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	<title>Comments on: in buona compagnia</title>
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	<link>http://www.xantology.com/2009/01/07/in-buona-compagnia/</link>
	<description>xantology blog inutile di a. pagliaro</description>
	<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 21:09:28 +0000</pubDate>
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		<title>By: francesca</title>
		<link>http://www.xantology.com/2009/01/07/in-buona-compagnia/comment-page-1/#comment-19576</link>
		<dc:creator>francesca</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2009 11:54:09 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao...anch'io sono arrivata qui come Giovanni, incredula di trovare in giro praticamente solo recensioni positive sull'opera di Larsson, di cui ho appena letto, con grande delusione, "Uomini che odiano le donne". 
Quello che non capisco è cosa avrebbe Larsson di tanto speciale rispetto ad altri mille bestselleroni da sbarco: tanti libri di Follett, della Cornwell, e altri del genere "ennemila copie vendute" mi sembrano anzi scritti in modo più -non so come altro dire- professionale, e più credibili anche quando calano il carico da undici in trame già pazzesche. Anche la componente di "denuncia" (violenza sulle donne, finanza corrotta, giornalisti schiavi del potere)non mi sembra trattata in modo particolarmente interessante o originale, sembra quasi massa lì per dare attualità a un giallo altrimenti classico e vecchio stile che più non si può. 
PS: Il giudizio di Fruttero sulla "scrittura da rubinetto" lo capisco bene: ho letto di recente "A che punto è la notte", e c'è più capacità di scrittura in tre pagine di quel libro che in tutta la trilogia di Larsson (almeno a giudicare dal primo volume).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao&#8230;anch&#8217;io sono arrivata qui come Giovanni, incredula di trovare in giro praticamente solo recensioni positive sull&#8217;opera di Larsson, di cui ho appena letto, con grande delusione, &#8220;Uomini che odiano le donne&#8221;.<br />
Quello che non capisco è cosa avrebbe Larsson di tanto speciale rispetto ad altri mille bestselleroni da sbarco: tanti libri di Follett, della Cornwell, e altri del genere &#8220;ennemila copie vendute&#8221; mi sembrano anzi scritti in modo più -non so come altro dire- professionale, e più credibili anche quando calano il carico da undici in trame già pazzesche. Anche la componente di &#8220;denuncia&#8221; (violenza sulle donne, finanza corrotta, giornalisti schiavi del potere)non mi sembra trattata in modo particolarmente interessante o originale, sembra quasi massa lì per dare attualità a un giallo altrimenti classico e vecchio stile che più non si può.<br />
PS: Il giudizio di Fruttero sulla &#8220;scrittura da rubinetto&#8221; lo capisco bene: ho letto di recente &#8220;A che punto è la notte&#8221;, e c&#8217;è più capacità di scrittura in tre pagine di quel libro che in tutta la trilogia di Larsson (almeno a giudicare dal primo volume).</p>
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		<title>By: Giovanni</title>
		<link>http://www.xantology.com/2009/01/07/in-buona-compagnia/comment-page-1/#comment-17409</link>
		<dc:creator>Giovanni</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2009 19:55:14 +0000</pubDate>
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		<description>Confesso che sono arrivato qua cercando giudizi simili al mio sul primo libro di Larsson.
E debbo dire che sottoscrivo in toto i primi due terzi della critica del NYT: il libro NON si regge dal punto di vista logico; Larsson mette in campo tutti i luoghi comuni dei thriller degli ultimi anni, e rimane indimenticabile per me la questione "nomi -&gt; numeri di telefono", che si rivela altro. Bene: appena ho letto la cosa, ho pensato: Cristo, NON mi dire che tira fuori anche lui _quella roba li'_.
L'ha tirata fuori.
E -cosa ancora piu' sconvolgente- l'ha tirata fuori e NON serve a nulla, all'interno del plot. Un binario morto che ci accompagna per una cinquantina di pagine, sicuro portato di tagli con il machete dell'editor sul manoscritto originale.

La stanza vuota senza cadavere, che porta all'_unica_ congettura possibile (non occorre dire altro...) gia' all'inizio del romanzo.

La maniacale esplorazione di foto vecchie di venti anni, e l'idea che quella importante e' di sicuro la prima (ed _e'_ davvero quella...), perche' non c'entra con le altre.

