la lettera di salvatore borsellino
di a. pagliaro
[Pubblico integralmente la lettera aperta di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo. Nessun giornale italiano le ha dato, finora, lo spazio che avrebbe meritato. Forse sarà pubblicata all'estero. Grazie a due giornalisti di Reuters per avermela procurata]
19 Luglio 1992 : Una strage di stato
Per anni, dopo l’estate del 1992 sono stato in tante scuole d’Italia a parlare del sogno di Paolo e Giovanni, a parlare di speranza, di volontà di lottare, di quell’alba che vedevo vicina grazie alla rinascita della coscienza civile dopo il loro sacrificio, dopo la lunga notte di stragi senza colpevoli e della interminabile serie di assassini di magistrati, poliziotti e giornalisti indegna di un paese cosiddetto civile.
Poi quell’alba si è rivelata solo un miraggio, la coscienza civile che purtroppo in Italia deve sempre essere svegliata da tragedie come quella di Capaci o di Via D’Amelio, si è di nuovo assopita sotto il peso dell’ indifferenza e quella che sembrava essere la volontà di riscatto dello Stato nella lotta alla mafia si è di nuovo spenta, sepolta dalla volontà di normalizzazione e compromesso e contro i giudici, almeno contro quelli onesti e ancora vivi, è iniziata un altro tipo di lotta, non più con il tritolo ma con armi più subdole, come la delegittimazione della stessa funzione del magistrato, e di quelli morti si è cercato da ogni parte di appropriarsene mistificandone il messaggio.
Per anni allora ho sentito crescere in me, giorno per giorno, sentimenti di disillusione, di rabbia e a poco a poco la speranza veniva sostituita dalla sfiducia nello Stato, nelle Istituzioni che non avevano saputo raccogliere il frutto del sacrificio di quegli uomini, e allora ho smesso di parlare ai giovani convinto che non era mio diritto comunicare loro questi sentimenti, soprattutto che non era mio diritto di farlo come fratello di Paolo che, sino all’ultimo momento della sua vita, aveva sempre tenuto accesa dentro di sé, e in quelli che gli stavano vicino, la speranza, anzi la certezza, di un domani diverso per la sua Sicilia e per il suo Paese.
Per anni allora non sono neanche più tornato in Sicilia, rifiutandomi di vedere, almeno con gli occhi, l’abisso in cui questa terra era ancora sprofondata, di vedere, almeno con gli occhi, come tutto quello contro cui Paolo aveva lottato, la corruzione, il clientelismo, la contiguità fossero di nuovo imperanti, come nella politica, nel governo della cosa pubblica, fossero riemersi tutti i vecchi personaggi più ambigui, spesso dallo stesso Paolo inquisiti quando ancora in vita, e nuovi personaggi ancora peggiori dato che ormai oggi essere inquisiti sembra conferire un’aureola di persecuzione e quasi costituire un titolo di merito.
Da questa mia apatia, da questo rinchiudermi in una torre d’avorio limitandomi a giudicare ma senza più volere agire, sono stato di recente scosso da un incontro illuminante con Gioacchino Basile, un uomo che ha pagato sempre di persona le sue scelte, che, all’interno dei Cantieri Navali di Palermo e della Fincantrieri, ha sempre condotto, praticamente da solo e avendo contro lo stesso sindacato, quella lotta contro la mafia che sarebbe stata compito degli organismi dello Stato, Stato che invece, secondo le sue circostanziate denunce, intesseva accordi con la mafia trasformando le Partecipazioni Statali in un organismo di partecipazione al finanziamento e al potere della mafia in Sicilia.
I fatti riferiti in queste denunce, di cui Paolo Borsellino si era occupato nei giorni immediatamente precedenti il suo assassinio, sono state oggetto di una “Relazione sull’infiltrazione mafiosa nei Cantieri Navali di Palermo” da parte della Commissione Parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia (relatore on. Mantovano) ma come purtroppo troppo spesso succede in Italia con gli atti delle commissioni parlamentari, non hanno poi avuto sviluppi sul piano parlamentare mentre su quello giudiziario, come sempre succede quando si passa dalle indagini sulla mafia a quello sui livelli “superiori”, hanno subito la consueta sorte dell’archiviazione.
Gioacchino Basile è convinto che l’interesse personale che Paolo gli aveva assicurato nell’approfondimento di questo filone di indagine e l’averne riferito in uno dei suoi incontri a Roma nei giorni immediatamente precedenti la sua morte, sia il motivo principale della “necessità” di eliminarlo con una rapidità definita “anomala” dalla stessa Procura di Caltanissetta e che la sparizione di questo dossier dalla borsa di Paolo sia stata contestuale alla sottrazione dell’agenda rossa.
