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sarà la nobiltà
di a. pagliaro 1/4/2008
Palermo, campagna elettorale.
Cinema di piazza Politeama: Gianfranco Fini, circondato da sedie vuote, si infuria e minaccia di licenziare tutta Alleanza Nazionale siciliana. Poi gli spiegano che AN non esiste più: ora si chiama Il Popolo della Libertà e il capo è un altro. Allora si rassegna.
I colonnelli del Popolo della Libertà arrivano ai comizi con le scorte sgommando sulle loro auto blu. Per fortuna ai comizi non c’è nessuno, ma la benzina e la scorta le pagano anche gli assenti. Si consolino, i colonnelli: non c’è nessuno nemmeno da Bertinotti.
Beppe Grillo arriva in Sicilia e raccoglie 50.000 persone nelle piazze malgrado: il Comune di Palermo che concede una piazza e - a un giorno dall’evento - la cambia, i giornali siciliani che non scrivono nulla, la Repubblica che sbaglia piazza e orario (ops, un errore), consiglieri comunali che girano fra la gente dicendo che Grillo non è potuto arrivare. Patetici.
Azzurro Casini, invidioso del successo del comico, intrattiene il pubblico di Annozero: “L’UDC non vuole i voti della mafia!”. E’ il 1° aprile.
Intanto, mentre l’ambasciatrice OSCE arriva a Palermo e incontra Sonia Alfano, i magistrati pensano a una regia unica dietro i brogli delle amministrative del 2007. La mano che ha votato le schede è la stessa nelle due sezioni. Nei giorni precedenti, e durante le elezioni, i presidenti arrestati parlavano fra loro e con il candidato poi favorito, lui con il suo bel cellulare di servizio: era consigliere comunale.
Regia unica, dunque. Grazie, noi lo sapevamo già, ma fa piacere sentirlo dire. Pare fra l’altro che le schede votate siano 171.000 più degli elettori andati alle urne. Cammarata non fa una piega ma a giorni, si spera, il TAR annullerà le elezioni. A proposito, uno dei presidenti di seggio arrestati è Giovanni Maria Profeta, sedicente nobiluomo Profeta Trigona della Floresta, già candidato sindaco anni fa con una lista monarchica, e fratello di questo signore. Sarà la nobiltà, ma in famiglia in carcere ci finiscono spesso.
Per quello che vale, firmate la petizione per chiedere le dimissioni di sindaco e giunta.
beppe grillo a palermo per sonia alfano
di a. pagliaro 30/3/2008
Su YouTube, lo spettacolo-comizio che Beppe Grillo ha fatto ieri sera 29 marzo a Palermo, in una piazza stracolma, per sostenere la candidatura di Sonia Alfano a presidente della Regione.
- Parte 1 (Beppe Grillo)
- Parte 2 (Beppe Grillo)
- Parte 3 (Beppe Grillo)
- Parte 4 (Beppe Grillo, Sonia Alfano)
- Parte 5 (Sonia Alfano)
- Parte 6 (Meetup, Sonia Alfano, Giorgio Bisagna)
- Parte 7 (Paola Sobbrio, Beppe Grillo)
ebbene sì: palermo è in nigeria
di a. pagliaro 28/3/2008
E dunque Palermo è davvero in Nigeria, come avevo scritto poco dopo le elezioni comunali del 2007:
“Centinaia, probabilmente migliaia, di schede votate fuori dai seggi con un pennarello, voti fotografati coi telefonini, quartieri popolari acquistati a qualche euro a voto. Scrutatori ragazzini minacciati da energumeni, presidenti di seggio che allontanano tutti e contano da soli, voti nulli diventati validi, voti validi diventati nulli, campagna elettorale martellante e intimidatoria fin dentro i seggi, volantini nelle cabine elettorali, fotocopie di schede nelle urne. Sondaggi pubblicati a urne aperte, candidati in tv per l’intero pomeriggio di domenica. Questa è Palermo al voto per il sindaco, anno 2007, quindici anni dopo la morte di Falcone. Palermo prigioniera. Palermo dove tutto va male e la gente vota per una manciata di euro o la promessa di un posto. Dove centodieci autisti di autobus vengono assunti subito prima delle elezioni e che importa se non hanno la patente, importante che abbiano il telefonino con la videocamera”.
