xantology blog inutile di a. pagliaro

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e ora le riforme: si cominci col cambiare nome al paese

di a. pagliaro 14/4/2008

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le grandi inimmaginabili sorprese che a volte ti riserva la vita

di a. pagliaro 12/4/2008

E così, pare che fosse Dell’Utri a contattare i boss della ‘ndrangheta perché le schede bianche si trasformassero in voti per Forza Italia. Promettendo in cambio soldi, processi morbidi e revisione del 41bis. Ma tu pensa. Non l’avrei mai immaginato.

messaggio elettorale, committente marcello dell’utri

di a. pagliaro 9/4/2008

san vittorio manganoMentre squilla il telefono di casa ed è la voce registrata di Pierazzurro Casini, mentre ogni giorno arrivano a casa lettere elettorali, alcune con carta e busta intestate della Regione Sicilia, lettere che provvedo a strappare, richiudere e rispedire al mittente, mentre i tg siciliani danno spazio persino a Forza Nuova ma mai a Sonia Alfano, ecco il messaggio elettorale di Marcello Dell’Utri, fondatore di Forza Italia ed eminenza grigia del cavaliere nero, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e per tentata estorsione.

Vittorio Mangano, lo stalliere di Arcore, condannato per mafia e traffico di stupefacenti, criminale italiano su wikipedia, è un eroe perché mai si pentì, mai tirò in ballo Berlusconi e Dell’Utri. I pentiti, invece, sono malati di mente. Lo Stato cattivo li usa e li abbandona. E poi: la Brambilla non ha alcuna importanza. Cioè: Forza Italia, o Popolo della Libertà, sono io. Abbiate fiducia, non è cambiato nulla.

Berlusconi completa il quadro: perizie psichiatriche per i magistrati. Magari per quelli che indagano su di lui, e su mafia e massoneria.

Un messaggio chiarissimo quello di Dell’Utri, almeno per i siciliani. E siciliani sono coloro che devono riceverlo: sono persone che controllano migliaia di voti, comprandoli o manipolandoli, e che possono decidere le sorti delle elezioni in Sicilia.

quest’uomo non ha in mano la borsa del giudice borsellino, lo dice la giustizia

di a. pagliaro 2/4/2008

arcangioli con la borsa di borsellinoL’uomo nella foto, vestito di celeste, è il capitano Arcangioli. Sono passati pochi minuti dallo scoppio della bomba che ha ucciso Paolo Borsellino e cinque agenti di scorta. Il capitano Arcangioli si allontana dall’auto del giudice con una borsa di cuoio in mano. Nella borsa di cuoio, l’ormai famosa Agenda Rossa nella quale il magistrato appuntava tutti i suoi incontri, soprattutto gli interrogatori che in quei giorni conduceva con i collaboratori di giustizia Vincenzo Calcara, Gaspare Mutolo e Leonardo Messina.

Collaboratori importantissimi: stavano parlando delle collusioni tra mafia e politica, tra mafia e servizi segreti, tra mafia e pezzi delle istituzioni, tra mafia e mondo dell’imprenditoria e degli appalti.

L’uomo della foto non ha in mano la borsa del giudice Borsellino, lo dice la giustizia. Se la vedete, deve trattarsi di una illusione ottica.

Giovanni Arcangioli, accusato di aver rubato il 19 luglio del 1992 l’agenda rossa del procuratore aggiunto Paolo Borsellino, è stato assolto ieri per non aver commesso il fatto. Addirittura in fase di udienza preliminare, senza passare alla fase dibattimentale del processo. Lui, interrogato, soffre di amnesia. Non riesce a ricordare perché si allontanò di circa settanta metri dall’auto del giudice per poi tornare indietro. E’ confuso, non ricorda. Proprio come l’ex ministro Mancino, ora a capo del CSM, quando gli chiedono del suo incontro con Borsellino poco prima della strage.

