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quest’uomo non ha in mano la borsa del giudice borsellino, lo dice la giustizia
di a. pagliaro 2/4/2008
L’uomo nella foto, vestito di celeste, è il capitano Arcangioli. Sono passati pochi minuti dallo scoppio della bomba che ha ucciso Paolo Borsellino e cinque agenti di scorta. Il capitano Arcangioli si allontana dall’auto del giudice con una borsa di cuoio in mano. Nella borsa di cuoio, l’ormai famosa Agenda Rossa nella quale il magistrato appuntava tutti i suoi incontri, soprattutto gli interrogatori che in quei giorni conduceva con i collaboratori di giustizia Vincenzo Calcara, Gaspare Mutolo e Leonardo Messina.
Collaboratori importantissimi: stavano parlando delle collusioni tra mafia e politica, tra mafia e servizi segreti, tra mafia e pezzi delle istituzioni, tra mafia e mondo dell’imprenditoria e degli appalti.
L’uomo della foto non ha in mano la borsa del giudice Borsellino, lo dice la giustizia. Se la vedete, deve trattarsi di una illusione ottica.
Giovanni Arcangioli, accusato di aver rubato il 19 luglio del 1992 l’agenda rossa del procuratore aggiunto Paolo Borsellino, è stato assolto ieri per non aver commesso il fatto. Addirittura in fase di udienza preliminare, senza passare alla fase dibattimentale del processo. Lui, interrogato, soffre di amnesia. Non riesce a ricordare perché si allontanò di circa settanta metri dall’auto del giudice per poi tornare indietro. E’ confuso, non ricorda. Proprio come l’ex ministro Mancino, ora a capo del CSM, quando gli chiedono del suo incontro con Borsellino poco prima della strage.
Forse il capitano Arcangioli neppure esiste. Forse neppure il giudice Borsellino è mai esistito. E Ustica è un’isola. Sui giornali di oggi, la notizia è un trafiletto. Votate Veltrusconi, va tutto bene.
19 luglio 1992: il sito di salvatore borsellino
di a. pagliaro 21/2/2008
Ho spesso ospitato, su queste pagine, gli scritti di Salvatore Borsellino. Oggi apre il sito 19 luglio 1992, sia pur ancora largamente incompleto. Può diventare un punto di riferimento importante per tutte le persone e le organizzazioni operanti sulla rete che anelano a un paese diverso, tendono alla ricerca della verità e della giustizia e hanno la capacità di contribuire a questa ricerca e a questa strategia (S. Borsellino).
Ancora S. Borsellino: L’idea base è quella di realizzare una sinergia al lavoro di tanti che sulla rete fanno un lavoro splendido ma che spesso rimane confinato solo all’interno di questo mondo a causa dell’analfabetismo informatico della massa della gente e della mancanza di osmosi con il mondo dell’informazione tradizionale.
Questa è la barriera che dobbiamo riuscire a superare per portare il mondo della rete, che costituisce in Italia, ma anche nel mondo, l’ultimo baluardo della democrazia, a sfociare nel mondo esterno.
La forza per realizzare questo compito ci verrà dalla nostra sete di verità e dalla rabbia di vederla quotidianamente calpestata e mistificata, dai politici, dagli organi di informazione. da quella che è ormai diventata la “casta” dei giornalisti che ha portato alla completa o quasi estinzione di una stampa libera nel nostro disgraziato paese.
I contenuti del sito saranno quindi focalizzati sulle questioni inerenti la lotta alla criminalità mafiosa, alle inadempienze, se non alle responsabilità dirette dello Stato a questo riguardo, alla collusione di tanti appartenenti a quelle che è oggi la consorteria dei politici in Italia.
Parlatene. Fatelo conoscere. Se avete un blog, linkatelo.
non compleanno
di a. pagliaro 19/1/2008
Oggi Paolo Borsellino avrebbe compiuto 68 anni.
E’ stato assassinato per essersi rifiutato di firmare lo scellerato patto fra lo Stato e la mafia.
Da stamattina la Sicilia è governata da un pregiudicato. Un uomo condannato a cinque anni di reclusione e interdizione dai pubblici uffici per aver tradito la Stato. Un uomo che ha rivelato a boss mafiosi di indagini in corso. Un uomo che esulta perché secondo i giudici ha favorito singoli boss mafiosi e non l’intera organizzazione Cosa nostra.