Stamattina sono stati arrestati due presidenti di seggio: avrebbero falsificato 580 schede per favorire la lista “Azzurri per Cammarata”. Sono certo: non è un caso isolato. E’ solo l’unico scoperto finora. Diego Cammarata, se ha un po’ di dignità, deve immediatamente dimettersi. Non lo farà, sono sicuro. Leoluca Orlando ha già chiesto che le elezioni siano annullate. Anche questo non avverrà. Tuttavia, il mio appello all’OSCE diventa ancora più importante e prego chiunque abbia a cuore la democrazia di questo Paese di farlo proprio, rilanciarlo, pubblicarlo, scrivere anche lui all’OSCE. Da qui. Non aspettate domani, fatelo ora. Gli osservatori internazionali sono l’ultima speranza.
appello all’osce
di a. pagliaro 22/3/2008
In Sicilia non esistono le condizioni minime che consentano elezioni libere.
Affermo ciò alla luce di quanto successo alle elezioni comunali di Palermo del 2007 (documentato da filmati e argomento di una interpellanza parlamentare) e alle elezioni politiche del 2006.
Gran parte del territorio siciliano è controllato dalla criminalità organizzata e numerosi sono i casi di politici e amministratori collusi. Comitati d’affari fatti di imprenditori, politici e mafiosi tengono strettamente in pugno il potere.
Una non democrazia non può consentire che elezioni libere possano cacciarla via. Pertanto, utilizza ogni mezzo possibile per controllare il voto.
Alle scorse elezioni comunali, secondo l’interpellanza parlamentare, si sono registrate numerose gravissime irregolarità, prima, durante e dopo il voto.
Alcune di esse:
- al momento dell’insediamento dei seggi la domenica mattina, i plichi di schede risultavano aperti in molte sezioni e nella quasi totalità di tali casi da una a 100 schede risultavano mancanti. Ciò è gravissimo perché le schede mancanti possono essere utilizzate per far votare fuori dai seggi secondo le proprie indicazioni e sotto lo stretto controllo di uomini di Cosa nostra;
- in alcune sezioni sono stati rinvenuti nell’urna e regolarmente spogliati pacchetti anche di 160 schede che risulterebbero tutte votate dalla stessa mano e con la stessa grafia, in favore del medesimo candidato, e per di più con matite non corrispondenti a quelle copiative in dotazione ai seggi;
- in alcune ore (soprattutto la mattina presto) si è registrata una formale elevatissima affluenza di elettori che non appare sia stata corrispondente a un effettivo sovraffollamento dei seggi;
- diversi elettori sarebbero stati sorpresi all’interno delle cabine di voto intenti a fotografare la propria scheda con telefonini;
Maggiori dettagli sulle irregolarità possono essere letti qui.
Inoltre, è assai probabile che scrutatori poco ligi al dovere abbiano votato le schede bianche per i partiti e i candidati che sono stati loro segnalati da Cosa nostra, sia alle Comunali del 2007 sia alle Politiche del 2006.
Peraltro, la scelta degli scrutatori, a seguito di una scriteriata legge approvata alcuni anni fa dal centrodestra, non avviene più per sorteggio ma per nomina. In Sicilia, gli scrutatori sono nominati da una commissione presieduta da un dirigente del partito Udc, lo stesso partito dell’ex presidente della Regione Salvatore Cuffaro e di molti altri politici dalle frequentazioni ambigue, molti dei quali arrestati o indagati per mafia.
Il rischio di trovarsi intere sezioni elettorali controllate da uomini di partito è molto serio. Il rischio che il voto di queste sezioni elettorali sia completamente falsato a favore dello stesso partito è altissimo.
