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Archivio della categoria totò cuffaro

xvi legislatura

di a. pagliaro 29/4/2008

bacio in senato fra cuffaro e dell'utri

take the cannoli

di a. pagliaro 24/1/2008

cuffaro-cannoli.jpg

Appurato dunque che Gandhi Cuffaro non ha favorito la mafia, mettiamo in fila alcuni fatti.

Cuffaro ha concesso alla clinica Villa Santa Teresa di Michele Aiello convenzioni con la Regione Sicilia con cui si pagavano tariffe sanitarie dieci volte più alte che nel resto d’Italia. Queste tariffe Cuffaro e Aiello le discutevano insieme nel retrobottega di un negozio di biancheria.

Michele Aiello è stato condannato a quattordici anni per associazione mafiosa.

Mentre negli ospedali pubblici si moriva, dunque, Cuffaro regalava ad Aiello e alla sua clinica il denaro dei siciliani. Quanto denaro?
Tanto: nel duemila Aiello era il maggior contribuente della Sicilia: forse non il più ricco ma certamente quello che doveva dichiarare il reddito più alto, visto che le sue entrate provenivano appunto da finanziamenti pubblici.
Tantissimo: i giudici hanno condannato la clinica di Aiello a versare una provvisionale di venti milioni di euro alla Ausl 6.

E a che servivano tutti questi soldi? E’ naturale pensare che questi soldi siano poi finiti nelle tasche di Provenzano, di cui Aiello era prestanome.

Con i soldi della Regione Sicilia, dunque, sono stati pagati i killer e gli estortori. Con i soldi della Regione Sicilia sono stati mantenuti i latitanti ed è stato finanziato il traffico di droga.

Con i soldi della Regione Sicilia si sarebbe acquistato il tritolo se ci fosse stato un giudice da far saltare in aria.

Però no, Cuffaro non ha favorito la mafia. I cannoli li porto io.

la situazione non è drammatica

di a. pagliaro 20/1/2008

caccaLa situazione non è drammatica. E’ molto più grave.

Clemente la star del Bagaglino ricatta: o il Parlamento sottoscrive un documento eversivo, o l’Udeur lascia la maggioranza e cade il governo. Se cade il governo, magari torna quello con la sciarpa a pois che ha già promesso la riforma in profondità della giustizia e della magistratura. Cioè un colpo di Stato.

Un nuovo governo Berlusconi sarebbe il colpo di grazia per magistratura, debito pubblico, potere d’acquisto, ricerca, informazione, tv. Lotta alla mafia nemmeno parlarne. Contrada a capo del Csm. Il Cavaliere presidente della Repubblica se se ne presenta l’occasione. La Transnistria supera l’Italia per libertà di stampa.

Firmate il documento di Mastella.

Cuffaro favoriva il singolo mafioso, ma appena ne vedeva due insieme già non li favoriva più. Giubilo nel centrodestra. Totò bacia i giudici e rimane al suo posto al governo di una regione in cui la mafia ha ucciso magistrati, presidenti, prefetti, ex sindaci, segretari di partito, parlamentari, uomini delle forze dell’ordine, sacerdoti, medici legali, giornalisti, sindacalisti.

E se dovesse dimettersi, arriva Miccichè. Guarda caso, l’unico politico di destra a non festeggiare la sentenza Cuffaro: “non è certamente la buona notizia che la Sicilia attendeva e di cui aveva bisogno”. Miccichè. Lo stesso Gianfrancuccio a cui l’imprenditore Mario Fecarotta, arrestato con il figlio di Totò Riina e poi condannato per associazione mafiosa, telefonava spesso: mi aiuti ad aprire un conto corrente, Gianfrancuccio?