Ma non sono i Tribunali che devono sconfiggere la mafia. La magistratura ha bisogno di prove solidissime. Se no, deve assolvere. Sospetti gravi non sono certezze giuridiche e non portano a condanne. I politici che vanno a pranzo con i boss non commettono reato.
Etica. Eppure la parola esiste.
Oggi due a zero per loro, ma nessuno abbandoni il campo.
e a capodanno, la turbo-grazia a totò riina
di a. pagliaro 26/12/2007
Offendere la memoria di chi ha combattuto Cosa nostra ed è stato assassinato è più bello a Natale. Sì, graziamo Contrada, fedele servitore dello Stato. A Capodanno vediamo poi di fare il possibile per Totò Riina e Binnu Provenzano. In fondo Cosa nostra è la prima azienda italiana: non dobbiamo essere troppo severi, ne va del nostro PIL.
Mi scrive Salvatore Borsellino: “Bruno Contrada è un personaggio sul quale pesano gravissimi sospetti, oggetto di indagini purtroppo ancora in corso in merito alle telefonate intercorse, ottanta secondi dopo la strage, tra il castello Utveggio, dal quale è probabilmente stato azionato il telecomando per l’esplosione dell’autobomba, da una utenza clonata intestata a Paolo Borsellino, e l’utenza dello stesso Contrada”.
Prosegue: “Come risulta da carte processali si segnala l’esigenza di approfondire ipotesi ed elementi sin qui trascurati, nella prospettiva di individuare complici e mandanti esterni all’associazione mafiosa. Si individua un cospicuo raggio di attività investigative aventi oggetto organismi e persone che potevano contare sulla disponibilità dei locali di Castello Utveggio, sede del Sisde, controllato a Palermo dal dottor Contrada. Quella sede del Sisde smantellata pochi giorni dopo la strage perché evidentemente aveva esaurito il suo compito. Basterebbero questi sospetti e l’esistenza di queste indagini per rendere inopportuna anche solo l’ipotesi della concessione della grazia”.
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l’antimafia, ma anche la mafia
di a. pagliaro 23/12/2007
Nel 2001 Mirello Crisafulli fu ripreso dalle telecamere dei carabinieri all’hotel Garden di Pergusa mentre incontrava l’avvocato Raffaele Bevilacqua. Parlarono di affari e politica. Parlarono di un campus universitario da realizzare a Enna bassa, un business da 120 miliardi. “Se sono amici miei, sono anche amici tuoi” - diceva l’avvocato al politico.
Raffaele Bevilacqua era l’uomo di Provenzano nella provincia di Enna. Sembra che abbia persino partecipato a una riunione della cupola nel 1991, quando si decise di uccidere Falcone e Borsellino. Nel 2006 è stato condannato per associazione mafiosa.
Il procedimento contro Crisafulli per concorso esterno in associazione mafiosa è invece archiviato perché il colloquio non portò alcun diretto beneficio a Cosa nostra. I giudici tuttavia scrivono: “è dimostrata da parte del Crisafulli la disponibilità a mantenere rapporti con il Bevilacqua“.
I rapporti fra i due costituiscono “un complesso di contatti e disponibilità al dialogo di inquietante valenza: il solo fatto che un autorevole rappresentante politico incontri un personaggio del quale non poteva non ignorare (…) la nota caratura nel contesto della illiceità mafiosa, è fatto troppo grave perché sia il caso di insistere“.
Secondo il pentito Angelo Leonardo, poi, “la candidatura del Crisafulli alle elezioni regionali del 2001 avrebbe dovuta essere sostenuta dalla famiglia mafiosa in previsione di poter ottenere, tramite Crisafulli, contatti nel mondo imprenditoriale“.
Mirello Crisafulli è stato accolto nell’ospitale Partito Democratico (quello della lotta alla mafia priorità assoluta).
Inorridito alla notizia, Benny Calasanzio ha telefonato alla segreteria siciliana.
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contare fino a tre
di a. pagliaro 22/10/2007
In Italia i poteri che contano contano sempre con la p davanti: P1, P2, P3.
Il pentito Gioacchino Pennino, medico, politico DC, massone e uomo d’onore di Brancaccio - a casa sua, secondo Buscetta, si riunivano politici e mafiosi - sostiene che si è arrivati a contare fino a tre e attribuisce precise responsabilità per le stragi del 1993 a quella che lui definì P3 o, meglio, “Terzo Oriente”.