Forse il capitano Arcangioli neppure esiste. Forse neppure il giudice Borsellino è mai esistito. E Ustica è un’isola. Sui giornali di oggi, la notizia è un trafiletto. Votate Veltrusconi, va tutto bene.

appello all’osce

di a. pagliaro 22/3/2008

sicilia helpIn Sicilia non esistono le condizioni minime che consentano elezioni libere.

Affermo ciò alla luce di quanto successo alle elezioni comunali di Palermo del 2007 (documentato da filmati e argomento di una interpellanza parlamentare) e alle elezioni politiche del 2006.

Gran parte del territorio siciliano è controllato dalla criminalità organizzata e numerosi sono i casi di politici e amministratori collusi. Comitati d’affari fatti di imprenditori, politici e mafiosi tengono strettamente in pugno il potere.

Una non democrazia non può consentire che elezioni libere possano cacciarla via. Pertanto, utilizza ogni mezzo possibile per controllare il voto.

Alle scorse elezioni comunali, secondo l’interpellanza parlamentare, si sono registrate numerose gravissime irregolarità, prima, durante e dopo il voto.

Alcune di esse:

- al momento dell’insediamento dei seggi la domenica mattina, i plichi di schede risultavano aperti in molte sezioni e nella quasi totalità di tali casi da una a 100 schede risultavano mancanti. Ciò è gravissimo perché le schede mancanti possono essere utilizzate per far votare fuori dai seggi secondo le proprie indicazioni e sotto lo stretto controllo di uomini di Cosa nostra;

- in alcune sezioni sono stati rinvenuti nell’urna e regolarmente spogliati pacchetti anche di 160 schede che risulterebbero tutte votate dalla stessa mano e con la stessa grafia, in favore del medesimo candidato, e per di più con matite non corrispondenti a quelle copiative in dotazione ai seggi;

- in alcune ore (soprattutto la mattina presto) si è registrata una formale elevatissima affluenza di elettori che non appare sia stata corrispondente a un effettivo sovraffollamento dei seggi;

- diversi elettori sarebbero stati sorpresi all’interno delle cabine di voto intenti a fotografare la propria scheda con telefonini;

Maggiori dettagli sulle irregolarità possono essere letti qui.

Inoltre, è assai probabile che scrutatori poco ligi al dovere abbiano votato le schede bianche per i partiti e i candidati che sono stati loro segnalati da Cosa nostra, sia alle Comunali del 2007 sia alle Politiche del 2006.

Peraltro, la scelta degli scrutatori, a seguito di una scriteriata legge approvata alcuni anni fa dal centrodestra, non avviene più per sorteggio ma per nomina. In Sicilia, gli scrutatori sono nominati da una commissione presieduta da un dirigente del partito Udc, lo stesso partito dell’ex presidente della Regione Salvatore Cuffaro e di molti altri politici dalle frequentazioni ambigue, molti dei quali arrestati o indagati per mafia.

Il rischio di trovarsi intere sezioni elettorali controllate da uomini di partito è molto serio. Il rischio che il voto di queste sezioni elettorali sia completamente falsato a favore dello stesso partito è altissimo.

A seguito di tutto ciò, in quanto libero cittadino, ritengo indispensabile che le prossime elezioni regionali siano monitorate dall’OSCE e pertanto chiedo l’invio degli osservatori.

Questa lettera sarà spedita al più presto, tradotta in inglese, all’OSCE, Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa e ad alcuni quotidiani. Se poi avrò una risposta ufficiale, la pubblicherò.

Update: la lettera è stata inviata all’OSCE il 23 marzo. Hanno aderito all’appello:  Nicolò La Rocca, Francesca Mazzucato, Vins Gallico, Livio Romano, Angelo Petrella, Elisa Bolchi, Remo Bassini, Filippo Bologna, Sauro Sandroni, Stefano Sgambati, Edo Grandinetti, Elisabetta Rubicone, Benny Calasanzio, Ribera online, Antonio Consoli, Marco Di Porto, Wilmer Comin, Luca Pettinelli.

io sto con sonia alfano

di a. pagliaro 11/3/2008

sonia alfanoRaffaele Lombardo è Cuffaro con baffo e riporto. Anzi, meglio: don Raffaele è stato già arrestato due volte. E in famiglia si vive di clientele: il fratello Angelo all’ARS ha presentato un unico disegno di legge, la creazione di nuove province. La prima: Caltagirone, 13 chilometri dalla natia Grammichele. Lombardo è alleato con Berlusconi. Berlusconi in Sicilia significa Dell’Utri, Schifani, La Loggia. Leggete I complici, se vi sembra possibile votarli.

