la cosa berlusconi
di a. pagliaro
José Saramago, premio Nobel e massimo scrittore vivente, scrive di Berlusconi su “El Pais” e sul suo blog O Caderno di Saramago (tradotto in italiano da Massimo Lafronza qui).
Non trovo altro nome con cui chiamarlo. Una cosa pericolosamente simile a un essere umano, una cosa che dà feste, organizza orge e comanda in un Paese chiamato Italia. Questa cosa, questa malattia, questo virus minaccia di essere la causa della morte morale del paese di Verdi se un profondo rigurgito non dovesse strapparlo dalla coscienza degli italiani prima che il veleno finisca per corrodergli le vene distruggendo il cuore di una delle più ricche culture europee. I valori fondanti dell’umana convivenza vengono calpestati ogni giorno dalle viscide zampe della cosa Berlusconi che, tra i suoi vari talenti, possiede anche la funambolica abilità di abusare delle parole, stravolgendone l’intenzione e il significato, come nel caso del Polo della Libertà, nome del partito attraverso cui ha raggiunto il potere. L’ho chiamato delinquente e di questo non mi pento. Per ragioni di carattere semantico e sociale che altri potranno spiegare meglio di me, il termine delinquente in Italia possiede una carica molto più negativa che in qualsiasi altra lingua parlata in Europa. È stato per rendere in modo chiaro ed efficace quello che penso della cosa Berlusconi che ho utilizzato il termine nell’accezione che la lingua di Dante gli ha attribuito nel corso del tempo, nonostante mi sembra molto più che improbabile che Dante l’abbia mai utilizzato. Delinquenza, nel mio portoghese, significa, in accordo con i dizionari e la pratica quotidiana della comunicazione, “atto di commettere delitti, disobbedire alle leggi o a dettami morali”. La definizione calza senza fare una piega alla cosa Berlusconi, a tal punto che sembra essere più la sua seconda pelle che qualcosa che si indossa per l’occassione. È da tanti anni che la cosa Belusconi commette crimini di variabile ma sempre dimostrata gravità. Al di là di questo, non solo ha disobbedito alle leggi ma, peggio ancora, se ne è cotruite altre su misura per salvaguardare i suoi interessi pubblici e privati, di politico, imprenditore e accompagnatore di minorenni, per quanto riguarda i dettami morali invece, non vale neanche la pena parlarne, tutti sanno in Italia e nel mondo che la cosa Belusconi è oramai da molto tempo caduto nella più assoluta abiezione. Questo è il primo ministro italiano, questa è la cosa che il popolo italiano ha eletto due volte affinché gli potesse servire da modello, questo è il cammino rovinoso attraverso cui stanno trascinando i valori di libertà e dignità di cui erano pregne la musica di Verdi e le gesta di Garibaldi, coloro che hanno formato l’Italia del XIX° secolo, durante la lotta per l’unità, divenuti poi guide spirituali per l’Europa e gli europei. È questo che la cosa Berlusconi vuole buttare nel sacco dell’immondizia della Storia. Gli italiani glielo permetteranno?
postato in josé saramago, silvio berlusconi
(
commento di vetro rotto
9 Jun 2009
Permesso accordato.
commento di Ottaviano
10 Jun 2009
Gli ital-nani “sforza-idioti” e gli “australopitechi-padani” continueranno a votare questa ributtante e immonda metastasi cancerogena perche’ ne fanno parte integrante ormai da molto tempo; il veicolo di questo cancro sono state le tv commerciali dello psyconano che hanno fatto cul-tura e una opposizione inesistente che ha sempre cercato di “fare i froci con il culo degli altri”. L’Italia è già in metastasi! L’Italia è già persa!
commento di concreto
11 Jun 2009
Saramago è completamente e definitivamente incomunistito e rincoglionito. Oppure gli girano che Einaudi (di berlusconi, visto che i comunisti la facevano fallire) gli ha rifitato un libro?
E chi dice che Saramago è il massimo scritto vivente denuncia di aver letto davvero pochi libri: anche tra i comunisti c’è molto di meglio.
Dire premio nobel per la letteratura vuol dire parlare di qualcuno per etichetta politica.
commento di a. pagliaro
11 Jun 2009
eh?
commento di massimo lafronza
11 Jun 2009
per Concreto:
quanti libri credi abbia letto il signor Harold Bloom?