xantology blog inutile di a. pagliaro

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la naturale superiorità del lettore

di a. pagliaro 10/2/2007

totò riinaIn un suo vecchio spettacolo, Beppe Grillo sosteneva che Totò Riina non è violento ma ignorante. Conosce cento parole, diceva Grillo, e quando in un dialogo le ha esaurite, non gli rimane altra scelta che strozzare.

Battuta amara e geniale. Il pensiero umano si basa sulla capacità linguistica. Un lessico elementare può esprimere solo sentimenti elementari. cataniaL’insulto e poi l’aggressione diventano il mezzo per esprimere relazioni complesse. La violenza è l’unica risposta possibile. I libri sono fatti di parole, sono fatti di punti di vista. Sono fatti di relazioni complesse. Ma in Italia si legge poco e la lingua è sempre più povera. E’ quella sempre uguale della tv, dove tutto è straordinario e ogni altro aggettivo è superfluo.

“Gli scontri a volte capitano, a volte li organizzi. Se passa il pullmann della Ternana sull’altra carreggiata dell’autostrada, se ti sfidano, che fai, non scendi?”
Un ultrà della Salernitana, La Repubblica 10 febbraio 2007

la gente vuole uccidere e alla partita si può fare

di a. pagliaro 3/2/2007

messina catania

follia calcistica, abbiamo perso tutti, si reagisca contro chi infanga lo sport, il mio primo pensiero è stato la vicinanza e la solidarietà alle persone coinvolte e alle loro famiglie, ci vogliono decisioni drastiche, questo non è calcio, la politica è sgomenta davanti alla tragedia, urgono interventi contro la violenza, non è immaginabile che si possa perdere la vita per una partita di calcio, sono sconcertato, non c’è il senso sano della competitività, la morte di un uomo che stava lavorando, l’esempio da seguire è l’inghilterra, bisogna fermare il calcio, la tragedia che colpisce una famiglia

Non sono cento idioti, ma migliaia. Sono incattiviti, vendicativi. Odiano e vogliono uccidere. Sanno che alla partita si può fare. La tribù, il clan è la sola appartenenza. Non hanno lavoro, ma baciano le mani al politico pregiudicato per elemosinarne uno. Il loro sogno è una bmw cabrio, intanto si accontentano di uno scooter rubato. Sono il prodotto della restaurazione mafiosa, della vittoria del crimine in Italia. Il paese dove tutto è concesso ai potenti, e gli altri elemosinano diritti e odiano.

La restaurazione mafiosa inizia da Catania. L’abisso italiano comincia a Catania. Hanno vinto i modelli culturali più adatti alla malavita: l’arricchimento senza morale, il denaro unico valore, lo sfoggio senza pudore della destrezza nell’arraffare. L’etica pubblica è diventata il ridicolo. La legge per gli stadi l’ha fatta il ministro che chiamava Moggi per fare vincere la Torres. Il sogno del giovane teppista è entrare nella borghesia mafiosa e rubare senza sbirri che ti inseguono. Gli esempi stanno al potere, comandano pur essendo incapaci. Sono fascisti e fanno affari con la mafia. Senza morale e senza pudore. Gli altri, i ventenni che vanno allo stadio, i guerrieri del posticipo, baciano loro le mani, vorrebbero essere come loro e li odiano. Un odio di classe che diventa violenza. Chi uccide in via Etnea lo fa da solo e prende l’ergastolo. Allo stadio no, allo stadio si può. Lì si riunisce il branco e si fa la guerra contro il nemico, che è il palermitano o il poliziotto, perché il poliziotto è sbirru e deve morire. Ma non serve fermare il calcio, serve fermare l’Italia.

Si riparte sabato sera. Non perdete Messina-Catania, skysport 1, mediaset premium e la7 cartapiù. Scontri fra tifosi al termine della gara. Dibattito a seguire su raiuno.

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