Anna Finocchiaro doveva essere Rita Borsellino, ma è Anna Finocchiaro e dobbiamo chiederci perché. E dopo che ci siamo risposti, non possiamo votarla. E’ la Ségolène de’ noantri, regina degli inciuci, descritta magistralmente da questo articolo di Travaglio.

Il programma di governo glielo sta scrivendo Salvo Andò. Era nel dimenticatoio, lo hanno ripescato. Perché? Salvo Andò: nel 1993 la Dda chiese l’autorizzazione a procedere contro di lui per voto di scambio con Cosa nostra: collaboratori di giustizia raccontarono che il boss latitante Santapaola incontrava Andò e lo appoggiava alle elezioni. In uno degli ultimi covi della latitanza del boss la polizia trovò un cartoncino intestato ‘Camera dei Deputati’ con una scritta a penna: “Cari saluti, Salvo Andò”.

Salvo Andò non è un errore. Nel PD, Vladimiro Crisafulli è candidato al Senato. Meglio: nominato al Senato, vista la legge elettorale senza preferenze che consente ai partiti di nominare i parlamentari. E Lumia era stato messo fuori, prima che lo scandalo che l’esclusione aveva suscitato consigliasse di reintegrarlo. Nel PD, Veltroni ha arruolato Ichino, secondo cui vanno riviste le tutele troppo rigide dei lavoratori più garantiti. Tutti precari, licenziare, licenziare. Se il PD è di sinistra, demolire le conquiste sociali è diventato di sinistra.

Però no, PDL e PD non sono uguali. Berlusconi e Veltroni non sono uguali. Veltroni non ha mai incontrato Frankie the Strangler. Almeno spero. Non sono uguali: il PDL è la morte col kalashnikov. Il PD è un po’ meglio. E’ “come la morte per annegamento. Una sensazione meravigliosa dopo che smetti di lottare” (Daniele Luttazzi).

In Sicilia, un’alternativa al PDPDL c’è. Si chiama Sonia Alfano. Sonia non è imposta da un partito. Sonia non è indagata e non è prescritta. Sonia da anni gira l’Italia per lottare contro la mafia. Per farla desistere, le hanno offerto poltrone da destra e da sinistra. Ha detto no. Per farla desistere, l’hanno minacciata. Ha detto: io vado avanti. Sonia è giovane e ha un programma breve e rivoluzionario. Rivoluzionario = fare le cose che vuole la gente.

L’ho incontrata, l’ho sentita parlare. Io sto con Sonia Alfano.

se la domanda è: cosa hanno in comune? allora rispondo: sicilia e cecenia sono governate dalla criminalità organizzata

di a. pagliaro 10/3/2008

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Clicca l’immagine per aprire il file pdf.

giusto in tempo

di a. pagliaro 28/2/2008

Per scadenza dei termini, la Cassazione scarcera il figlio di Totò Riina. Che fortuna. Giusto in tempo per candidarsi con il Popolo della Libertà.

corso dei mille

di a. pagliaro 14/2/2008

cc noirIl racconto Corso dei Mille è stato selezionato da Stampa Alternativa. Sarà pubblicato in una antologia noir che uscirà nella collana Millelire con licenza Creative Commons- Attribuzione- Non commerciale- Non opere derivate 2.5 Italia. Il testo integrale della licenza è disponibile qui.