Fecarotta: «Ehi, Gianfranco, Mario sono, scusami se ti disturbo».
Miccichè: «Dimmi».
Fecarotta: «Dovresti farmi una piccola cortesia».
Miccichè: «Sì!».
Fecarotta: «Chiamare a Liborio e dirgli: scusami, ma con Mario che hai fatto? Perché io sto facendo i contratti, hai capito? Questi contratti dell’Autorità portuale e gli devo mettere dentro la banca, sono qualche 20 miliardi di contratti, che dobbiamo andare a lavorare! Dico, è possibile mai che ancora non gli sono arrivati… non gli sono arrivate le cose?».
Miccichè: «Va bene, ora provo a rintracciarlo».
Fecarotta: «Me la fai questa cortesia, Gianfranco?».
Miccichè «Sì, sì!».
Fecarotta: «Ciao Gianfrancuccio»

Teniamoci Cuffaro. Almeno ha il naso libero.

Italia, 2008: per non precipitare, ci aggrappiamo ai testimoni di nozze di un mafioso.

non compleanno

di a. pagliaro 19/1/2008

borsellinoOggi Paolo Borsellino avrebbe compiuto 68 anni.

E’ stato assassinato per essersi rifiutato di firmare lo scellerato patto fra lo Stato e la mafia.

Da stamattina la Sicilia è governata da un pregiudicato. Un uomo condannato a cinque anni di reclusione e interdizione dai pubblici uffici per aver tradito la Stato. Un uomo che ha rivelato a boss mafiosi di indagini in corso. Un uomo che esulta perché secondo i giudici ha favorito singoli boss mafiosi e non l’intera organizzazione Cosa nostra.

Ma non sono i Tribunali che devono sconfiggere la mafia. La magistratura ha bisogno di prove solidissime. Se no, deve assolvere. Sospetti gravi non sono certezze giuridiche e non portano a condanne. I politici che vanno a pranzo con i boss non commettono reato.

Etica. Eppure la parola esiste.

Oggi due a zero per loro, ma nessuno abbandoni il campo.

è tutto così semplice

di a. pagliaro 19/1/2008

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la mafia non c’è più (e i giudici sono pazzi)

di a. pagliaro 15/10/2007

Atto primo: (ANSA) -Roma, 12 ottobre “La Sicilia ha diritto di dichiarare finita l’emergenza mafiosa”. Lo ha detto il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Miccichè. Il numero uno dell’Assemblea è tornato sulla sua discussa frase di quanto sia triste arrivare in Sicilia in un aeroporto dedicato a Falcone e Borsellino. “Non dobbiamo abbassare l’attenzione verso il fenomeno mafia - ha proseguito - ma non sono più i tempi in cui c’era l’esercito. Noi siciliani dobbiamo cominciare a parlare delle cose positive”.

Atto secondo: Troppe polemiche all’interno della Procura di Palermo sul caso Cuffaro e la difesa del Presidente della Regione Sicilia, imputato nel processo per le ‘talpe’ della Dda per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e rivelazione di segreto d’ufficio, si accinge a chiedere la rimessione del processo, con il rischio di azzerare l’intero dibattimento. Secondo i difensori di Cuffaro, Antonino Mormino, Nino Caleca e Claudio Gallina Montana, per i giudici non ci “sarebbero più le condizioni per potere proseguire con serenità il processo”.

cuffauguri a tutte le siciliane ed a tutti i siciliani

di a. pagliaro 12/4/2007

i cuffauguri

“L’avvenimento della resurrezione di Gesù è un evento storico senza precedenti nel, quale ciascuno può riconoscere la fonte di una certezza che il nostro cuore ricerca senza tregua nei mille impegni di ogni giorno ma che, da se stesso, non riesce a mai a realizzare”

Salvatore Cuffaro, Giornale di Sicilia, 8 aprile 2007

da santoro fra coppole e babbìo

di a. pagliaro 17/11/2006

annozeroMentre Palermo muore, Cuffaro indossa la coppola e ridacchia ad Annozero, la trasmissione di Michele Santoro (liveblogging su rosalio).

Palazzi del quartiere Sperone, ex detenuti che dichiarano lo scippo non è cosa mia, io appartamenti faccio, figli di politici assunti da aziende municipalizzate, il difensore civico Tito che chiede di essere attenzionato, il cardiologo di Forza Italia presidente dell’acquedotto perché tutto quello che è tubi, che circola, è cosa mia. L’immagine di Palermo ad Annozero è chiara, drammatica, vera.