Nei salotti col pavimento a scacchi pare si dessero appuntamento politici, magistrati, imprenditori, militari e uomini d’onore. Come racconta Camillo Arcuri (”Sragione di stato“, Bur) per la P2, come forse racconterà qualcuno fra venti o trent’anni per la P3.
O forse no: stavolta il piano di Rinascita democratica è vicino alla sua realizzazione. La stampa asservita, i PM disinnescati. Solo, non è ancora ben chiaro come limitare internet. Un po’ preoccupa: ai tempi della stesura del Piano, il web non c’era.
Ricevo e pubblico una riflessione di Salvatore Borsellino.
“La notizia dell’avocazione da parte della Procura Generale dell’inchiesta Why Not al Procuratore De Magistris è di quelle che lascia senza fiato.
Solo un’altra volta nella mia vita mi ero trovato in questo stato d’animo.
Era il 19 Luglio del 1992 e avevo appena sentito al telegiornale la notizia dell’attentato il cui scopo non era altri che quello di impedire ad un Giudice che, nelle sue indagini, era arrivato troppo vicino all’origine del cancro che corrode la vita dello Stato Italiano, di procedere sulla sua strada.
poi regolarmente attribuiti ad altri
di a. pagliaro 18/10/2007
[Ricevo e pubblico un comunicato stampa di Salvatore Borsellino]
A seguito della notizia pubblicata oggi dai giornali relativa ai proiettili recapitati ai magistrati Luigi De Magistris e Clementina Forleo, a parte l’ovvia solidarietà nei confronti dei due magistrati, mi sento in dovere soprattutto di ricordare al ministro Mastella quanto ho già detto nel corso della trasmissione Anno Zero.
Mi trovo nella necessità di ricordarglielo dato che il signor ministro si trovava al ristorante durante la trasmissione e in seguito, dai messaggi più o meno trasversali che mi ha inviato, debbo dedurre che nessuno gli abbia correttamente riferito le mie parole.
Non mi avrebbe infatti altrimenti parlato di concessioni di pensioni o di vitalizi ma avrebbe ribattuto alle mie accuse di avere, con le sue iniziative, provocato l’isolamento del magistrato in un momento particolarmente critico per le indagini in corso e di averlo quindi additato, come la storia passata gli dovrebbe insegnare, alla vendetta della camorra.
E’ pur vero che l’improbabile disegno con la stella a cinque punte allegato ai proiettili fa pensare, più che alle Brigate Rosse, a qualcosa di molto più temibile, comunemente noto col nome di “Servizi”, ma anche in questo caso la storia ci dovrebbe insegnare che questi ultimi approfittano sempre di questi particolari momenti per commettere stragi e omicidi che poi vengono regolarmente attribuiti ad altri
Salvatore Borsellino
sta’ zitto che io ti ho dato la pensione
di a. pagliaro 7/10/2007
Il quotidiano La Repubblica di ieri riportava soltanto due frasi della lettera di Salvatore Borsellino (malgrado una promessa di pubblicazione integrale fatta al suo autore da un giornalista). Dava invece grande spazio a un misero attacco del ministro Mastella a Salvatore Borsellino. Secondo il ministro, testimone di nozze del mafioso Campanella, il fratello del giudice Paolo sarebbe irriconoscente con il ministro che si è prodigato per fare ottenere la pensione alla famiglia Borsellino.
Un attacco di questa natura non va nemmeno commentato.
Salvatore Borsellino ha replicato con un comunicato stampa inviato ad alcuni blog (fra i quali questo), all’ANSA e a parecchie testate giornalistiche.
La stampa ha mantenuto il solito compatto silenzio. Nessuna testata ha pubblicato alcunché, neanche Repubblica che avrebbe avuto il dovere di fare esercitare a Salvatore Borsellino il diritto di contraddittorio.
Di seguito il comunicato di Salvatore Borsellino. Con preghiera di diffusione.
Milano, 6 Ottobre 2007
Ho letto oggi, riportata dalle agenzie di stampa, la seguente dichiarazione dell’on. Mastella a me indirizzata.