A seguito di tutto ciò, in quanto libero cittadino, ritengo indispensabile che le prossime elezioni regionali siano monitorate dall’OSCE e pertanto chiedo l’invio degli osservatori.
Questa lettera sarà spedita al più presto, tradotta in inglese, all’OSCE, Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa e ad alcuni quotidiani. Se poi avrò una risposta ufficiale, la pubblicherò.
Update: la lettera è stata inviata all’OSCE il 23 marzo. Hanno aderito all’appello: Nicolò La Rocca, Francesca Mazzucato, Vins Gallico, Livio Romano, Angelo Petrella, Elisa Bolchi, Remo Bassini, Filippo Bologna, Sauro Sandroni, Stefano Sgambati, Edo Grandinetti, Elisabetta Rubicone, Benny Calasanzio, Ribera online, Antonio Consoli, Marco Di Porto, Wilmer Comin, Luca Pettinelli.
la manutenzione dei marmi e dei marmisti
di a. pagliaro 5/1/2008
Strade sporche e piene di buche, marciapiedi a pezzi, palazzi del centro storico pericolanti, teatri e chiese abbandonati. Ma il cimitero no. Il cimitero di Santa Maria dei Rotoli di Palermo ci tiene al decoro.
Così i solerti impiegati dell’Ufficio gestione impianti cimiteriali del Comune passeggiano fra le lapidi con sguardo vigile e appena ne vedono una appena appena scalfita, si precipitano a scrivere una lettera al titolare della concessione: da recenti sopralluoghi tecnici si riscontra la necessità di effettuare la manuntezione delle lapidi in marmo. E non si può tergiversare: se i lavori non sono eseguiti entro novanta giorni, decade la concessione. Il caro estinto, privo di dimora, può andarsene a spasso e addio riposo.
Il titolare della tomba, angosciato, telefona. Qualcuno risponde: è già un miracolo quando si chiama un ufficio pubblico. Così il titolare viene invitato a recarsi personalmente al cimitero. Lì controlla la tomba. Con l’aiuto di una lente di ingrandimento, trova le scalfiture.
Ma la lettera che ha in mano parla chiaro: egli è reo! Sta violando l’obbligo di curare la regolare manutezione e il dovuto decoro della sepoltura. E poi il caro estinto ci tiene alla sua tomba. Ci si è affezionato.
Sistemiamola, si rassegna il titolare.
Le costerà solo 150 euro, lo consola l’impiegato del cimitero. E, al volo, tira fuori i nomi dei marmisti.
la guerra dei calendari
di a. pagliaro 5/12/2007

Il bellissimo onorevole Cateno De Luca, in mano la Bibbia e Pinocchio, dà lustro all’ARS, il Parlamento siciliano. Il popolo siciliano ringrazia orgoglioso.
sceglieteli più furbi
di a. pagliaro 29/11/2007

La signora Pina, cassiera del centro commerciale Ferdico, guardava il volantino elettorale e pensava: “Ma io a questo dove lo vidi?”.
Francesco Pirrotta, candidato per la lista “Azzurri per Palermo” alle elezioni comunali, a lei pareva conoscente.
E poi quel giubbotto blu. “Io quel giubbotto me lo ricordo”.
Pensa che ti ripensa, la signora Pina ci arriva.
Ma certo. E’ lui!
E’ quel picciotto che il mese scorso venne a fare la rapina al centro commerciale! E aveva pure lo stesso giubbotto.
Lui: Francesco Pirrotta, genio del crimine, che prima si fa una bella rapina e poi, vestito allo stesso modo, si fa fotografare per i volantini elettorali. Migliaia di volantini che poi provvede a distribuire in città, anche al centro commerciale appena rapinato.
Così l’Al Capone dei poveri viene denunciato (e il giubbotto trovato a casa sua).
Il pm ne chiede l’arresto ma per il gip gli indizi non sono sufficienti. D’altra parte gli “Azzurri per Palermo”, avrà pensato, sono anche Azzurri per la Libertà.