Per parte mia io credo che questo possa essere stato soltanto uno dei motivi, all’interno del più ampio filone “mafia-appalti” che lo stesso Paolo aveva fatto intuire fosse il motivo principale dell’eliminazione di Giovanni Falcone insieme alla sua ormai certa nomina a Procuratore Nazionale Antimafia.
Il motivo principale credo invece sia stato quell’accordo di non belligeranza tra lo stato e il potere mafioso che deve essergli stato prospettato nello studio di un ministro negli incontri di Paolo a Roma nei giorni immediatamente precedenti la strage, accordo al quale Paolo deve di sicuro essersi sdegnosamente opposto.
Su questi incontri, che Paolo deve sicuramente aver annotato nella sua agenda scomparsa, pesa un silenzio inquietante e l’epidemia di amnesie che ha colpito dopo la morte di Paolo tutti i presunti partecipanti lo ha fatto diventare l’ultimo, inquietante, segreto di Stato, come inquietanti sono i segreti di Stato e gli “omissis” che riempiono le inchieste su tutte le altre stragi di Stato in Italia.
Ma il vero segreto di Stato, anche se segreto credo non sia più per nessuno, è lo scellerato accordo di mutuo soccorso stabilito negli anni tra lo Stato e la mafia.
A partire da quando i voti assicurati dalla mafia in Sicilia consentivano alla Democrazia Cristiana di governare nel resto dell’Italia anche se questo aveva come conseguenza l’abbandono della Sicilia, così come di tutto il Sud al potere mafioso, la rinuncia al controllo del territorio, l’accettazione della coesistenza, insieme alle tasse dello Stato, delle tasse imposte dalla mafia, il pizzo e il taglieggiamento.
E, conseguenza ancora più grave, la rinunzia, da parte dei giovani del sud, alla speranza di un lavoro se non ottenuto, da pochi, a prezzo di favori e clientelismo e negato, a molti, per il mancato sviluppo dell’ industrializzazione rispetto al resto del paese.
A seguire con il “papello” contrattato da Riina con lo Stato con la minaccia di portare la guerra anche nel resto del paese (vedi via dei Georgofili e via Palestro), contrattazione che è stata a mio avviso la causa principale della necessità di eliminare Paolo Borsellino, e di eliminarlo in fretta.
A seguire, infine, con l’individuazione di nuovi referenti politici dopo che le vicende di tangentopoli aveva fatto piazza pulita di buona parte della precedente classe politica e dei referenti “storici”.
Accordi questi che costituiscono la causa del degrado civile di oggi dove si consente che indagati per associazione mafiosa governino la Sicilia e dove, a livello nazionale, cresce, almeno nei sondaggi, il consenso popolare verso chi ha probabilmente adoperato capitali di provenienza mafiosa per creare il proprio impero industriale con annesso partito politico.
Come possono allora chiamarsi “deviati” e non consoni all’essenza stesso di questo Stato quei “Servizi” che, per “silenzio-assenso” del capo del Governo o su sua esplicita richiesta, hanno spiato magistrati ritenuti e definiti “nemici” nei relativi dossier e addirittura convinto altri magistati a spiare quei loro colleghi che, sempre negli stessi dossier, venivano definiti come “nemici”, “comunisti” e “braccio armato” della magistratura, con un linguaggio che non è difficile ritrovare negli articoli di certi giornali e nelle dichiarazioni di certi poltici.
Giaocchino Basile mi dice che sarebbe mio diritto “pretendere” dallo stato di conoscere la verità sull’assassinio di Paolo, ma da “questo” Stato, dal quale ho respinto “l’indennizzo” che pretendeva di offrirmi quale fratello di Paolo, indennizzo che andrebbe semmai offerto a tutti i giovani siciliani e italiani per quello che gli è stato tolto, sono sicuro che non otterrò altro che silenzi.
Gli stessi silenzi, lo stesso “muro di gomma”, che hanno dovuto subire i figli del Generale Dalla Chiesa, i parenti dei morti in quella interminabile serie di stragi, la strage di Portella della Ginestra, la strage di Piazza Fontana, la strage di Piazza della Loggia, la strage del Treno Italicus, la strage di Ustica, la strage di Natale del rapido 904, la strage di Pizzolungo, le stragi di Via dei Georgofili e di Via Palestro, delle quali oggi si conoscono raramente gli esecutori, mai i mandanti e spesso neanche il movente, susseguitesi mentre nel nostro Sud, grazie alla latitanza delle altre istituzioni dello Stato, uno dopo l’altro venivano uccisi tutti i Magistrati e i rappresentanti delle forze dell’ordine che della lotta alla mafia avevano fatto la propria ragione di vita, in una tragica sequenza che non ha eguali in nessuno degli altri paesi del mondo cosiddetto civile.