MASTELLA A FRATELLO BORSELLINO:
HO VOLUTO IO PENSIONE PER FAMIGLIA
(Adnkronos) - “Dopo anni di inadempienze ho fatto concedere io la pensione alla famiglia Borsellino. Gli ricordo che, come vede, non disprezzo le persone per bene che hanno portato avanti un’idea di giustizia nell’ingiustizia”. Lo ha dichiarato il ministro della Giustizia Clemente Mastella nel corso della conferenza stampa presso la sede dell’Udeur rivolgendosi al fratello del giudice Paolo Borsellino, ucciso dalla mafia. Il fratello di Borsellino era presente ieri sera alla trasmissione di Michele Santoro ‘Anno Zero’.
Voglio far notare in primo luogo al Ministro Mastella che non mi risulta di avergli mai contestato di disprezzare “le persone per bene che hanno portato avanti un’azione di giustizia nell’ingiustizia” e se pensa che esista una ragione per la quale avrei dovuto farlo.
In secondo luogo gli ricordo che, non essendo il sottoscritto né coniuge né figlio di Paolo Borsellino, bensì fratello, non può spettarmi alcuna pensione vitalizia e che questa viene in ogni caso assegnata dallo stato e non “concessa” dal ministro.
In terzo luogo gli faccio sapere che il sottoscritto si è rifiutato di presentare la domanda di erogazione, da parte anche in questo caso dello Stato e non del ministro, della “provvisionale”, prevista dalla legge, che può essere richiesta dai familiari delle vittime di mafia che si costituiscano parte civile nel relativo processo.
Il sottoscritto ritiene infatti che compito precipuo delle Stato dovrebbe essere, prima che l’erogazione di anticipo su un impossibile “risarcimento”, il rendere giustizia alle vittime della mafia.
Salvatore Borsellino
grazie mastella, firmato borsellino
di a. pagliaro 5/10/2007
[Ricevo e pubblico una lettera aperta di Salvatore Borsellino al ministro Clemente Mastella]
Voglio ringraziare il ministro Mastella per la sua iniziativa di richiesta di allontanamento per incompatibilità ambientale del giudice De Magistris dalla procura di Catanzaro.
Voglio ringraziarlo pubblicamente perché mi ero ormai convinto che a seguito delle campagne di delegittimazione e di aggressioni di ogni tipo nei confronti della magistratura la gente si fosse ormai assuefatta all’arroganza ed all’impunità dei politici e avesse accettato come normale e ineluttabile questo stato di cose.
Ora invece la reazione provocata da questa iniziativa nell’opinione pubblica, nella gente comune, reazione che sta provocando in tutta Italia raccolte di firme e mobilitazioni spontanee, soprattutto di giovani, a sostegno del magistrato, perché possa continuare il suo lavoro senza intimidazioni e interferenze esterne, mi ha fatto rinascere la speranza che le cose possano ancora cambiare.
Ho sottoscritto insieme a Sonia Alfano una lettera al capo dello stato dove chiediamo che tuteli, come è suo compito, l’indipendenza della magistratura raccomandando al CSM, di cui è il presidente, di rigettare la richiesta del ministro. E chiedergli invece di occuparsi di altri, e ben più gravi problemi della Giustizia, come il caso della Procura di Caltanissetta, dove sono concentrate le indagini sui fatti più gravi della nostra storia recente, quali l’indagine sui mandanti esterni nella strage di via D’amelio e l’indagine sulla sparizione dell’agenda rossa di Paolo, che viene, dal 12 Luglio 2006, lasciata senza una guida e affidata a un reggente.
non è tutto come prima, è tutto molto peggio di prima
di a. pagliaro 2/8/2007
“Mi è venuta una sensazione di nausea a vedere alle commemorazioni di Paolo politici e altra gente che, magari, dalla morte di Paolo hanno ricevuto dei benefici” (Salvatore Borsellino intervistato da Amalia Di Carlo)
le stragi annunciate
di a. pagliaro 29/7/2007

6 marzo 1992: il giudice Leonardo Grassi riceve una lettera da Elio Ciolini. Ciolini, che si dice appartenente a un servizio per la lotta al comunismo che fa capo alla Nato, è considerato un depistatore: è in carcere per scontare una condanna a nove anni per calunnia.
La lettera è questa:
Nuova strategia tensione in Italia - periodo marzo-luglio 1992.
Nel periodo marzo-luglio di quest’anno avverranno fatti intesi a destabilizzare l’ordine pubblico come esplosioni dinamitarde intese a colpire quelle persone “comuni” in luoghi pubblici, sequestro ed eventuale “omicidio” di esponente politico Psi, Pci, Dc, sequestro ed eventuale “omicidio” del futuro Presidente della Repubblica.
