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san valentino, tutti in fila a comprare le rose
di a. pagliaro 13/2/2007
“Qualcosa da bere?” le chiesi.
“Cos’hai?”
“Un po’ di tutto… dimmi tu cosa vuoi”.
“Mi faresti un gin tonic?”
L’acqua tonica. Dovevo immaginarlo. Gin tonic, gin tonic, gin tonic. E’ sempre un gin tonic che vogliono le ragazze. Ed io non avevo l’acqua tonica. Coglione.
“Non hai il gin?”
“Ho dimenticato l’acqua tonica… sono mortificato”.
“Per così poco! Mortificato, addirittura! Fai tu, dai. Alcolico, ma leggero. Okay?”
“Limoncello?”
“Non è leggero… ma è buono?”
“Eccellente, da limoni freschi”.
“Va be’, approvato. Mentre lo prendi posso dare un’occhiata ai tuoi cd?”
“Prego!”
Mi allontanai verso la cucina mentre lei si alzava dalla poltrona per guardare i titoli dei cd sulle mensole del salotto. Tornai con due bicchierini.
“Bello questo, posso metterlo?”
“Come vuoi. Ma cos’è?”
“Phil Collins”.
“Ah! …But seriously, Un peccato di gioventù”.
“In che senso un peccato di gioventù?”
“E’ un disco orribile”.
“Dài! E’ bellissimo. Lo metto”.
Lo mise. La musica idiota di Hang in long enough riempì la stanza.
“No, questa no. Metto la sette che è bellissima,” disse, e passò a Another day in Paradise. Se possibile, anche peggio. Una tortura lunga cinque minuti e ventidue secondi, come testimoniava il display del lettore.
“Bella, vero?” disse, seria.
“Be’, non mi piace tanto. Posso farti ascoltare qualcosa di veramente splendido?”
“Okay, okay, mi fido. Aspetta che tolgo questo”.
Presi il disco di Emiliana Torrini. Questo, forse, le sarebbe piaciuto. Glielo porsi. Lo inserì. Iniziò a suonare To be free.
“Ti piace?” le chiesi dopo qualche secondo di ascolto. La voce algida riempiva la stanza facendola vibrare.
“Mmmmh, così così. Non mi convince tanto”.
“Ascolta un po’, poi mi dici”.
Passarono uno – forse due – minuti. Sembrava un animale in gabbia. Poi disse:
“Possiamo mettere qualcos’altro? Non mi piace affatto”.
“Okay, scegli tu”.
“Però non so cosa mettere adesso,” sembrava arrendersi.
“Va be’, ci penso io. I Mùm li conosci?”
“No, chi sono?”.
“Te li faccio ascoltare”.
Mi alzai, presi Yesterday was dramatic, today is ok e lo inserii nel lettore. Le prime note di i’m 9 today. Reagì come se un martello l’avesse colpita in testa.
“Che è ‘sta cosa? Levala subito!”
“Ma dài”.
“E’ orribile”.
“Okay, però pensaci tu, okay? Prendi qualcosa che ti piace e che non sia Phil Collins, okay?” Avevo un tono secco.
Alla fine prese Think tank dei Blur. Tutto sommato, un onesto compromesso. Mentre suonava Ambulance lei disse qualcosa, con la testa bassa. Il tono sempre lamentoso lo era diventato ancora di più.
“Non ti sei nemmeno accorto che oggi sono andata dal parrucchiere per te. Sei uno stronzo”.
“Non ti sento… come hai detto?” La musica suonava forte. Avevo percepito appena le sue parole. Avevo afferrato il senso, volevo esserne certo.
“Non intendo certo urlare”.
Mi alzai per abbassare il volume. Il mio amplificatore non ha il telecomando. Non sia mai: introdurre un circuito in più rovinerebbe il suono.
“Che hai detto?”
“Non ti sei accorto di nulla?”
“Sì… dei tuoi capelli… giusto? Sono nuovi, ti stanno bene!”
“Stronzo. Mi hai sentito prima. Vuoi fare il furbo ma sei solo stronzo. E pure cattivo, quando vuoi”.
“Ma dài, è solo che c’è poca luce”.
Era vero. Preferisco ascoltare la musica nella penombra.
“Sei odioso. Mi dovresti guardare, anche senza luce. Avresti anche potuto accarezzarmi la testa e capirlo così persino al buio pesto. Sei uno stronzo”.
Allungai la mano per accarezzarla.
“Sei scemo? Ti ho detto che sono stata dal parrucchiere oggi! Così mi spettini. Sei proprio scemo”.
“Ma dài…”
“Senti, facciamo così: adesso mi accompagni a casa che è meglio per tutti”.
La accompagnai e tornai di corsa a casa. L’amplificatore era ancora acceso.
Ascoltai in pace il disco dei Mùm.


