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viva francesco cipriano
di a. pagliaro 24/8/2007

Francesco Cipriano è uno studente palermitano di 19 anni. Lo scorso 23 maggio disse al ministro Amato: “Ogni 23 maggio voi politici venite qui e vi riempite la bocca di antimafia, ma in parlamento ci sono 25 condannati in via definitiva, criminali che fanno le leggi. La vera antimafia l’hanno fatta loro (Falcone e Borsellino) con il loro sangue, glielo dica a Roma che qui c’è la mafia. La invito a venire allo Zen, ma senza scorta, e se volete fare l’antimafia fatela non dico con il sangue, ma almeno con il cuore e con le palle”. Amato rispose: “Sei un piccolo populista”. La risposta si commenta da sé. Amato lo vidi poi sfrecciare, verso le 7 della sera, a velocità da gran premio in viale Lazio sulla sua auto blu e nove dico nove auto di scorta (sai che pericoli), bloccando mezza città. Di corsa all’aeroporto ché alle 9 c’era Milan-Liverpool.
Francesco Cipriano ha scritto una lettera precisa, lucida, pervasa da una sottile ironia che solo un certo tipo di siciliani posseggono. La pubblico integralmente e ringrazio Salvatore Borsellino per avermela segnalata.
Lettera aperta di un “piccolo populista” al Ministro degli Interni
“Stiamo lentamente cadendo nel silenzio, di mafia non si parla più. E sarò pure populista, giustizialista, eccessivo, ma vi ritengo responsabili. State facendo perdere ai giovani, ai siciliani, la voglia di lottare. Vediamo governi succedersi, ma nulla che cambia. Cambia tutto per non cambiare niente. Vediamo fuorilegge che fanno leggi, imputati per mafia che dicono che la mafia fa schifo”
Caro ministro,
non so se si ricorda di me: sono il ragazzo a cui ha dato del “piccolo capo populista” il 23 maggio a Palermo. Vorrei poter commentare ora la sua risposta e parlare di cosa significa crescere e vivere in Sicilia oggigiorno.
La prima domanda che le è stata rivolta al dibattito all’interno dell’aula bunker riguardava gli indagati all’interno del parlamento, e il motivo per il quale non venissero cacciati. Lei, da giurista quale è, ha risposto giustamente che in Italia si è ritenuti innocenti fino al terzo grado di giudizio. Sarebbe stato però più corretto ricordare a quei ragazzi che effettivamente in parlamento siedono venticinque condannati in via definitiva, quindi giudicati dalla legge colpevoli. Ed è proprio per questo che ho preso la parola, ricordandole anche che in Sicilia abbiamo un presidente della regione rinviato a giudizio per rivelazioni di segreti d’ufficio e favoreggiamento alla mafia, oltre che diversi indagati per mafia tra assessori e deputati regionali, forse un po’ troppi per una regione che avrebbe bisogno di esempi di legalità. Ho quindi accennato ai famosi “venticinque”, dicendo che trovavo vergognoso che dei criminali facciano le leggi.