Tutto questo è stato deciso a Zagabria, Yu (settembre ‘91) nel quadro di un “riordinamento politico” della destra europea e in Italia è inteso ad un nuovo ordine “generale” con i relativi vantaggi economico finanziari (già in corso) dei responsabili di questo nuovo ordine deviato massonico politico culturale, attualmente basato sulla commercializzazione degli stupefacenti.
La “storia” si ripete dopo quasi quindici anni ci sarà un ritorno alle strategie omicide per conseguire i loro intenti falliti.
Ritornano come l’araba fenice.
Il 12 marzo ci sarà l’omicidio Lima, il 23 maggio la strage di Capaci, il 19 luglio quella di via D’Amelio. Gli obiettivi della strategia, gli esponenti politici di Dc, Psi e il futuro Presidente della Repubblica, trovano conferma nelle parole dei pentiti (in particolare Giovanni Brusca).
Chi prese parte alla riunione di Zagabria?
(Lettera dal libro “La trattativa” di Maurizio Torrealta)
non ci può essere una democrazia fondata sul sangue e su ricatti incrociati
di a. pagliaro 24/7/2007
[Do ancora spazio a Salvatore Borsellino, che ha inserito un nuovo commento nel post dedicato alla sua lettera aperta ignorata dai media tradizionali]
In tanti, dopo aver visto il documentario di Stille su Rai 3 mi hanno detto di non aver saputo trattenere le lacrime.
Ma è ora di smettere di piangere per Paolo, è ora di finirla con le commemorazioni, fatte spesso da chi ha contribuito a farlo morire, è l’ora invece di dimenticare le lacrime, è l’ora di lottare per Paolo, lottare fino alla fine delle nostre forze, fino a che Paolo e i suoi ragazzi non saranno vendicati e gridare, gridare, gridare finché avremo voce per pretendere la verità, costringere a ricordare chi non ricorda.
Dove sono le migliaia di persone che cacciarono e presero a schiaffi i politici che, scacciati dai funerali di Paolo, avevano osato andare nella Cattedrale di Palermo, davanti alle bare dei ragazzi morti insieme a lui, a fingere cordoglio e disputarsi i posti più in vista nei banchi della chiesa?
Quella classe politica si è rimescolata ma è ancora tutta di nuovo al suo posto e ha in mano ancora più salde le leve del potere. E l’alternativa che abbiamo oggi è solo quella di cadere in mano a quelli che forse con gli assassini di Paolo hanno stretto un patto per prendere a loro volta il potere.
Dove sono le migliaia di giovani, di gente di tutte le età, che ai funerali di Paolo continuavano a gridare il suo nome, Paolo, Paolo, Paolo e costrinsero i politici che avevano permesso quella strage a stare lontani dalla sua bara anche quando lo andammo a seppellire?
Ricordi il Presidente del Consiglio e ricordino tutti i politici che guidare l’Italia non è gestire un tesoretto, disquisire su scalini e scaloni, o azzuffarsi sugli interventi nelle missioni all’estero, e dimenticare che i veri problemi sono nel nostro stesso paese, in un Sud abbandonato alla mafia, alla camorra, alla ‘ndrangheta, senza rendersi conto che questo cancro è ormai risalito, attraverso i capitali di cui può disporre, fino ad inquinare tutto il paese e la nostra stessa economia.
Ricordate, soprattutto voi giovani, che non ci può essere una repubblica, non ci può essere una democrazia fondata sul sangue, fondata sui ricatti incrociati legati alla sparizione di un’agenda rossa e delle memorie di un computer e a quello che può esserci scritto o registrato.
Ricordate che non basta cambiare nome ad un partito e poi, nel discorso programmatico del suo capo in pectore non sentire neanche pronunciare la parola mafia, come se questa veramente non esistesse più, come se non fosse più un problema, quando è più potente e forte di prima ed ha inquinato ormai tutti gli strati del potere.
Ricordate che non basta cambiare il numero d’ordine di una repubblica, seconda, terza o quarta, perché le cose cambino veramente se prima non si spazza via tutta una classe politica che ci ha ridotto in questo stato.