Io mi chiedo invece, con amarezza , di quante altre stragi, di quanti altri morti avremo ancora bisogno perché da parte dello Stato ci sia finalmente quella reazione decisa e soprattutto duratura, come finora non è mai stata, che porti alla sconfitta delle criminalità mafiosa e soprattutto dei poteri, sempre meno occulti, ad essa legati, perché venga finalmente rotto quel patto scellerato di non belligeranza che, come disse il giudice Di Lello il 20 Luglio del 1992, pezzi dello Stato hanno da decenni stretto con la mafia e che ha permesso e continua a permettere non solo la passata decennale latitanza di boss famosi come Riina e Provenzano ma la latitanza e l’impunità di decine di “capi mandamento” che sono i veri padroni sia di Palermo che delle altre città della Sicilia.
Da parte mia sono certo che non riuscirò a conoscere la verità in quel poco che mi resta da vivere dato che, a 65 anni, sono solo un sopravvissuto in una famiglia in cui mio padre, il fratello di mio padre, mio fratello, sono tutti morti a 52 anni, i primi per cause naturali, l’ultimo perché era diventato un corpo estraneo allo Stato le cui Istituzioni egli invece profondamente rispettava (sempre le Istituzioni, non sempre invece quelli che le rappresentavano).
Spero soltanto che, in questo anniversario, mi siano risparmiate la vista e le parole dei tanti ipocriti che oggi piangono su Paolo e Giovanni quando, se fossero ancora in vita, li osteggerebbero accusandoli, nella migiore della ipotesi , di essere dei “professionisti dell’antimafia” o li farebbero addirittura spiare da squallidi personaggi come Pio Pompa come “nemici” o come “braccio armato della magistratura” .
Chiedo solo, in questa occasione, di avere delle risposte ad almeno alcune delle tante domande, dei tanti dubbi che non mi lasciano pace.
Chiedo al Proc. Pietro Giammanco, allontanato da Palermo dopo l’assassinio di Paolo, ma promosso ad un incarico più alto piuttosto che rimosso come avrebbe meritato, perché non abbia disposto la bonifica e la zona di rimozione per Via D’Amelio.
Eppure nella stessa via, al n.68 era stato da poco scoperto un covo dei Madonia e, a parte il pericolo oggettivo per l’incolumità di Paolo Borsellino, le segnalazioni di pericolo reale che pervenivano i quei giorni erano tali da da far confidare da Paolo a Pippo Tricoli lo stesso 19 Luglio: “è arrivato in città il carico di tritolo per me”.
A meno che, come affermato dal Sen. Mancino in un suo intervento del 20 Luglio alla camera, anche lui credesse che “Borsellino non era un frequentatore abituale della casa della madre” : infatti vi si recava appena almeno tre volte alla settimana!
La stessa domanda inoltro all’allora prefetto di Palermo Mario Jovine anche se la risposta ritiene di averla già data con l’affermazione fatta in quei giorni: “Nessuno segnalò la pericolosità di Via D’Amelio” .
Affermazione palesemente risibile : in quei giorni si erano susseguite le segnalazioni di possibili attentati a Paolo Borsellino e bastava interrogare gli stessi agenti della scorta, cinque dei quali morti insieme a lui, per sapere quali erano i punti più a rischio.
Chiedo alla Procura di Caltanissetta, e in particolare al gip Giovanbattista Tona, il motivo dell’archiviazione delle indagini relative alla pista del Castello Utveggio: eppure proprio da questo luogo partirono, subito dopo l’attentato, delle telefonate dal cellulare clonato di Borsellino a quello del dott.Contrada, oggi finalmente condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione per collusione e favoreggiamento.
Chiedo alla stessa Procura di Caltanissetta, e sempre allo stesso gip Giovanbattista Tona, i motivi dell’archiviazione dell’inchiesta relativa ai mandanti occulti delle stragi.
Per un’altra archivazione, quella relativa alle vicissitudini del fascicolo Fincantieri ho già inoltrato richiesta di chiarimenti in via ufficiale.
Chiedo alla Procura di Caltanissetta di non archiviare, se non lo ha già fatto, le indagini relative alla sparizione dell’agenda rossa di Paolo e di chiarire il coinvolgimento dei tutte le persone, dei servizi e non, in essa coinvolte.
