Roberto

  • Io non ho visto Kill Bill e non avevo dunque colto la citazione. In un giallo, rimane comunque una scena ridicola.

  • commento di Ted

    18 Dec 2008

    Tra l’altro Kill Bill citava la Caccia di Kraven dell’Uomo Ragno

1 trackback

  1. antonio pagliaro » in buona compagnia del 7 Jan 2009

    [...] non sono più solo a non ritenere la trilogia Millennium di Stieg Larsson il capolavoro noir del ventesimo secolo. Meno male, perché [...]

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