Archivio della categoria vladimir putin
gas, petrolio, figa e ronaldinho
di a. pagliaro 18/4/2008
La politica estera del presidente Berlusconi ricomincia dal Bagaglino. La strategia è: rincoglionire i leader mondiali come ha fatto con il popolo italiano. Strumenti: le tette delle ballerine e la Champions League.
Prima vittima Vladimir Putin, unico presidente mondiale più trimalcione di lui. Putin è atterrato con il suo aereo dai rubinetti d’oro a Olbia. Berlusconi lo attendeva sulla pista, ché tanto i capelli sono dipinti e non si scombinano. Poi, nei saloni di villa Certosa, lo spettacolo: ballerine, comici e Mastella preso a torte in faccia. Assente Aida Yespica, che è gnocca sì ma troppo comunista. Assente anche Mara Carfagna che ha lasciato il posto di velina per fare la ministra e dunque non balla più.
Mentre Fini, in cucina, lucidava i bicchieri, Berlusconi e Putin hanno discusso di gas, petrolio, figa e Ronaldinho.
“Visto che gnocca?” - ha detto Berlusconi all’amico russo, indicando una delle ballerine. “Ah, ma poi i ceceni li hai finiti?” - ha aggiunto, lui che già in passato aveva mostrato di apprezzare lo sterminio.
Intanto in tv scorrevano senza audio le immagini dell’ultima puntata di Annozero. Berlusconi si faceva grasse risate e chiedeva: “E quand’è che ci facciamo una bella rimpatriata di primi ministri che faccio le corna allo spagnolo?”
Risultato del vertice secondo il comunicato stampa di Bonaiuti: Putin salverà l’Alitalia. Sta già montando rubinetti d’oro su tutti gli aerei. Berlusconi convincerà l’amico Bush a non cooptare Ucraina e Georgia nella Nato. Il tg2 ha fedelmente riportato.
Nota a margine: il presidente del Consiglio in carica è Romano Prodi.
Dio comunque ha visto e pioveva.
antonio russo, sette anni dopo
di a. pagliaro 16/10/2007

Antonio Russo, Francavilla al Mare, Chieti, 3 giugno 1960 - Georgia, 16 ottobre 2000
“Antonio Russo è deceduto la notte del 16 ottobre 2000 in Georgia, dove si trovava in qualità di inviato di Radio Radicale per documentare la guerra in Cecenia. Il suo corpo fu ritrovato ai bordi di una stradina di campagna a 25 km da Tbilisi, torturato e livido, con tecniche riconducibili a reparti militari specializzati. Il materiale che aveva con sé - videocassette, articoli, appunti - non fu ritrovato. Anche il suo alloggio fu svaligiato da appunti e video, pur senza toccare oggetti di valore.
Le circostanze della morte non sono mai state chiarite, molti hanno avanzato pesanti accuse al governo di Vladimir Putin: Antonio Russo aveva infatti cominciato a trasmettere in Italia notizie scottanti circa la guerra, e aveva parlato alla madre, solo due giorni prima della morte, di una videocassetta scioccante contenente torture e violenze dei reparti speciali russi ai danni della popolazione cecena. Secondo i suoi amici, Russo aveva raccolto prove dell’utilizzo di armi non convenzionali contro bambini ceceni”. Fonte: wikipedia
Era un giornalista italiano, che nessuno faccia domande a Putin.
non dimenticare anna politkovskaja
di a. pagliaro 7/10/2007
Il 7 ottobre 2006 Anna Politkovskaja è stata uccisa sul portone di casa sua a Mosca. Era la più coraggiosa giornalista che la Russia ricordi. Ora la magistratura ha arrestato quelli che dovrebbero essere gli esecutori materiali dell’omicidio. Ma chi ha pagato i killer è ancora a piede libero e difficilmente vive all’estero come il Cremlino vuole far credere. L’omicidio di Anna Politkovskaja è maturato in Russia. Chiunque abbia letto i suoi scritti sa che di nemici se ne era fatti molti perché lei voleva solo continuare a fare il proprio lavoro e raccontare quello che vedeva.. È per impedirglielo che l’hanno uccisa non per destabilizzare la fin troppo stabile Russia. Chi l’ha fatta uccidere vive a Mosca o a Groznyj, non a Londra. Anna in patria era sconosciuta al grande pubblico, come ha opportunamente (e delicatamente) ricordato il presidente Putin poche ore dopo l’esecuzione. Lì, infatti, i libri di Anna sulla Cecenia e sull’involuzione democratica russa faticavano a esser pubblicati. La libertà di stampa è minacciata in Russia da quando il Cremlino è guidato da un ex tenente colonnello del Kgb. Eppure, malgrado minacce, arresti e avvelenamenti, Anna non aveva voluto abbandonare la sua terra, la sua Russia. I suoi coraggiosi reportage sulle violazioni dei diritti umani a Groznyj come in tutta la Russia erano ben noti in Occidente. Ma nessun rappresentante della Commissione europea si è sentito in dovere di partecipare ai suoi funerali. Nessun capo di Stato. Nessun premier del mondo che parla di esportare la libertà. Se la politica è stata disattenta (partecipe invece alla gara per pagare il gas russo qualche spicciolo in meno), il mondo della cultura non può dimenticare Anna Politkovskaja. Chiediamo quindi che giornali, associazioni, teatri, redazioni, filarmoniche, orchestre o singoli artisti organizzino per ogni 7 ottobre iniziative per ricordare Anna. Per dire a chi l’ha fatta uccidere: noi non dimentichiamo!
Per aderire: 7ottobre2007@gmail.com
Appello da: anna
che bello, c’è putin!
di a. pagliaro 19/3/2007