Chiedo soprattutto al sen. Nicola Mancino, del quale ricordo, negli anni immediatamente successivi al 1992, una sua lacrima spremuta a forza durante una commemorazione di Paolo a Palermo, lacrima che mi fece indignare al punto da alzarmi ed abbandonare la sala, di sforzare la memoria per raccontarci di che cosa si parlò nell’incontro con Paolo nei giorni immediatamente precedenti alla sua morte.
O spiegarci perché, dopo avere telefonato a Paolo per incontrarlo mentre stava interrogando Gaspare Mutolo, a sole 48 ore dalla strage, gli fece invece incontrare il capo della Poliza dott. Parisi e il dott. Contrada, incontro dal quale Paolo uscì sconvolto tanto, come raccontò lo stesso Mutolo, da tenere in mano due sigarette accese contemporaneamente
Altrimenti, grazie alla sparizione dell’agenda rossa di Paolo, non saremo mai in grado di saperlo.
E in quel colloquio si trova sicuramente la chiave dalla sua morte e della strage di Via D’Amelio.
Salvatore Borsellino
Milano, 15 Luglio 2007
postato in borsellino, cosa nostra, palermo
(
commento di Gianni
19 Jul 2007
per noi siculi….tutto ormai è normale in uno stato che è già antistato
commento di carlotta reale
19 Jul 2007
ogni giorno che passa è una tragedia, anche solo l’ignorare lo è. questo è un paese nel quale non puoi stare tranquillo, il paese dove chi ancora resiste si pone domande alle quali non avrà mai risposte.
non credo che lascero’ nessuna eredità umana in questo paese dove uccidono anche quello che dovrebbe essere lo scopo delle nostre esistenze da esseri umani.
commento di Nonnonino85
19 Jul 2007
Ciao Antonio,
grazie e mille per la versione completa della lettera di Salvatore Borsellino. L´avevo cercata da tutte le parti ma non ero ancora riuscito a trovarla.
Ne parliamo anche qui:
http://www.marcotravaglio.it/forum/viewtopic.php?t=4450&postdays=0&postorder=asc&start=45
Nonnonino85
commento di Tomas
19 Jul 2007
Ho linkato e pubblicato in parte la lettera.
Ciao
commento di Sauro
20 Jul 2007
Oggi ne parlano i due giornali che leggo io: La Repubblica (pag. 28) e Il Tirreno (l’articolo inizia nella prima pagina). Altri quotidiani non so.
commento di a. pagliaro
20 Jul 2007
“Parlarne” è un po’ diverso da pubblicarla. Repubblica gli dedica sette righe che dicono più o meno: “Dice il fratello che Paolo è stato dimenticato dalla gente comune”.
commento di Sauro
20 Jul 2007
Ma forse era troppo lunga… sai, un riassuntino… la carta costa, eh?
commento di mirko
20 Jul 2007
Posso pubblicarla sul mio blog? E’ poco, ma se comincia a girare in rete, magari… grazie.
commento di a. pagliaro
20 Jul 2007
certo, è qui per essere diffusa.
commento di Marianna
20 Jul 2007
Anch’io vorrei pubblicarla sul mio Blog. Internet ormai è l’unico luogo dove certe notizie non si possono ancora censurare. Grazie della segnalazione.
commento di Tex
20 Jul 2007
Le richieste di Salvatore Borsellino sono le stesse dei siciliani onesti che non hanno mai smesso di credere nella giustizia e nello Stato.
Gli stessi siciliani che ieri lo hanno ricordato e domani parleranno ai propri figli di Paolo.
commento di remo bassini
20 Jul 2007
pubblico.
grazie.
commento di Dario
20 Jul 2007
Grazie :-) ho pubblicato subito dopo aver letto… ancora spero nelle gocce.
Ciao, Dario.
commento di Paola
20 Jul 2007
Leggo ora… e pubblico anch’io…
Grazie, Paola
commento di cinzia pierangelini
21 Jul 2007
la pubblico anche io… anche se non servirà a nulla, giusto per sentirmi meno ignobile… nel vivere qui e non poter fare nulla…
commento di Salvatore Borsellino
21 Jul 2007
Milano, 21 Luglio 2007
Grazie per l’aiuto nel diffondere le mie domande, anche a Cinzia che dice che non serviranno a nulla.
Per completezza di informazione Vi riporto anche la risposta di Mancino e la mia replica:
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MAFIA/ MANCINO: NON CI FU ALCUN INCONTRO TRA ME E PAOLO BORSELLINO
Ho combattuto Cosa nostra, perchè avrei dovuto tacere?