Ricordate, soprattutto voi giovani, che il futuro è vostro e che ve lo stanno rubando
Salvatore Borsellino
come un virus
di a. pagliaro 22/7/2007
Mentre la stampa italiana è impegnata a dare notizie come “Britney Spears: qualche chilo di troppo” (Corriere della Sera di ieri), la lettera di Salvatore Borsellino si diffonde sul web come un virus. La pubblicano blog, grandi e piccoli, e forum. Forse, malgrado tutta questa libertà azzurra, in Italia sopravvive un barlume di coscienza civile.
In un commento al post sulla lettera, Salvatore Borsellino ha riportato la risposta di Nicola Mancino e la sua controreplica. Eccole:
MANCINO: NON CI FU ALCUN INCONTRO TRA ME E PAOLO BORSELLINO
Ho combattuto Cosa nostra, perchè avrei dovuto tacere?
Roma, 16 lug. (Apcom) - Non ci fu alcun incontro tra l’allora ministro dell’Interno Nicola Mancino e il giudice Paolo Borsellino. Lo ribadisce lo stesso Mancino, oggi vicepresidente del Csm, replicando alle parole del fratello del magistrato ucciso il 19 luglio di 15 anni fa. In una lettera aperta, Salvatore Borsellino chiede a Mancino di raccontare “di che cosa si parlò nell’incontro con Paolo nei giorni immediatamente precedenti alla sua morte”. Perchè in quel colloquio, sostiene, “si trova sicuramente la chiave dalla sua morte e della strage di Via D’Amelio”. Ma Mancino smentisce.
“A quindici anni dalla strage mafiosa di via D’Amelio in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta, non posso che ripetere - premette il vicepresidente del Csm - il mio sdegno e il mio cordoglio per l’atto criminale che ha colpito insieme a un magistrato, che si era distinto in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata, anche i servitori dello Stato addetti alla sua sicurezza”.
“Quanto alle domande che oggi per la prima volta mi rivolge il fratello del compianto dottor Borsellino, non posso che confermare - spiega Mancino in una nota - ciò che già in due occasioni ho testimoniato davanti alla magistratura, e cioè che il giorno del mio insediamento al Viminale come ministro dell’Interno - 1° lugli0o 1992 - ho salutato e sono stato complimentato da numerosissime autorità e persone, molte da me conosciute, molte incontrate per la prima volta in quella occasione. Non posso escludere che tra questi vi fosse anche il dott. Paolo Borsellino, che comunque non aveva chiesto a me un incontro formale, né lo aveva ottenuto. E’ vero invece che il dott. Borsellino si incontrò con il Prefetto Parisi, allora capo della Polizia. Del contenuto di questo colloquio, io non sono stato portato a conoscenza”.
“Ho commemorato a Palermo e in altre località - ricorda - il compianto dottor Borsellino e, nei diversi ruoli istituzionali che ho ricoperto, ho sempre intrattenuto buoni rapporti con la vedova e i familiari che ho avuto l’onore di incontrare. Pur comprendendo l’amarezza del signor Salvatore Borsellino, devo ulteriormente precisare - prosegue Mancino - che né allora né oggi avevo ed ho alcuna ragione per non confermare un incontro che non c’è stato. Perché mai proprio io, che ho combattuto la mafia e ho proposto leggi per ridimensionarne la presenza, avrei dovuto tacere?”.
LA REPLICA DI SALVATORE BORSELLINO
Milano, 17 Luglio 2007 - In merito alla persistenza delle lacune di memoria del sen. Mancino sull’incontro con Paolo Borsellino del primo Luglio 1992, evidenti dalla sua risposta alle mie dichiarazioni e preoccupanti per chi è stato chiamato alla vicepresidenza del CSM, ritengo mio dovere fargli notare quanto segue.
Se è vero che le dichiarazioni di un pentito come Gaspare Mutolo non possano assumere da solo valore probatorio se non suffragate da solidi riscontri è anche vero che di riscontro ne esiste almeno uno, e incontrovertibile, dato che è siglato dallo stesso Paolo Borsellino.
Nella sua seconda agenda, quella grigia in possesso dei suoi familiari, che, essendo stata lasciata a casa da Paolo il 19 Luglio non ha potuto essere sottratta come quella rossa, Paolo ha annotato :
1 Luglio ore 19:30 : Mancino
In quanto alla credibilità dello stesso Mutolo, il quale riferisce la frase di Paolo durante l’interrogatorio: “devo smettere perchè mi ha chiamato il ministro, manco mezzora e torno ….”, devo ricordare al sen. Mancino che è proprio grazie alle dichiarazioni di Gaspare Mutolo che il dott. Contrada, funzionario del SISDE, ha potuto essere condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione.