Bella notizia: c’è zar Putin in Italia.E ha incontrato Prodi. Così finalmente il nostro presidente ha potuto chiedergli della sorte di Antonio Russo, giornalista italiano ucciso in Georgia, dove si trovava, inviato di Radio Radicale, per scrivere sul genocidio ceceno.
Perché certamente glielo ha chiesto. E si capisce che glielo ha chiesto: Antonio Russo era un giornalista italiano! La Politkovskaja, va bè, affari loro. La Cecenia, va bè, affare interno dell’impero russo. Ma Russo, diamine, Russo era italiano. Come Mastrogiacomo, in fondo (che tutti stanno facendo questi bellissimi appelli perché i talebani, oddio come sono cattivi i talebani).
O no?
foto da leonardo
lo sterminio dei ceceni non è contro natura
di a. pagliaro 14/3/2007

La mattina tuona contro gli omosessuali, contro le coppie non sposate. Ordina ai politici nostrani di non approvare leggi contronatura. Richiama i cattolici alla coerenza anche in Parlamento, chiedendo di sostenere “valori fondamentali come il rispetto e la difesa della vita umana”, della “famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna”. Coraggioso paladino della morale.

Il pomeriggio, poi, riceve al Vaticano, con tutti gli onori, un ex colonnello del KGB, attuale presidente russo, responsabile del genocidio ceceno, di torture di massa, di centinaia di migliaia di morti e quasi un milione di profughi. Con il quale discute, senza bisogno di interprete, nella lingua che fu di Hitler.
D’altra parte, si sa, sterminare è nella natura umana.
chi vuole la roma muore
di a. pagliaro 13/3/2007
“All’inizio del 2004 viene divulgata una trattativa con la Nafta Moskva di Anatoli Kolotilin e Suleiman Kerimov, e stavolta non sembra il solito annuncio farsa divulgato con l’unico scopo di influenzare il corso del titolo; i petrolieri russi scelgono come loro rappresentante l’avvocato Salvatore Trifirò, un professionista molto noto che conta fra i suoi clienti Fiat, Ferrovie dello Stato e Sea. Nata quasi per caso, la storia della Nafta diventa però un affare di stato. All’inizio è una semplice questione di calciomercato: Roman Abramovich, che ha comprato il Chelsea a metà del 2003, vuole subito reclutare il meglio sulla piazza continentale e chiede alla Roma Emerson e Totti per 150 milioni di euro. L’allenatore Capello e il direttore generale Franco Baldini gli replicano che i due calciatori non sono in vendita; in compenso, con uno sforzo finanziario in più, il padrone dei Blues può comprarsi tutta la squadra. Ma Abramovich non è interessato; ha già i suoi problemi con l’Uefa, che lo sospetta di controllare in multiproprietà il Chelsea e il Cska Mosca. Il russo rinuncia ma passa la mano ai suoi amici Kolotilin e Kerimov, che iniziano a trattare sulla base di un prezzo complessivo di 400 milioni, una somma che consentirebbe alla famiglia Sensi di risolvere la sua esposizione con Capitalia e alla Roma di mantenere uno standard sportivo elevatissimo. Ma in ballo non c’è solo questo: il gruppo Nafta vede con grande interesse alcune attività del gruppo Sensi, come i depositi petroliferi sulla costa tirrenica e la partecipazione nel porto di Civitavecchia”.