La sanità siciliana è terra di conquista, serve solo agli amici degli amici per fare soldi. Curare gli ammalati è un dovere dimenticato, non interessa più. I dirigenti della Regione guadagnano pepite e dobloni. Cuffaro tiene testa alle accuse e senza imbarazzo addebita le colpe dello sfascio al centrosinistra.

Quando Travaglio, raro esemplare di giornalista dalla schiena dritta, gli spiattella davanti in sequenza le frequentazioni a dir poco dubbie, da Angelo Siino a Francesco Campanella, il presidente siciliano si innervosisce, suda, cerca di portare la discussione a babbiàta: coppola e risata. Fa una figura patetica, e con lui chi lo ha eletto.

Incalzato da domande vere, il presidente gigioneggia, si vanta di portare l’audienz al 20%, chiede di non essere inquadrato di profilo perché viene male.

Benny Calasanzio, due morti per mafia in famiglia, con grande dignità e con lucidità rara in un ventunenne, gli dice chiaro e tondo che un personaggio indagato per mafia non può fare il paladino dell’antimafia, né promettere ai parenti delle vittime i soldi delle tanto minacciate querele ai diffamatori - ché i parenti delle vittime hanno una dignità che non consente loro di accettare soldi da un personaggio simile.

Cuffaro è nervoso, arrabbiato, rigido. Non indossa di nuovo la coppola, ma fa il furbo, prende a pretesto la decisione tecnica di un tribunale per fare un’allusione pesante e meschina: i parenti di Calasanzio non erano innocenti. Lo dice con forza e con tono soddisfatto, sventolando un foglietto, e pare felice di rinfacciare ai suoi accusatori presunte mafiosità. Il pubblico è allibito e finisce così, con Cuffaro che ride e la Sicilia che affonda.

Maddalena Carollo, pur invitata, non era presente in studio.

aiutiamoli a trovare un hobby

di a. pagliaro 3/11/2006

Il riposo dell'arsIl parlamento siciliano costa ai contribuenti 400 mila euro al giorno. In quattro mesi si è riunito ventuno volte per varare zero leggi. Zero, nessuna. Cateno De Luca, deputato del Movimento per l’Autonomia, stipendio 20 mila euro al mese, dichiara a Repubblica: approfitto del fatto che non si fa nulla per studiare le ultime materie e laurearmi. Contenti per lui che ha trovato qualcosa da fare, ma gli altri? Non facciamo che poi la noia li porta sulla cattiva strada, magari a prendere brutti vizi. Aiutiamoli a trovare un hobby.

a casa stiamo tutti bene, grazie

di a. pagliaro 25/10/2006

zio felice paperoneFelicissimo Crosta, nominato da Totò Cuffaro direttore dell’Agenzia delle Acque e dei Rifiuti. Stipendio: 1553 euro al giorno per 365 giorni, denaro pubblico. In un anno fanno 567.300 euro.
“Io non intendo parlare di fatti personali, il mio stipendio non lo spiffero in piazza”
Si tratta di soldi nostri, denaro pubblico
“Ci sono regole e norme dell’amministrazione, il resto non conta, il resto sono chiacchiere”

“E allora lei continua a fare domande ma io non glielo dico quanto guadagno. Anzi mi meraviglio che il garante della privacy non intervenga”
A un suo collega della Regione ha confidato di percepire circa 30/40 mila euro meno di quanto risulta dal titolo di spese dell’Agenzia (567 mila euro annui). Se lo ricorda?
“Non me lo ricordo”
Se la cifra non è esatta perché non ci vuole dire quanto prende?
“Cos’è questa, un’intervista?”
Stiamo parlando…
“Io non rilascio nessuna intervista, parlerò solo nelle sedi competenti”
E’ una chiacchierata, sto cercando di capire.
“Ah… ma adesso basta, lei mi sta intervistando?”
Un’ultima domanda. Visto che lei è stato appena nominato dal governatore Cuffaro direttore generale dell’Agenzia delle Acque e dei Rifiuti, ci può aggiornare sulla situazione idrica dell’isola? Arriva finalmente l’acqua in Sicilia?
“Sì. A casa mia arriva”

(intervistato da Attilio Bolzoni su La Repubblica del 25 ottobre 2006)

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