Inoltre lo stesso Vittorio Aliquò ha dichiarato di aver accompaganto Paolo fino alla soglia dell’ ufficio di Mancino, ed è impossibile credere che lo stesso non possa ricordare di avere incontrato non un qualsiasi magistrato tra i tanti che quel giorno “venivano a complimentarsi per la mia nomina” ma un giudice ad estremo rischio di vita che in quei giorni era al centro dell’attenzione di tutti gli Italiani.
Salvatore Borsellino
la lettera di salvatore borsellino
di a. pagliaro 18/7/2007
[Pubblico integralmente la lettera aperta di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo. Nessun giornale italiano le ha dato, finora, lo spazio che avrebbe meritato. Forse sarà pubblicata all’estero. Grazie a due giornalisti di Reuters per avermela procurata]
19 Luglio 1992 : Una strage di stato
Per anni, dopo l’estate del 1992 sono stato in tante scuole d’Italia a parlare del sogno di Paolo e Giovanni, a parlare di speranza, di volontà di lottare, di quell’alba che vedevo vicina grazie alla rinascita della coscienza civile dopo il loro sacrificio, dopo la lunga notte di stragi senza colpevoli e della interminabile serie di assassini di magistrati, poliziotti e giornalisti indegna di un paese cosiddetto civile.
Poi quell’alba si è rivelata solo un miraggio, la coscienza civile che purtroppo in Italia deve sempre essere svegliata da tragedie come quella di Capaci o di Via D’Amelio, si è di nuovo assopita sotto il peso dell’ indifferenza e quella che sembrava essere la volontà di riscatto dello Stato nella lotta alla mafia si è di nuovo spenta, sepolta dalla volontà di normalizzazione e compromesso e contro i giudici, almeno contro quelli onesti e ancora vivi, è iniziata un altro tipo di lotta, non più con il tritolo ma con armi più subdole, come la delegittimazione della stessa funzione del magistrato, e di quelli morti si è cercato da ogni parte di appropriarsene mistificandone il messaggio.
Per anni allora ho sentito crescere in me, giorno per giorno, sentimenti di disillusione, di rabbia e a poco a poco la speranza veniva sostituita dalla sfiducia nello Stato, nelle Istituzioni che non avevano saputo raccogliere il frutto del sacrificio di quegli uomini, e allora ho smesso di parlare ai giovani convinto che non era mio diritto comunicare loro questi sentimenti, soprattutto che non era mio diritto di farlo come fratello di Paolo che, sino all’ultimo momento della sua vita, aveva sempre tenuto accesa dentro di sé, e in quelli che gli stavano vicino, la speranza, anzi la certezza, di un domani diverso per la sua Sicilia e per il suo Paese.
Per anni allora non sono neanche più tornato in Sicilia, rifiutandomi di vedere, almeno con gli occhi, l’abisso in cui questa terra era ancora sprofondata, di vedere, almeno con gli occhi, come tutto quello contro cui Paolo aveva lottato, la corruzione, il clientelismo, la contiguità fossero di nuovo imperanti, come nella politica, nel governo della cosa pubblica, fossero riemersi tutti i vecchi personaggi più ambigui, spesso dallo stesso Paolo inquisiti quando ancora in vita, e nuovi personaggi ancora peggiori dato che ormai oggi essere inquisiti sembra conferire un’aureola di persecuzione e quasi costituire un titolo di merito.
Da questa mia apatia, da questo rinchiudermi in una torre d’avorio limitandomi a giudicare ma senza più volere agire, sono stato di recente scosso da un incontro illuminante con Gioacchino Basile, un uomo che ha pagato sempre di persona le sue scelte, che, all’interno dei Cantieri Navali di Palermo e della Fincantrieri, ha sempre condotto, praticamente da solo e avendo contro lo stesso sindacato, quella lotta contro la mafia che sarebbe stata compito degli organismi dello Stato, Stato che invece, secondo le sue circostanziate denunce, intesseva accordi con la mafia trasformando le Partecipazioni Statali in un organismo di partecipazione al finanziamento e al potere della mafia in Sicilia.