Corso dei Mille

Sedettero attorno al tavolo della sala da pranzo. Erano: Turi Chiarenza, capomandamento di Resuttana, il sotto Pino, il consigliere don Falù, il capodecina Giannuzzo e cinque soldati.
Chiarenza si sentiva di cattivo umore. Non era uomo che amava sparare, ma concordava sulla necessità di rimettere le cose a posto. Non si sarebbe scatenata nessuna guerra. Era un’ammazzatina sola, e sarebbe tornata pace e prosperità.
C’era silenzio. Gli uomini d’onore attendevano le parole del capo.

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piange il ministro

di a. pagliaro 10/2/2008

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Questa foto ce l’hanno fatta vedere tutti i giornali. E tutti ci hanno raccontato che l’uomo paffutello sulla sinistra è Nicola Mandalà, boss di Villabate e uomo di Provenzano. Nessuno però ha ricordato che quest’uomo è stato un po’ birbantello: ha fatto litigare suo papà Nino con Enrico La Loggia. Di più: dopo il litigio, Enrico La Loggia ha pianto.

Sarà che a molti giornalisti piace tantissimo raccontare il folklore della mafia militare. Appena sentono odore di ricotta, cicoria, pizzini, decaloghi, mafiosi a spasso per New York, limousine e shopping milionari corrono a masturbarsi. Ma se orecchiano per sbaglio il nome di un politico, di un presidente, di un ministro allora scrivono di Amanda e dell’omicidio di Perugia.

Mandalà è nome di rispetto: papà Nino, fondatore del club Forza Italia di Villabate, è stato condannato a otto anni per associazione mafiosa. Nicola, l’erede, ambasciatore della mafia a New York e protagonista delle foto pubblicate da tutti i giornali, organizzò il viaggio di Provenzano a Marsiglia insieme a Campanella, il mafioso che in trasferta a Roma dormiva nell’appartamento del suo testimone di nozze, Totò Cuffaro. Campanella racconta anche di un gran cenone di Capodanno con Nicola Mandalà e Totò Cuffaro. Chissà se insieme hanno anche sparato i petardi.

Papà Nino era anche socio in affari di Renato Schifani, capo dei senatori di Forza Italia, e di Enrico La Loggia, già ministro del governo Berlusconi. Nel 1979 insieme fondano la Sicula Brokers. Altri soci: Benny D’Agostino e Giuseppe Lombardo. Benny D’Agostino, imprenditore condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, frequentava in quegli anni il gotha di Cosa Nostra. Lo ha ammesso lui stesso raccontando un viaggio in Ferrari accanto a Michele Greco. Giuseppe Lombardo invece è stato amministratore delle società dei cugini Ignazio e Nino Salvo, i famosi esattori di Cosa Nostra, boss della famiglia di Salemi.

Dopo l’arresto del figlio Nicola, dunque, papà Nino si arrabbia con l’amico d’infanzia ed ex socio in affari Enrico La Loggia. Ne parla nel 1998 con l’amico Simone Castello, uomo di Provenzano. I carabinieri lo intercettano. Mandalà racconta a Castello un incontro con l’allora ministro del governo Berlusconi.

Ci siamo incontrati a un congresso di Forza Italia.
Lui mi dice: “Nino, io sai per questo incidente di tuo figlio…”.
Gli ho detto: “Senti una cosa, tu mi devi fare la cortesia, pezzo di merda che sei, di non permetterti più di rivolgermi la parola. Siccome io sono mafioso ed è mafioso anche tuo padre che io me lo ricordo quando con lui andavo a cercargli i voti da Turiddu Malta che era il capomafia di Vallelunga. Lo posso sempre dire che tuo padre era mafioso”.
A quel punto lui si è messo a piangere.

Ecco, se votate Berlusconi rischiate di ritrovarvi un ministro che piange.

Grazie a Lirio Abbate e Peter Gomez per averci raccontato queste storie.

a disposizione di frankie the strangler

di a. pagliaro 2/2/2008

l'amico degli amiciStorie che bisognerebbe conoscere prima di votare.