Roma, 16 lug. (Apcom) - Non ci fu alcun incontro tra l’allora ministro dell’Interno Nicola Mancino e il giudice Paolo Borsellino. Lo ribadisce lo stesso Mancino, oggi vicepresidente del Csm, replicando alle parole del fratello del magistrato ucciso il 19 luglio di 15 anni fa. In una lettera aperta, Salvatore Borsellino chiede a Mancino di raccontare “di che cosa si parlò nell’incontro con Paolo nei giorni immediatamente precedenti alla sua morte”. Perchè in quel colloquio, sostiene, “si trova sicuramente la chiave dalla sua morte e della strage di Via D’Amelio”. Ma Mancino smentisce.
“A quindici anni dalla strage mafiosa di via D’Amelio in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta, non posso che ripetere - premette il vicepresidente del Csm - il mio sdegno e il mio cordoglio per l’atto criminale che ha colpito insieme a un magistrato, che si era distinto in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata, anche i servitori dello Stato addetti alla sua sicurezza”.
“Quanto alle domande che oggi per la prima volta mi rivolge il fratello del compianto dottor Borsellino, non posso che confermare - spiega Mancino in una nota - ciò che già in due occasioni ho testimoniato davanti alla magistratura, e cioè che il giorno del mio insediamento al Viminale come ministro dell’Interno - 1° lugli0o 1992 - ho salutato e sono stato complimentato da numerosissime autorità e persone, molte da me conosciute, molte incontrate per la prima volta in quella occasione. Non posso escludere che tra questi vi fosse anche il dott. Paolo Borsellino, che comunque non aveva chiesto a me un incontro formale, né lo aveva ottenuto. E’ vero invece che il dott. Borsellino si incontrò con il Prefetto Parisi, allora capo della Polizia. Del contenuto di questo colloquio, io non sono stato portato a conoscenza”.
“Ho commemorato a Palermo e in altre località - ricorda - il compianto dottor Borsellino e, nei diversi ruoli istituzionali che ho ricoperto, ho sempre intrattenuto buoni rapporti con la vedova e i familiari che ho avuto l’onore di incontrare. Pur comprendendo l’amarezza del signor Salvatore Borsellino, devo ulteriormente precisare - prosegue Mancino - che né allora né oggi avevo ed ho alcuna ragione per non confermare un incontro che non c’è stato. Perché mai proprio io, che ho combattuto la mafia e ho proposto leggi per ridimensionarne la presenza, avrei dovuto tacere?”.
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Milano, 17 Luglio 2007
In merito alla persistenza delle lacune di memoria del sen. Mancino sull’incontro con Paolo Borsellino del primo Luglio 1992, evidenti dalla sua risposta alle mie dichiarazioni e preoccupanti per chi è stato chiamato alla vicepresidenza del CSM, ritengo mio dovere fargli notare quanto segue.
Se è vero che le dichiarazioni di un pentito come Gaspare Mutolo non possano assumere da solo valore probatorio se non suffragate da solidi riscontri è anche vero che di riscontro ne esiste almeno uno, e incontrovertibile, dato che è siglato dallo stesso Paolo Borsellino.
Nella sua seconda agenda, quella grigia in possesso dei suoi familiari, che, essendo stata lasciata a casa da Paolo il 19 Luglio non ha potuto essere sottratta come quella rossa, Paolo ha annotato :
1 Luglio ore 19:30 : Mancino
In quanto alla credibilità dello stesso Mutolo, il quale riferisce la frase di Paolo durante l’interrogatorio: “devo smettere perchè mi ha chiamato il ministro, manco mezzora e torno ….”, devo ricordare al sen. Mancino che è proprio grazie alle dichiarazioni di Gaspare Mutolo che il dott.Contrada, funzionario del SISDE, ha potuto essere condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione.
Inoltre lo stesso Vittorio Aliquò ha dichiarato di aver accompaganto Paolo fino alla soglia dell’ ufficio di Mancino, ed è impossibile credere che lo stesso non possa ricordare di avere incontrato non un qualsiasi magistrato tra i tanti che quel giorno “venivano a complimentarsi per la mia nomina” ma un giudice ad estremo rischio di vita che in quei giorni era al centro dell’attenzione di tutti gli Italiani.
Salvatore Borsellino
commento di dori
22 Jul 2007
leggo e spero che i pugni che sento nello stomaco sappiano creare idee e partecipazione. piuttosto che serpi velenose. spero che una lettera così entri negli occhi e nella coscienza di molti. grazie
commento di petarda
23 Jul 2007
grazie.
ho postato un estratto e linkato il tuo post per la lettura completa.
commento di riccionascosto
23 Jul 2007
Come ho constatato dal blog di e.l.e.n.a. il testo integrale della lettera è stato pubblicato almeno su un giornale online - quello linkato da lei, appunto.