Morale: Azzurri cari, i rapinatori da candidare sceglieteli più furbi. Se ne trovano a bizzeffe.
[Questa storia, per quanto incredibile, è vera. Immagine dal sito fascio e martello]
empedocle e archimede, ciccio e franco
di a. pagliaro 27/10/2007
“…la Sicilia delle scienze di Archimede (…), la Sicilia di una civiltà mai raggiunta dagli altri, la Sicilia del sole, dei limoni e dei piaceri (…), di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia (…), della gioia di vivere, degli amori”.
Gianfranco Miccichè, presidente del Parlamento siciliano, sul blog Rosalio.
“Era una bella città, ma ora è bellissima. Il sole, il mare, i fichi d’India, Empedocle, Archimede”.
Lo zio, dal film Johnny Stecchino.
etna, siccità, traffico e burocrazia
di a. pagliaro 25/10/2007
Secondo Opinion Leader - trasmissione patinata dove tutto è cool e trendy e Palermo è molto Palermo bene - si inaugura sempre qualcosa con champagne e caviale, il sindaco sorride abbronzato, la città vive una vita culturale frenetica, i negozi sono prestigiosi e la gente ha un sacco di soldi da spendere. Trasmessa da molte emittenti locali, qualsiasi zapping finisce per incontrarla.
Opinion Leader non fa interviste in ginocchio. Peggio: non fa domande. Si fa da parte e lascia parlare: ad esempio così. Poi, però, in chiusura di servizio, rispunta la biondina che ci illumina:
“Nel prossimo incontro con il presidente Gianfranco Miccichè affronteremo un argomento che forse è la vera palla al piede per lo sviluppo della nostra isola.
La burocrazia“.
Già.
La vera palla al piede è la burocrazia.
Ma non erano l’Etna, la siccità e il traffico?
l’aeroporto fico d’india - cannolo
di a. pagliaro 11/10/2007
D’accordo, la sua carriera politica è nata all’ombra di Dell’Utri. D’accordo, Mario Fecarotta gli telefonava spesso e lo chiamava Gianfranco: trentotto telefonate fra il 7 giugno e l’8 luglio 2001. Questo prima che Fecarotta fosse arrestato con il figlio di Totò Riina per essere poi condannato per associazione mafiosa, s’intende.
Tuttavia, le parole del presidente dell’Assemblea regionale siciliana rimangono sconcertanti: “Noi trasmettiamo sempre un’immagine negativa della nostra terra. Se qualcuno, in viaggio per Palermo in aereo, non ricorda che l’immagine della Sicilia è legata alla mafia, noi la evidenziamo subito già con il nome dell’aereoporto, Falcone e Borsellino”
Falcone e Borsellino. Certo, un nome infelice, caro presidente. Potremmo chiamarlo Fico d’india-Cannolo, così da dare subito un’immagine positiva al turista e invogliarlo all’acquisto di prodotti tipici? Ci pensi e proponga in Assemblea.
La mafia cancelliamola, in fondo forse neppure esiste. Ripuliamo l’immagine della Sicilia. Cominciamo dal cancellare i martiri, quelli che la mafia l’hanno combattuta davvero. Il comune di Palermo, con via Falcone, aveva cominciato bene. Lì, lontana, in una periferia che nessun turista attraverserà mai.
Miccichè è la più alta carica siciliana. Per riparare a una frase simile, in una terra dove centinaia di uomini sono morti per combattere la mafia, potrebbe solo chiedere scusa e dimettersi. Dovrebbe farlo subito, senza tentennamenti. L’immagine della Sicilia non si ripulisce cancellando la memoria dei martiri, ma cancellando la mafia. Inutile sperare però: la dignità non si compra al supermercato, e nessun conoscente potrà mai consegnargliela in ufficio.
non ci può essere una democrazia fondata sul sangue e su ricatti incrociati
di a. pagliaro 24/7/2007
[Do ancora spazio a Salvatore Borsellino, che ha inserito un nuovo commento nel post dedicato alla sua lettera aperta ignorata dai media tradizionali]
In tanti, dopo aver visto il documentario di Stille su Rai 3 mi hanno detto di non aver saputo trattenere le lacrime.