Nel 1974 Marcello Dell’Utri organizzò un incontro a Milano fra Silvio Berlusconi e i mafiosi Bontade, Teresi, Cinà e Di Carlo. L’incontro, agli atti del processo Dell’Utri, lo racconta Francesco Di Carlo, boss mafioso pentito, allora noto come Frankie the Strangler perché abilissimo a uccidere a mani nude. Un estratto dalla sua deposizione (riportata integralmente nel libro L’amico degli amici di Gomez e Travaglio):

Siamo entrati e a venirci incontro è stato proprio Marcello Dell’Utri, che io conoscevo. Ci ha salutati: con Tanino Cinà si è baciato, con gli altri si è baciato, con me no. Si davano del tu. Siamo entrati in una grande stanza e c’era una scrivania. Ci siamo seduti. Dopo un quarto d’ora è spuntato questo signore e ci hanno presentato il dottor Berlusconi. Le presentazione le faceva Dell’Utri. Berlusconi però conosceva già Gaetano Cinà.

Dell’Utri era con un vestito blu scuro, giacca e cravatta. Il dottore Berlusconi aveva una camicia sotto e un maglioncino a girocollo e un jeans. Abbiamo scherzato di questo con Bontade e Teresi, dopo. Ovvero il fatto che abbiamo passato un’ora a prepararci e questo è venuto in jeans e maglioncino.

Hanno fatto arrivare il caffè, quando è entrato Berlusconi. Poi abbiamo cominciato a parlare di cose più serie. Si è cominciato a parlare di lavoro. Teresi disse che stava facendo due palazzi a Palermo e aggiunse: “certo, lei, dottore, sta facendo una città intera”.

Sono andati nel discorso della garanzia perché Berlusconi disse che era preoccupato. Bontade gli fece raccontare la situazione. Berlusconi disse “Marcello mi ha detto che lei è una persona che può garantirmi questo e altro”. Allora Stefano Bontade, modesto, rispose “No, io sa… però lei può stare tranquillo. Lei avrà persone molto vicine, che qualsiasi cosa chieda sarà fatta. Poi ha Marcello qua vicino e per qualsiasi cosa si rivolga a lui”. Poi disse: “In ogni caso Marcello può garantire perché è molto vicino a noialtri”.

Si parlava di costruzioni e Bontade gli disse: “Ma perché non viene a costruire a Palermo? In Sicilia?” Berlusconi rispose con un sorriso sornione: “Ma come, debbo venire proprio in Sicilia? Con i meridionali ho problemi e devo venire là…”. E Bontade gli ha detto: “Ma lei è il padrone quando viene là, siamo a disposizione per qualsiasi cosa”.

Berlusconi anche lui alla fine ci ha detto che era pure a disposizione per qualsiasi cosa. E “a disposizione” - non so se per i milanesi abbia un senso differente - perché per noialtri quando ci dicono “a disposizione”, in Cosa nostra si deve essere disponibili a tutti.

take the cannoli

di a. pagliaro 24/1/2008

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Appurato dunque che Gandhi Cuffaro non ha favorito la mafia, mettiamo in fila alcuni fatti.

Cuffaro ha concesso alla clinica Villa Santa Teresa di Michele Aiello convenzioni con la Regione Sicilia con cui si pagavano tariffe sanitarie dieci volte più alte che nel resto d’Italia. Queste tariffe Cuffaro e Aiello le discutevano insieme nel retrobottega di un negozio di biancheria.

Michele Aiello è stato condannato a quattordici anni per associazione mafiosa.

Mentre negli ospedali pubblici si moriva, dunque, Cuffaro regalava ad Aiello e alla sua clinica il denaro dei siciliani. Quanto denaro?
Tanto: nel duemila Aiello era il maggior contribuente della Sicilia: forse non il più ricco ma certamente quello che doveva dichiarare il reddito più alto, visto che le sue entrate provenivano appunto da finanziamenti pubblici.
Tantissimo: i giudici hanno condannato la clinica di Aiello a versare una provvisionale di venti milioni di euro alla Ausl 6.

E a che servivano tutti questi soldi? E’ naturale pensare che questi soldi siano poi finiti nelle tasche di Provenzano, di cui Aiello era prestanome.