Il che risponde anche, a mio parere, anche a Sauro che dice “la carta costicchia”. Anche riprendere il testo online - io non l’ho trovato né sui siti del Corriere, né su quello di Repubblica - sarebbe stato qualcosa. E a costo, non dico zero, ma quasi.
Ho già linkato la lettera da me nei giorni scorsi, oggi lo farò con le repliche di Mancino e Borsellino.
Grazie
commento di a. pagliaro
23 Jul 2007
L’unico giornale online che ha pubblicato la lettera è “Varese News”. Con tutto il rispetto, mi sembra poco. E sì che la carta costa, ma non per pubblicare Veronica Lario che si lamenta di Silvio e Mila Spicola - dico Mila Spicola - che dice che ha un bel culo e che è triste quando tutti glielo guardano.
commento di Annieblu
23 Jul 2007
Scopro solo ora, attraverso mirumir e Cabaret Bisanzio, questa lettera straziante e fondamentale.
Grazie ai giornalisti di Reuters, grazie a xantology, grazie a tutti i bloggers che hanno capito cos’è la Rete.
E grazie a Salvatore Borsellino, che non ha perso la voglia di combattere anche se crede di sì.
Pubblico subito, e per la prima volta il mio stupido blog svogliato avrà un senso.
commento di Sauro
23 Jul 2007
Solo per precisare che il mio “la carta costa” voleva essere ironico.
commento di Ted
23 Jul 2007
Secondo me se ne sono accorti tutti, Sauro, dont worry. Gli scemi vengono da me.
commento di Salvatore Borsellino
24 Jul 2007
Milano, 24 Luglio 2007
In tanti, dopo aver visto il documentario di Sille su Rai 3 mi hanno detto di non aver saputo trattenere le lacrime.
Ma e’ ora di smettere di piangere per Paolo, e’ ora di finirla con le commemorazioni, fatte spesso da chi ha contribuito a farlo morire, e’ l’ora invece di dimenticare le lacrime, e’ l’ora di lottare per Paolo, lottare fino alla fine delle nostre forze, fino a che Paolo e i suoi ragazzi non saranno vendicati e gridare, gridare, gridare finchè avremo voce per pretendere la verità, costringere a ricordare chi non ricorda.
Dove sono le migliaia di persone che cacciarono e presero a schiaffi i politici che, scacciati dai funerali di Paolo, avevano osato di andare nella Cattedrale di Palermo, davanti alle bare dei ragazzi morti insieme a lui, a fingere cordoglio e disputarsi i posti più in vista nei banchi della chiesa ?
Quella classe politica si è rimescolata ma è ancora tutta di nuovo al suo posto e ha in mano ancora più salde le leve del potere. E l’alternativa che abbiamo oggi è solo quella di cadere in mano a quelli che forse con gli assassini di Paolo hanno stretto un patto per prendere a loro volta il potere.
Dove sono le migliaia di giovani, di gente di tutte le età, che ai funerali di Paolo continiuavano a gridare il suo nome, Paolo, Paolo, Paolo e costrinsero i politici che avevano permesso che quella strage a stare lontani dalla sua bara anche quando lo andammo a seppellire ?
Ricordi il Presidente del Consiglio e ricordino tutti i politici che guidare l’Italia non è gestire un tesoretto, disquisire su scalini e scaloni, o azzuffarsi sugli interventi nelle missioni all’estero, e dimenticare che i veri problemi sono nel nostro stesso paese, in un Sud abbandonato alla mafia, alla camorra , alla ndrangheta, senza rendersi conto che questo cancro è ormai risalito, attraverso i capitali di cui può disporre, fino ad inquinare tutto il paese e la nostra stessa economia.
Ricordate, soprattutto voi giovani, che non ci può essere una repubblica, non ci può essere una democrazia fondata sul sangue, fondata sui ricatti incrociati legati alla sparizione di un’agenda rossa e delle memorie di un computer e a quello che può esserci scritto o registrato.
Ricordate che non basta cambiare nome ad un partito e poi, nel discorso programmatico del suo capo in pectore non sentire neanche pronunciare la parola mafia, come se questa veramente non sistesse più, come se non fosse piu’ un problema, quando è più potente e forte di prima ed ha inquinato ormai tutti gli strati del potere.
Ricordate che non basta cambiare il numero d’ordine di una repubblica, seconda, terza o quarta, perchè le cose cambino veramente se prima non si spazza via tutta una classe politica che ci ha ridotto in questo stato.
Ricordate, soprattutto voi giovani, che il futuro è vostro e che ve lo stanno rubando
Salvatore Borsellino
commento di wizzy
24 Jul 2007
Cito da un film: “I politici sono come i pannolini sporchi: vanno cambiati spesso e sempre per lo stesso motivo”.