Ma è ora di smettere di piangere per Paolo, è ora di finirla con le commemorazioni, fatte spesso da chi ha contribuito a farlo morire, è l’ora invece di dimenticare le lacrime, è l’ora di lottare per Paolo, lottare fino alla fine delle nostre forze, fino a che Paolo e i suoi ragazzi non saranno vendicati e gridare, gridare, gridare finché avremo voce per pretendere la verità, costringere a ricordare chi non ricorda.
Dove sono le migliaia di persone che cacciarono e presero a schiaffi i politici che, scacciati dai funerali di Paolo, avevano osato andare nella Cattedrale di Palermo, davanti alle bare dei ragazzi morti insieme a lui, a fingere cordoglio e disputarsi i posti più in vista nei banchi della chiesa?
Quella classe politica si è rimescolata ma è ancora tutta di nuovo al suo posto e ha in mano ancora più salde le leve del potere. E l’alternativa che abbiamo oggi è solo quella di cadere in mano a quelli che forse con gli assassini di Paolo hanno stretto un patto per prendere a loro volta il potere.
Dove sono le migliaia di giovani, di gente di tutte le età, che ai funerali di Paolo continuavano a gridare il suo nome, Paolo, Paolo, Paolo e costrinsero i politici che avevano permesso quella strage a stare lontani dalla sua bara anche quando lo andammo a seppellire?
Ricordi il Presidente del Consiglio e ricordino tutti i politici che guidare l’Italia non è gestire un tesoretto, disquisire su scalini e scaloni, o azzuffarsi sugli interventi nelle missioni all’estero, e dimenticare che i veri problemi sono nel nostro stesso paese, in un Sud abbandonato alla mafia, alla camorra, alla ‘ndrangheta, senza rendersi conto che questo cancro è ormai risalito, attraverso i capitali di cui può disporre, fino ad inquinare tutto il paese e la nostra stessa economia.
Ricordate, soprattutto voi giovani, che non ci può essere una repubblica, non ci può essere una democrazia fondata sul sangue, fondata sui ricatti incrociati legati alla sparizione di un’agenda rossa e delle memorie di un computer e a quello che può esserci scritto o registrato.
Ricordate che non basta cambiare nome ad un partito e poi, nel discorso programmatico del suo capo in pectore non sentire neanche pronunciare la parola mafia, come se questa veramente non esistesse più, come se non fosse più un problema, quando è più potente e forte di prima ed ha inquinato ormai tutti gli strati del potere.
Ricordate che non basta cambiare il numero d’ordine di una repubblica, seconda, terza o quarta, perché le cose cambino veramente se prima non si spazza via tutta una classe politica che ci ha ridotto in questo stato.
Ricordate, soprattutto voi giovani, che il futuro è vostro e che ve lo stanno rubando
Salvatore Borsellino
come un virus
di a. pagliaro 22/7/2007
Mentre la stampa italiana è impegnata a dare notizie come “Britney Spears: qualche chilo di troppo” (Corriere della Sera di ieri), la lettera di Salvatore Borsellino si diffonde sul web come un virus. La pubblicano blog, grandi e piccoli, e forum. Forse, malgrado tutta questa libertà azzurra, in Italia sopravvive un barlume di coscienza civile.
In un commento al post sulla lettera, Salvatore Borsellino ha riportato la risposta di Nicola Mancino e la sua controreplica. Eccole:
MANCINO: NON CI FU ALCUN INCONTRO TRA ME E PAOLO BORSELLINO
Ho combattuto Cosa nostra, perchè avrei dovuto tacere?