Con i soldi della Regione Sicilia, dunque, sono stati pagati i killer e gli estortori. Con i soldi della Regione Sicilia sono stati mantenuti i latitanti ed è stato finanziato il traffico di droga.

Con i soldi della Regione Sicilia si sarebbe acquistato il tritolo se ci fosse stato un giudice da far saltare in aria.

Però no, Cuffaro non ha favorito la mafia. I cannoli li porto io.

è tutto così semplice

di a. pagliaro 19/1/2008

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e a capodanno, la turbo-grazia a totò riina

di a. pagliaro 26/12/2007

cosa nostraOffendere la memoria di chi ha combattuto Cosa nostra ed è stato assassinato è più bello a Natale. Sì, graziamo Contrada, fedele servitore dello Stato. A Capodanno vediamo poi di fare il possibile per Totò Riina e Binnu Provenzano. In fondo Cosa nostra è la prima azienda italiana: non dobbiamo essere troppo severi, ne va del nostro PIL.

Mi scrive Salvatore Borsellino: “Bruno Contrada è un personaggio sul quale pesano gravissimi sospetti, oggetto di indagini purtroppo ancora in corso in merito alle telefonate intercorse, ottanta secondi dopo la strage, tra il castello Utveggio, dal quale è probabilmente stato azionato il telecomando per l’esplosione dell’autobomba, da una utenza clonata intestata a Paolo Borsellino, e l’utenza dello stesso Contrada”.

Prosegue: “Come risulta da carte processali si segnala l’esigenza di approfondire ipotesi ed elementi sin qui trascurati, nella prospettiva di individuare complici e mandanti esterni all’associazione mafiosa. Si individua un cospicuo raggio di attività investigative aventi oggetto organismi e persone che potevano contare sulla disponibilità dei locali di Castello Utveggio, sede del Sisde, controllato a Palermo dal dottor Contrada. Quella sede del Sisde smantellata pochi giorni dopo la strage perché evidentemente aveva esaurito il suo compito. Basterebbero questi sospetti e l’esistenza di queste indagini per rendere inopportuna anche solo l’ipotesi della concessione della grazia”.
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l’antimafia, ma anche la mafia

di a. pagliaro 23/12/2007

partito democraticoNel 2001 Mirello Crisafulli fu ripreso dalle telecamere dei carabinieri all’hotel Garden di Pergusa mentre incontrava l’avvocato Raffaele Bevilacqua. Parlarono di affari e politica. Parlarono di un campus universitario da realizzare a Enna bassa, un business da 120 miliardi. “Se sono amici miei, sono anche amici tuoi” - diceva l’avvocato al politico.

Raffaele Bevilacqua era l’uomo di Provenzano nella provincia di Enna. Sembra che abbia persino partecipato a una riunione della cupola nel 1991, quando si decise di uccidere Falcone e Borsellino. Nel 2006 è stato condannato per associazione mafiosa.

Il procedimento contro Crisafulli per concorso esterno in associazione mafiosa è invece archiviato perché il colloquio non portò alcun diretto beneficio a Cosa nostra. I giudici tuttavia scrivono: “è dimostrata da parte del Crisafulli la disponibilità a mantenere rapporti con il Bevilacqua“.
I rapporti fra i due costituiscono “un complesso di contatti e disponibilità al dialogo di inquietante valenza: il solo fatto che un autorevole rappresentante politico incontri un personaggio del quale non poteva non ignorare (…) la nota caratura nel contesto della illiceità mafiosa, è fatto troppo grave perché sia il caso di insistere“.
Secondo il pentito Angelo Leonardo, poi, “la candidatura del Crisafulli alle elezioni regionali del 2001 avrebbe dovuta essere sostenuta dalla famiglia mafiosa in previsione di poter ottenere, tramite Crisafulli, contatti nel mondo imprenditoriale“.

Mirello Crisafulli è stato accolto nell’ospitale Partito Democratico (quello della lotta alla mafia priorità assoluta).

Inorridito alla notizia, Benny Calasanzio ha telefonato alla segreteria siciliana.
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