Archivio della categoria calcio
lo vad’acchiappà?
di a. pagliaro 15/1/2008
A due mesi dall’omicidio di Gabriele Sandri, si cerca ancora il sasso. Confidiamo negli inquirenti. Per confidare meglio, ascoltate il procuratore capo di Arezzo Ennio Di Cicco in due indimenticabili performance: “C’è rimasto secco praticamente” e “Che posso fa’? Lo vad’acchiappà?”
e il responsabile delle relazioni esterne della Polizia di Stato Roberto Sgalla in “Nessuno faccia domande“.
chi vuole la roma muore
di a. pagliaro 13/3/2007
“All’inizio del 2004 viene divulgata una trattativa con la Nafta Moskva di Anatoli Kolotilin e Suleiman Kerimov, e stavolta non sembra il solito annuncio farsa divulgato con l’unico scopo di influenzare il corso del titolo; i petrolieri russi scelgono come loro rappresentante l’avvocato Salvatore Trifirò, un professionista molto noto che conta fra i suoi clienti Fiat, Ferrovie dello Stato e Sea. Nata quasi per caso, la storia della Nafta diventa però un affare di stato. All’inizio è una semplice questione di calciomercato: Roman Abramovich, che ha comprato il Chelsea a metà del 2003, vuole subito reclutare il meglio sulla piazza continentale e chiede alla Roma Emerson e Totti per 150 milioni di euro. L’allenatore Capello e il direttore generale Franco Baldini gli replicano che i due calciatori non sono in vendita; in compenso, con uno sforzo finanziario in più, il padrone dei Blues può comprarsi tutta la squadra. Ma Abramovich non è interessato; ha già i suoi problemi con l’Uefa, che lo sospetta di controllare in multiproprietà il Chelsea e il Cska Mosca. Il russo rinuncia ma passa la mano ai suoi amici Kolotilin e Kerimov, che iniziano a trattare sulla base di un prezzo complessivo di 400 milioni, una somma che consentirebbe alla famiglia Sensi di risolvere la sua esposizione con Capitalia e alla Roma di mantenere uno standard sportivo elevatissimo. Ma in ballo non c’è solo questo: il gruppo Nafta vede con grande interesse alcune attività del gruppo Sensi, come i depositi petroliferi sulla costa tirrenica e la partecipazione nel porto di Civitavecchia”.
“Non tutti vedono male i russi: Capello è favorevole, il dg Baldini anche; lo stesso Francesco Totti, capitano idolatrato, esprime una posizione chiara quando dice di volere una squadra vincente, altrimenti potrebbe accettare un’offerta altrove. A opporsi è Capitalia, che non vuole perdere la presa sul gruppo Sensi e per questo si rivolge direttamente al proprio socio che risiede a palazzo Chigi: il presidente del Consiglio Berlusconi decide che Geronzi, l’unico banchiere non di sinistra d’Italia, merita attenzione. D’altro canto, il duopolio Juve-Milan non sente il bisogno di una concorrenza forte da parte della Roma, mentre Sensi ha troppo spesso insistito sul conflitto di interessi di Adriano Galliani, vicepresidente vicario del Milan e numero uno della Lega professionisti. L’intervento di Berlusconi è al massimo livello: Vladimir Putin, che sa come farsi ascoltare, garantisce che i suoi connazionali non disturberanno gli equilibri del calcio italiano”.
“Ad aumentare la pressione, nella sede della Roma si presenta anche la Guardia di finanza in cerca di documenti su finte plusvalenze. Il berlusconiano Capello capisce l’antifona e nel giro di poche ore si accorda con la Juventus, dove aveva promesso di non tornare mai più, portando con sé Emerson. L’allenatore e il centrocampista brasiliano saranno accusati di tradimento da Totti. I Sensi mantengono il controllo del club ma non quello del loro gruppo, la Italpetroli, che finisce in pegno a Capitalia: la banca si prende il 49% delle azioni e di fatto ordina la cessione dei gioielli di famiglia, eccezion fatta per la Roma. Come quando si perde a Monopoli, dalle caselle lentamente spariscono le case e gli alberghi della famiglia Sensi (Cicerone, Filippo II, Residence Villa Pamphili), messi in vendita insieme alla quota in Aeroporti di Roma”.