Ricordare aiuta,
resistere li indebolisce,
lottare unisce,
vincere salva,
Grazie Salvatore.
commento di Amalia
24 Jul 2007
gentilissimo dott. Borsellino, ho appena finito di leggere la sua lettera, inutile dirle che ha pienamente ragione. io sono una giovane giornalista siciliana che lavora a Milano, sarei immensamente onorata di poterla intervistare, le chiedo gentilmente di mettersi in contatto con me per poter fare quattro chiacchere. la mia e.mail è amiduse@hotmail.it
commento di Amalia
24 Jul 2007
gentilissimo dott. Borsellino ho appena leto la sua lettere, inutile dirle che concordo con le sue parole. sono una giovane giornalista siciliana e lavoro a Milano, sarei immensamente onorata di poterla intervistare, le chiedo pertanto di mettersi in contatto con me la mia e-mail è amiduse@hotmail.it grazie!
commento di Ammirà
24 Jul 2007
Cosa dire quando le parole risultano così cariche di verità e significati? Cosa fare se non mortificarsi per come il potere considera (o meglio non considera)chi vuole usare testardamente l’etica della parola viva?
Cosa fare dinanzi le quotidiane prove che rivelano l’esistenza di una vera e propria “scuola” d’ignavia e mediocrità, compromissione e sopraffazione, che dall’alto delle istituzioni si spalma fino ai piccoli partitini delle più sperdute circoscrizioni?
Non lo so. E’ certo che nessun politico possiede il coraggio di sottrarsi al dovere di mantenere funzionante il giocattolo delle mafie! E’ un gioco il conseguimento del consenso elettorale, senza il quale il politico italiano sarebbe costretto a confrontarsi realmente con la sua pochezza dinanzi a persone come suo fratello. E come lei! E’ il consenso rubato, estorto, comprato, che fa si che loro sopravvivano allo sdegno, al giudizio ed anche al rifiuto della gente perbene; Che gli consente di far sopravvivere una moltitudine di inetti per leggiferare, diseducare, accorpare, simulare, archiviare… e far dimenticare gli eroi dell’etica dello Stato.
Suo fratello farebbe un sussulto di gioia se vedesse finalmente sottratto il controllo del consenso elettorale alle mafie… Forse era questo il suo ultimo appunto sull’agenda rossa scomparsa!
commento di walker
5 Sep 2007
l’unico retaggio che lascerò ai miei figli è: il mio nome e il mio esempio di palermitano che ha lottato nella propria quotidianità, per avere una Sicilia pulita, di cui essere fieri. Il sangue di Paolo, Giovanni e di tutti gli altri martiri, non può e non deve essere dimenticato.
20 trackback
[...] Il titolo della lettera è 19 luglio: strage di Stato e, grazie a due giornalisti di Reuters, si può leggere, integralmente, qui. Postato in Politiçş şhow Stampa il post [...]
15 anni fa e Lettera Salvatore Borsellino
15 anni, qualche imputato condannato, qualche politico indignato, molti cittadini infuriati, ma la Mafia non muore mai. Il ricordo non basta. Le coscienze non si possono lavare così facilmente, mentre ci si sporca nuovamente le mani.
[...] Come altri (qui, qui, qui e qui) segnalo anch’io la lettera di Salvatore Borsellino pubblicata da Antonio. postato in Paolo Borsellino | [...]
[...] …puo’ far traboccare il vaso. Lettera di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo. Grazie ad Antonio Pagliaro per averla pubblicata. [...]
[...] P.S.S. Il motociclista Bmw che ogni tanto legge questo blog, ha scovato una lettera che nessuno ha voluto pubblicare, e l’ha pubblicata lui. Dargli un’occhiata è cosa buona e giusta. [...]
[...] E la lettera di Salvatore Borsellino, invece? Su la Repubblica, giusto qualche riga, a pagina 28 o giù di lì. Nessuna menzione su Repubblica.it. E il tam tam dei blogger a sostituirsi all’informazione. Sulla questione Mila Spicola, segnalo il post di Noantri. postato in Paolo Borsellino, Velvet | [...]
[...] Salvatore Borsellino, ha voluto replicare al documentario, In un altro paese, andato in onda lunedì sera su Rai 3 e condotto da Alexander Stille. Si tratta della seconda lettera che il fratello del magistrato scrive, la prima lettera era stata scritta pochi giorni fa alla vigilia della commemorazione per l’anniversario della strage di via D’Amelio. [...]