Roma, 16 lug. (Apcom) - Non ci fu alcun incontro tra l’allora ministro dell’Interno Nicola Mancino e il giudice Paolo Borsellino. Lo ribadisce lo stesso Mancino, oggi vicepresidente del Csm, replicando alle parole del fratello del magistrato ucciso il 19 luglio di 15 anni fa. In una lettera aperta, Salvatore Borsellino chiede a Mancino di raccontare “di che cosa si parlò nell’incontro con Paolo nei giorni immediatamente precedenti alla sua morte”. Perchè in quel colloquio, sostiene, “si trova sicuramente la chiave dalla sua morte e della strage di Via D’Amelio”. Ma Mancino smentisce.
“A quindici anni dalla strage mafiosa di via D’Amelio in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta, non posso che ripetere - premette il vicepresidente del Csm - il mio sdegno e il mio cordoglio per l’atto criminale che ha colpito insieme a un magistrato, che si era distinto in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata, anche i servitori dello Stato addetti alla sua sicurezza”.
“Quanto alle domande che oggi per la prima volta mi rivolge il fratello del compianto dottor Borsellino, non posso che confermare - spiega Mancino in una nota - ciò che già in due occasioni ho testimoniato davanti alla magistratura, e cioè che il giorno del mio insediamento al Viminale come ministro dell’Interno - 1° lugli0o 1992 - ho salutato e sono stato complimentato da numerosissime autorità e persone, molte da me conosciute, molte incontrate per la prima volta in quella occasione. Non posso escludere che tra questi vi fosse anche il dott. Paolo Borsellino, che comunque non aveva chiesto a me un incontro formale, né lo aveva ottenuto. E’ vero invece che il dott. Borsellino si incontrò con il Prefetto Parisi, allora capo della Polizia. Del contenuto di questo colloquio, io non sono stato portato a conoscenza”.
“Ho commemorato a Palermo e in altre località - ricorda - il compianto dottor Borsellino e, nei diversi ruoli istituzionali che ho ricoperto, ho sempre intrattenuto buoni rapporti con la vedova e i familiari che ho avuto l’onore di incontrare. Pur comprendendo l’amarezza del signor Salvatore Borsellino, devo ulteriormente precisare - prosegue Mancino - che né allora né oggi avevo ed ho alcuna ragione per non confermare un incontro che non c’è stato. Perché mai proprio io, che ho combattuto la mafia e ho proposto leggi per ridimensionarne la presenza, avrei dovuto tacere?”.
LA REPLICA DI SALVATORE BORSELLINO
Milano, 17 Luglio 2007 - In merito alla persistenza delle lacune di memoria del sen. Mancino sull’incontro con Paolo Borsellino del primo Luglio 1992, evidenti dalla sua risposta alle mie dichiarazioni e preoccupanti per chi è stato chiamato alla vicepresidenza del CSM, ritengo mio dovere fargli notare quanto segue.
Se è vero che le dichiarazioni di un pentito come Gaspare Mutolo non possano assumere da solo valore probatorio se non suffragate da solidi riscontri è anche vero che di riscontro ne esiste almeno uno, e incontrovertibile, dato che è siglato dallo stesso Paolo Borsellino.
Nella sua seconda agenda, quella grigia in possesso dei suoi familiari, che, essendo stata lasciata a casa da Paolo il 19 Luglio non ha potuto essere sottratta come quella rossa, Paolo ha annotato :
1 Luglio ore 19:30 : Mancino
In quanto alla credibilità dello stesso Mutolo, il quale riferisce la frase di Paolo durante l’interrogatorio: “devo smettere perchè mi ha chiamato il ministro, manco mezzora e torno ….”, devo ricordare al sen. Mancino che è proprio grazie alle dichiarazioni di Gaspare Mutolo che il dott. Contrada, funzionario del SISDE, ha potuto essere condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione.
Inoltre lo stesso Vittorio Aliquò ha dichiarato di aver accompaganto Paolo fino alla soglia dell’ ufficio di Mancino, ed è impossibile credere che lo stesso non possa ricordare di avere incontrato non un qualsiasi magistrato tra i tanti che quel giorno “venivano a complimentarsi per la mia nomina” ma un giudice ad estremo rischio di vita che in quei giorni era al centro dell’attenzione di tutti gli Italiani.