“Nel novembre 2006 Kerimov, l’imprenditore e deputato nazionalista zhirinovskiano che voleva i giallorossi, ha avuto un gravissimo e strano incidente mentre guidava la sua Ferrari sulla Promenade des Anglais a Nizza. Le autorità francesi hanno aperto un’indagine”.
(Gianfrancesco Turano,
barsport del lunedì
di a. pagliaro 12/3/2007
E’ tenero, Francesco Guidolin. Lui ci sperava. Nella moralità, nell’etica sportiva. In un calcio che sia sport, dove certi valori siano indiscutibili. Non lo sa che sperare nell’etica sportiva nel campionato di calcio italiano è come sperare che gli americani non sparino ai civili in Iraq? Ha allenato tanti anni in Italia, Guidolin. Forse è stato in Francia che ha dimenticato?
Sperarlo poi per la Fiorentina delle Tod’s è come immaginare Previti che bussa alla porta di Emergency e devolve i suoi averi in beneficenza. In caso di dubbi, chiedere al Bologna come mai da due anni sta in serie B.
“Diego Della Valle - Andrea Della Valle - Sandro Mencucci - Paolo Bergamo - Innocenzo Mazzini - Luciano Moggi - Massimo De Santis - Alessandro Griselli: in concorso tra di loro compivano atti fraudolenti consistiti, nell’alterare la corretta e genuina procedura di individuazione delle «griglie arbitrali» e il successivo sorteggio del direttore di gara, nonché la designazione degli assistenti del direttore di gara in relazione all’incontro Lecce-Parma, valevole per il campionato di calcio di serie A, stagione 2004-2005, XIX giornata di ritorno, atti finalizzati a predeterminare il risultato di Lecce-Parma 3-3, esito assicurato mediante la designazione fraudolenta della terna arbitrale, che garantiva e si adoperava per il raggiungimento del risultato di parità, favorevole alla squadra dei Della Valle che con esso, in virtù del meccanismo della classifica avulsa, conseguiva la permanenza in serie A, a scapito del Bologna e del Parma, squadre costrette a disputare lo spareggio per la permanenza in serie A“
la gente vuole uccidere e alla partita si può fare
di a. pagliaro 3/2/2007

follia calcistica, abbiamo perso tutti, si reagisca contro chi infanga lo sport, il mio primo pensiero è stato la vicinanza e la solidarietà alle persone coinvolte e alle loro famiglie, ci vogliono decisioni drastiche, questo non è calcio, la politica è sgomenta davanti alla tragedia, urgono interventi contro la violenza, non è immaginabile che si possa perdere la vita per una partita di calcio, sono sconcertato, non c’è il senso sano della competitività, la morte di un uomo che stava lavorando, l’esempio da seguire è l’inghilterra, bisogna fermare il calcio, la tragedia che colpisce una famiglia
Non sono cento idioti, ma migliaia. Sono incattiviti, vendicativi. Odiano e vogliono uccidere. Sanno che alla partita si può fare. La tribù, il clan è la sola appartenenza. Non hanno lavoro, ma baciano le mani al politico pregiudicato per elemosinarne uno. Il loro sogno è una bmw cabrio, intanto si accontentano di uno scooter rubato. Sono il prodotto della restaurazione mafiosa, della vittoria del crimine in Italia. Il paese dove tutto è concesso ai potenti, e gli altri elemosinano diritti e odiano.