[...] Mentre Google Adsense interpreta così la lettera di Salvatore Borsellino, il tam tam continua. I blog, ancora una volta, provano a sostituirsi all’informazione, con un lento brusio. A tal proposito, Nicolò La Rocca su La poesia e lo spirito dice: “Mi piacerebbe discutere proprio di ciò sui maggiori blog: perché i quotidiani non hanno pubblicato l’intervento di Salvatore Borsellino? Ovviamente sarebbe una domanda retorica. Ma forse cercare di dare delle risposte a questa domanda delineerebbe meglio l’identità della blogsfera, rinforzando quel suo statuto “marginale” che ne costituisce la vera forza. Sarebbe un’occasione per i blog per rendere più libera l’informazione”. [...]
[...] Mentre Google Adsense interpreta così la lettera di Salvatore Borsellino, il tam tam continua. I blog, ancora una volta, provano a sostituirsi all’informazione, con un lento brusio. A tal proposito, Nicolò La Rocca su La poesia e lo spirito dice: “Mi piacerebbe discutere proprio di ciò sui maggiori blog: perché i quotidiani non hanno pubblicato l’intervento di Salvatore Borsellino? Ovviamente sarebbe una domanda retorica. Ma forse cercare di dare delle risposte a questa domanda delineerebbe meglio l’identità della blogsfera, rinforzando quel suo statuto “marginale” che ne costituisce la vera forza. Sarebbe un’occasione per i blog per rendere più libera l’informazione”. [...]
[...] Mentre Google Adsense interpreta così la lettera di Salvatore Borsellino, il tam tam continua. I blog, ancora una volta, provano a sostituirsi all’informazione, con un lento brusio. A tal proposito, Nicolò La Rocca su La poesia e lo spirito dice: “Mi piacerebbe discutere proprio di ciò sui maggiori blog: perché i quotidiani non hanno pubblicato l’intervento di Salvatore Borsellino? Ovviamente sarebbe una domanda retorica. Ma forse cercare di dare delle risposte a questa domanda delineerebbe meglio l’identità della blogsfera, rinforzando quel suo statuto “marginale” che ne costituisce la vera forza. Sarebbe un’occasione per i blog per rendere più libera l’informazione”. [...]
[...] E, in vergognoso ritardo, segnalo la lettera di Salvatore Borsellino, praticamente ignorata dai media italiani, la “precisazione” di Nicola Mancino e un ulteriore commento dello stesso Borsellino. [...]
[...] copincolla - 41 la lettera di salvatore borsellino - 40 il sangue degli altri - 30 caro diego ti scrive la bara - 21 giaceva nascosto ed è [...]
[...] copincolla - 41 la lettera di salvatore borsellino - 40 il sangue degli altri - 30 caro diego ti scrive la bara - 21 giaceva nascosto ed è [...]
[...] copincolla - 41 la lettera di salvatore borsellino - 40 il sangue degli altri - 30 caro diego ti scrive la bara - 21 giaceva nascosto ed è [...]
[...] copincolla - 44 la lettera di salvatore borsellino - 43 il sangue degli altri - 30 l’aeroporto fico d’india - cannolo - 27 gli albanesi sui gommoni [...]
[...] troviamo nel processo di Borsellino. Lì sul Montepellegrino c’è l’hotel (nda: in realtà Castello Utveggio), [...]
[...] la lettera di salvatore borsellino - 45 letteratura copincolla - 44 il sangue degli altri - 30 l’aeroporto fico d’india - cannolo - 27 gli albanesi sui gommoni invertono la rotta - 25 caro diego ti scrive la bara - 21 berlusconi ha imparato a rispondere alle domande dei giornalisti - 21 giaceva nascosto ed è riemerso - 20 spallata: ci ho pensato io - 20 quelli che avete letto l’ultima pagina e avete tirato il libro - 19 il cielo azzurro di palermo - 19 da santoro fra coppole e babbìo - 17 i poeti maggiori - 17 skifo gvrn x tt qst tasse (by cittadini italiani) - 17 tutte le volanti al cinema aurora: non fanno entrare la famiglia schifani - 17 il corpo di piergiorgio welby è di piergiorgio welby - 16 tutto il duemilaotto in anteprima - 15 appello all’osce - 14 undici dicembre - 13 e ora facciamogliela guidare - 13 _uacct = “UA-268220-2″; urchinTracker(); [...]
[...] cina - 79 la lettera di salvatore borsellino - 46 letteratura copincolla - 44 il sangue degli altri - 30 l’aeroporto fico d’india - cannolo - [...]
[...] La lettera di Salvatore Borsellino [...]
[...] confuso, non ricorda. Proprio come l’ex ministro Mancino, ora a capo del CSM, quando gli chiedono del suo incontro con Borsellino poco prima della [...]