Salvatore Borsellino
la lettera di salvatore borsellino
di a. pagliaro 18/7/2007
[Pubblico integralmente la lettera aperta di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo. Nessun giornale italiano le ha dato, finora, lo spazio che avrebbe meritato. Forse sarà pubblicata all’estero. Grazie a due giornalisti di Reuters per avermela procurata]
19 Luglio 1992 : Una strage di stato
Per anni, dopo l’estate del 1992 sono stato in tante scuole d’Italia a parlare del sogno di Paolo e Giovanni, a parlare di speranza, di volontà di lottare, di quell’alba che vedevo vicina grazie alla rinascita della coscienza civile dopo il loro sacrificio, dopo la lunga notte di stragi senza colpevoli e della interminabile serie di assassini di magistrati, poliziotti e giornalisti indegna di un paese cosiddetto civile.
Poi quell’alba si è rivelata solo un miraggio, la coscienza civile che purtroppo in Italia deve sempre essere svegliata da tragedie come quella di Capaci o di Via D’Amelio, si è di nuovo assopita sotto il peso dell’ indifferenza e quella che sembrava essere la volontà di riscatto dello Stato nella lotta alla mafia si è di nuovo spenta, sepolta dalla volontà di normalizzazione e compromesso e contro i giudici, almeno contro quelli onesti e ancora vivi, è iniziata un altro tipo di lotta, non più con il tritolo ma con armi più subdole, come la delegittimazione della stessa funzione del magistrato, e di quelli morti si è cercato da ogni parte di appropriarsene mistificandone il messaggio.
Per anni allora ho sentito crescere in me, giorno per giorno, sentimenti di disillusione, di rabbia e a poco a poco la speranza veniva sostituita dalla sfiducia nello Stato, nelle Istituzioni che non avevano saputo raccogliere il frutto del sacrificio di quegli uomini, e allora ho smesso di parlare ai giovani convinto che non era mio diritto comunicare loro questi sentimenti, soprattutto che non era mio diritto di farlo come fratello di Paolo che, sino all’ultimo momento della sua vita, aveva sempre tenuto accesa dentro di sé, e in quelli che gli stavano vicino, la speranza, anzi la certezza, di un domani diverso per la sua Sicilia e per il suo Paese.
Per anni allora non sono neanche più tornato in Sicilia, rifiutandomi di vedere, almeno con gli occhi, l’abisso in cui questa terra era ancora sprofondata, di vedere, almeno con gli occhi, come tutto quello contro cui Paolo aveva lottato, la corruzione, il clientelismo, la contiguità fossero di nuovo imperanti, come nella politica, nel governo della cosa pubblica, fossero riemersi tutti i vecchi personaggi più ambigui, spesso dallo stesso Paolo inquisiti quando ancora in vita, e nuovi personaggi ancora peggiori dato che ormai oggi essere inquisiti sembra conferire un’aureola di persecuzione e quasi costituire un titolo di merito.
Da questa mia apatia, da questo rinchiudermi in una torre d’avorio limitandomi a giudicare ma senza più volere agire, sono stato di recente scosso da un incontro illuminante con Gioacchino Basile, un uomo che ha pagato sempre di persona le sue scelte, che, all’interno dei Cantieri Navali di Palermo e della Fincantrieri, ha sempre condotto, praticamente da solo e avendo contro lo stesso sindacato, quella lotta contro la mafia che sarebbe stata compito degli organismi dello Stato, Stato che invece, secondo le sue circostanziate denunce, intesseva accordi con la mafia trasformando le Partecipazioni Statali in un organismo di partecipazione al finanziamento e al potere della mafia in Sicilia.
my new pen friend
di a. pagliaro 28/6/2007

Dunque, io una lettera gliela avevo scritta. Però pensavo: va be’, è presidente, avrà un sacco di impegni, e pure tutti i suoi segretari avranno un sacco di impegni. Figuriamoci se mi risponde qualcuno, figuriamoci. E invece un certo Pasquale (che dalla firma non capisco bene il cognome), “Il Consigliere per la Stampa e l’Informazione del Presidente della Repubblica“, si è messo lì, paziente, con la sua mont blanc, e mi ha mandato una bella letterina (su carta così bella ma così bella che devo chiedere in quale cartoleria la comprano).