La restaurazione mafiosa inizia da Catania. L’abisso italiano comincia a Catania. Hanno vinto i modelli culturali più adatti alla malavita: l’arricchimento senza morale, il denaro unico valore, lo sfoggio senza pudore della destrezza nell’arraffare. L’etica pubblica è diventata il ridicolo. La legge per gli stadi l’ha fatta il ministro che chiamava Moggi per fare vincere la Torres. Il sogno del giovane teppista è entrare nella borghesia mafiosa e rubare senza sbirri che ti inseguono. Gli esempi stanno al potere, comandano pur essendo incapaci. Sono fascisti e fanno affari con la mafia. Senza morale e senza pudore. Gli altri, i ventenni che vanno allo stadio, i guerrieri del posticipo, baciano loro le mani, vorrebbero essere come loro e li odiano. Un odio di classe che diventa violenza. Chi uccide in via Etnea lo fa da solo e prende l’ergastolo. Allo stadio no, allo stadio si può. Lì si riunisce il branco e si fa la guerra contro il nemico, che è il palermitano o il poliziotto, perché il poliziotto è sbirru e deve morire. Ma non serve fermare il calcio, serve fermare l’Italia.
Si riparte sabato sera. Non perdete Messina-Catania, skysport 1, mediaset premium e la7 cartapiù. Scontri fra tifosi al termine della gara. Dibattito a seguire su raiuno.
le risposte della filosofia
di a. pagliaro 21/12/2006
Nello scorso mese di novembre si giocò la partita di calcio Roma-Catania, terminata 7-0. Nei giorni successivi il mondo fu tormentato da un dubbio: fu vero sport?
Sul Giornale di Sicilia le risposte della filosofia.
gangi-agrigentofavara: forse il risultato è un po’ bugiardo
di a. pagliaro 25/11/2006
Domenica otto gennaio 1989 si giocò l’epico scontro Gangi-Agrigentofavara, 17° turno del campionato interregionale 1988/89. L’indomani la cronaca del Giornale di Sicilia raccontava la vittoria del Gangi, zampata vincente di Rizzo al 81°. Il cronista gangitano criticava con misura l’operato dell’arbitro e ammetteva: il risultato è un po’ bugiardo.
Negli spogliatoi in fermento, Alzani, allenatore dell’Agrigentofavara, si lamentava del mancato 2-1, che avrebbe dato tranquillità, e aggiungeva: il risultato non rispecchia l’andamento della gara. Il dirigente Cimino: la sconfitta è immeritata. Felice l’allenatore del Gangi: la nostra vittoria è legittima.
Si scoprì il martedì che il risultato era veramente bugiardo. E che intervistando i protagonisti della gara il cronista gangitano, forse leggermente tifoso, doveva aver frainteso parecchie cose.
Quando si dice far impallidire Biscardi.
cosa nostra fa la coppa uefa
di a. pagliaro 7/10/2006
Il Palermo non gioca più a Battipaglia ed Ercolano. Adesso fa le trasferte a Londra e Praga. E a Londra, Praga e in mille altre città quello che sanno di Palermo è una parola sola. Mafia. Così spuntano i siti web con le scritte Slavia Praga vs Kosa nostra o le magliette West Ham contro la mafia. E allora arriva l’indignazione, il risentimento, la difesa a spada tratta della dignità dei siciliani. Si schierano pronti alla battaglia presidenti della Regione, dell’Assemblea, sindaci e ministri, e tutti inneggiano ai siciliani onesti.
Un momento, però.
Questi signori - così pronti a lamentarsi per una stupida maglietta - dov’erano quando a Palermo si costruivano gli alberghi sulle spiagge e si demoliva il liberty per far posto a condomini a tredici piani? E dove sono oggi quando un intero popolo
paga il pizzo? Dove sono quando un siciliano ha la disgrazia di ammalarsi e non ha i soldi per curarsi fuori da una regione la cui sanità pubblica è terra di conquista? Dove sono quando si fanno le leggi che, certo non volutamente, favoriscono la mafia?
Finché questi signori si indigneranno solo per le magliette, viva le magliette.
(immagini dal blog rosalio)








