il capolavoro della camera chiusa
di a. pagliaro
John Dickson Carr (1906-1977) è stato un grande giallista. Ha scritto alcuni fra i migliori gialli di ogni tempo, a volte sotto pseudonimo(Carter Dickson, Carr Dickson, Roger Fairbairn).
“Le tre bare” (1935) è considerato il suo capolavoro, nonché probabilmente il miglior giallo di camera chiusa della storia, genere iniziato da Edgar Allan Poe con “I delitti della Rue Morgue” nel 1841.
Charles Grimaud è nel suo circolo londinese a discutere con pochi amici di illusionismo quando compare un personaggio che gli rivolge frasi minacciose. I due si incontrano dopo qualche giorno nello studio di Grimaud. Entrambi, visti dal segretario e dalla governante, entrano nello studio. La porta si chiude a chiave. Dopo pochi minuti uno sparo. Grimaud è trovato agonizzante. Prima di morire balbetta parole enigmatiche. Nella stanza chiusa, però, c’è solo lui. L’assassino si è volatilizzato, senza lasciare alcuna traccia. Fuori, la neve fresca è intatta. Nessuno sembra avervi camminato. Poco tempo dopo il misterioso personaggio che aveva minacciato Grimaud è anch’egli trovato morto. Qualcuno grida in una via di Londra, i testimoni che si voltano e trovano un cadavere sulla neve. Anche in questo caso nessuna impronta e nessuna traccia dell’assassino.
L’atmosfera del romanzo è gotica, con allusioni al vampirismo, ai fantasmi, e la Transilvania gioca un ruolo cruciale. Tuttavia, la soluzione che il criminologo Gideon Fell darà nelle ultime pagine, è razionale, seppur estremamente complessa, impeccabile nella sua logica matematica. Forse troppo complessa, si fa fatica a pensare un omicida così geniale, ma certamente inaspettata.
“Le tre bare” è celebre anche per la lezione di Gideon Fell sulla camera chiusa. Poche pagine che nella letteratura gialla sono diventate un riferimento.
Il romanzo certamente non è un capolavoro della letteratura, la scrittura non è brillante, pochi personaggi sono ben delineati. E’ però un’affascinante opera di intelletto, enigma impossibile che tiene il lettore incollato alle pagine.
Il libro è di difficile reperibilità. Si trova, non sempre, su ebay.
postato in john dickson carr, letture
(
commento di Sauro
19 Feb 2007
Dottor Xantology, è stato un piacere. Riverisco.
commento di luciano / il ringhio di Idefix
19 Feb 2007
Ho visto che sei anche tu un ammiratore di Alberto Ongaro. Già questo è motivo sufficiente per sentirti “amico fraterno”
E se ti piacciono i delitti nelle camere chiuse, ti consiglio (ma già lo conoscerai) l’alsaziano Paul Halter (ha scritto anche delle schifezze, ma alcuni dei suoi libri sono eccezionali, veri eredi di Carr)
commento di xantology
19 Feb 2007
Confesso la mia ignoranza: mai sentito questo Paul Halter. Così, visto che c’è il pericolo schifezza, dovresti consigliarmi almeno un titolo!
commento di luciano / il ringhio di Idefix
19 Feb 2007
Ne trovi una dozzina nel Gialo Mondadori. Ti consiglierei LA QUARTA PORTA e IL CERCHIO INVISIBILE. Ma a molti piace NEBBIA ROSSA, su Jack Lo Squartatore.
commento di maia
21 Feb 2007
se devo essere proprio sincera, lui (J.D. Carr) non mi è mai piaciuto.
Anzi, lo prendo come paradigma del pessimo scrittore di gialli: butta fumo negli occhi ai lettori, è “scorretto” e scrive pure in maniera approssimata.
Non mi piace.
Si capiva?
commento di Cima
24 Feb 2007
Il mio primo libro di John Dickson Carr è stato “La tabacchiera dell’Imperatore”, fantastico. Poi ne ho letto molti altri, e dalla descrizione che ne hai dato anche “Le tre bare” (ricordo la lezione di Gideon Fell).
Non mi pare fosse scorretto, anzi, ma a me piace immergermi nella storia e tendo a non beccare eventuali incongruenze.
commento di luciano / idefix
31 Oct 2007
Adesso ricordo!!! Ero già venuto sul tuo blog…