“Non tutti vedono male i russi: Capello è favorevole, il dg Baldini anche; lo stesso Francesco Totti, capitano idolatrato, esprime una posizione chiara quando dice di volere una squadra vincente, altrimenti potrebbe accettare un’offerta altrove. A opporsi è Capitalia, che non vuole perdere la presa sul gruppo Sensi e per questo si rivolge direttamente al proprio socio che risiede a palazzo Chigi: il presidente del Consiglio Berlusconi decide che Geronzi, l’unico banchiere non di sinistra d’Italia, merita attenzione. D’altro canto, il duopolio Juve-Milan non sente il bisogno di una concorrenza forte da parte della Roma, mentre Sensi ha troppo spesso insistito sul conflitto di interessi di Adriano Galliani, vicepresidente vicario del Milan e numero uno della Lega professionisti. L’intervento di Berlusconi è al massimo livello: Vladimir Putin, che sa come farsi ascoltare, garantisce che i suoi connazionali non disturberanno gli equilibri del calcio italiano”.
“Ad aumentare la pressione, nella sede della Roma si presenta anche la Guardia di finanza in cerca di documenti su finte plusvalenze. Il berlusconiano Capello capisce l’antifona e nel giro di poche ore si accorda con la Juventus, dove aveva promesso di non tornare mai più, portando con sé Emerson. L’allenatore e il centrocampista brasiliano saranno accusati di tradimento da Totti. I Sensi mantengono il controllo del club ma non quello del loro gruppo, la Italpetroli, che finisce in pegno a Capitalia: la banca si prende il 49% delle azioni e di fatto ordina la cessione dei gioielli di famiglia, eccezion fatta per la Roma. Come quando si perde a Monopoli, dalle caselle lentamente spariscono le case e gli alberghi della famiglia Sensi (Cicerone, Filippo II, Residence Villa Pamphili), messi in vendita insieme alla quota in Aeroporti di Roma”.
“Nel novembre 2006 Kerimov, l’imprenditore e deputato nazionalista zhirinovskiano che voleva i giallorossi, ha avuto un gravissimo e strano incidente mentre guidava la sua Ferrari sulla Promenade des Anglais a Nizza. Le autorità francesi hanno aperto un’indagine”.
(Gianfrancesco Turano,
abbracciamoci forte e vogliamoci tanto bene
di a. pagliaro 24/1/2007
Abbracciamoci forte, vogliamoci tanto bene e facciamoci quattro risate.

E non pensiamo alle cose brutte della vita. Non facciamo domande. Non pretendiamo risposte. Vogliamoci bene. Tanto bene. E facciamoci quattro risate in compagnia.




Foto più grandi dell’inferno ceceno sono visibili agli indirizzi: La distruzione di Groznyj Fosse comuni in Cecenia , Torture in Cecenia