E questa bella letterina, ora, che cosa dice non lo posso certo riferire qui. Perché è corrispondenza privata, e sarebbe reato. Però posso dire che parla della visita del presidente Napolitano a Palermo, parla del suo incontro con il comitato “Democrazia a Palermo” (fuori protocollo, tanto che poi qualcuno - nella migliore tradizione locale - li ha pure denunciati, e senza che gli venisse da ridere), parla di un vigile controllo del Capo dello Stato (nei limiti e prerogative del ruolo istituzionale). Insomma, io ho l’impressione, solo l’impressione si capisce, che Giorgio, in fondo in fondo, è d’accordo con me.
su al colle c’era coda, ti scrivo una lettera
di a. pagliaro 14/6/2007
Presidente Napolitano, fai la faccia indignata! Su, dimostra che non vieni a Palermo solo per scappare dal tuo ufficio di Roma. Che poi io ti capisco: con la minaccia che quello lì, quello coi capelli finti, ti venga a trovare e ti faccia magari perdere una mezza mattinata, chi non scapperebbe? Perché anche dire alla segretaria: dica che non ci sono non è possibile per un Presidente: dove va c’è scritto sul giornale.
E allora vieni a Palermo. Va bene, è un’emergenza e ti ospitiamo. Però ascolta queste due cose che ho da dirti e che non ho potuto dirti lì su al Colle perchè c’era coda (c’era un tipo piccoletto che sbraitava che veniva prima lui e che doveva parlarti di una cosa che non ho capito, ma c’entrava la gente).
Giorgio, a Palermo vatti a mangiare un pane e panelle, fatti un bagno a Mondello, fatti un giro in centro. Insomma, divertiti pure. Ma quello no. Non puoi andare a festeggiare l’Assemblea Regionale Siciliana! Non puoi stringere quelle mani. Non puoi presiedere una seduta straordinaria, stasera alle 20, senza provare un minimo di imbarazzo. Lo provi? Se lo provi, dillo.
Non puoi girare per Palermo senza ricordare le ultime elezioni, appena un mese fa: sarebbero state scandalose anche in Nigeria. Qui non si indigna nessuno e il governo, interrogato, risponde con il nulla.
(Il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento: “il Governo ha il limite di analizzare quanto successo in uno spazio temporalmente definito ad oggi; continuerà a seguire con la massima attenzione tutta la vicenda ed in primo luogo l’evoluzione delle indagini in corso e, nel rispetto totale della autonomia della magistratura, quanto ulteriormente dovesse venire ancora segnalato”. Fried air).
A te, Giorgio, Palermo si mostrerà pulita. I cassonetti li avranno svuotati minuti prima del tuo passaggio. Quando l’auto blu posteggerà, non si avvicinerà un tizio losco chiedendoti cinque euro per un caffè. Che se non glieli dai, poi ti prende a calci la macchina. E quando ti mostreranno il monumento contro la mafia (ne abbiamo un sacco), non ti diranno che lì, a cento metri, abita il latitante Pippuzzo che governa il quartiere. Però non fare finta che non le sai queste cose, ché tu le sai. Almeno fai la faccia indignata.
Presidente, la Sicilia da sola non ce la fa. Da decenni è sempre nelle stesse mani. Un parastato di privilegi di clan. Lo Stato non è in grado di fare nulla? No, certo che no, se no avrebbe invalidato le elezioni, per esempio. Allora, caro Giorgio, restituisci l’isola ai Normanni, per favore. Tu quando vuoi venire a farti un giro, sei benvenuto (ma non ti portare dieci auto blu, una basta), ma a governarci ci pensino loro. Grazie.