E, dulcis in fundo, lo spot continuo per Apple. Meno male che all'epoca non c'erano I-pod e I-phone, altrimenti avremmo avuto pure quelli, descritti amabilmente in tutte le loro caratteristiche (MHz, RAM, GB di Hard disk, e numero di porte firewire. Leggere per credere, please).
Senza considerare l'impossibilita' sostanziale della parte informatica, che e' una vaccata dall'inizio alla fine. Non so se qualcuno ha notato come Lisbeth riesce a piratare il PC del cattivone n°2: mettendo una misteriosa "fascetta" sulla linea di casa. Ecco, _quella_ fascetta  (che rimane a casa) riesce miracolosamente a intercettare _quel_ PC a giro per il mondo. Naaaa, dai...


In sostanza: libro scontato nel plot, che piace (ne sono quasi certo) perche' il protagonista si porta a letto una mezza dozzina di donne, manco fosse Dylan Dog. E, vivaddio, a un certo punto pure l'eroina femminile. Giusto per strizzare l'occhio anche al pubblico rosa.

Alla fine della lettura mi son chiesto come mai un Sandrone Dazieri (per dire il primo che mi viene in mente) vende cosi' pochi gialli rispetto a Larsson. La risposta? Beh, fa pensare molto di piu'...

Giovanni</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Confesso che sono arrivato qua cercando giudizi simili al mio sul primo libro di Larsson.<br />
E debbo dire che sottoscrivo in toto i primi due terzi della critica del NYT: il libro NON si regge dal punto di vista logico; Larsson mette in campo tutti i luoghi comuni dei thriller degli ultimi anni, e rimane indimenticabile per me la questione &#8220;nomi -&gt; numeri di telefono&#8221;, che si rivela altro. Bene: appena ho letto la cosa, ho pensato: Cristo, NON mi dire che tira fuori anche lui _quella roba li&#8217;_.<br />
L&#8217;ha tirata fuori.<br />
E -cosa ancora piu&#8217; sconvolgente- l&#8217;ha tirata fuori e NON serve a nulla, all&#8217;interno del plot. Un binario morto che ci accompagna per una cinquantina di pagine, sicuro portato di tagli con il machete dell&#8217;editor sul manoscritto originale.</p>
<p>La stanza vuota senza cadavere, che porta all&#8217;_unica_ congettura possibile (non occorre dire altro&#8230;) gia&#8217; all&#8217;inizio del romanzo.</p>
<p>La maniacale esplorazione di foto vecchie di venti anni, e l&#8217;idea che quella importante e&#8217; di sicuro la prima (ed _e&#8217;_ davvero quella&#8230;), perche&#8217; non c&#8217;entra con le altre.</p>
<p>E, dulcis in fundo, lo spot continuo per Apple. Meno male che all&#8217;epoca non c&#8217;erano I-pod e I-phone, altrimenti avremmo avuto pure quelli, descritti amabilmente in tutte le loro caratteristiche (MHz, RAM, GB di Hard disk, e numero di porte firewire. Leggere per credere, please).<br />
Senza considerare l&#8217;impossibilita&#8217; sostanziale della parte informatica, che e&#8217; una vaccata dall&#8217;inizio alla fine. Non so se qualcuno ha notato come Lisbeth riesce a piratare il PC del cattivone n°2: mettendo una misteriosa &#8220;fascetta&#8221; sulla linea di casa. Ecco, _quella_ fascetta  (che rimane a casa) riesce miracolosamente a intercettare _quel_ PC a giro per il mondo. Naaaa, dai&#8230;</p>
<p>In sostanza: libro scontato nel plot, che piace (ne sono quasi certo) perche&#8217; il protagonista si porta a letto una mezza dozzina di donne, manco fosse Dylan Dog. E, vivaddio, a un certo punto pure l&#8217;eroina femminile. Giusto per strizzare l&#8217;occhio anche al pubblico rosa.</p>
<p>Alla fine della lettura mi son chiesto come mai un Sandrone Dazieri (per dire il primo che mi viene in mente) vende cosi&#8217; pochi gialli rispetto a Larsson. La risposta? Beh, fa pensare molto di piu&#8217;&#8230;</p>
<p>Giovanni</p>
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		<title>By: fara</title>
		<link>http://www.xantology.com/2009/01/07/in-buona-compagnia/comment-page-1/#comment-16006</link>
		<dc:creator>fara</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 14:16:17 +0000</pubDate>
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		<description>Se ti può fare piacere ti dirò che non sono nemmeno riuscita a finirlo il primo tomo!
Ma pensavo tu lo sapessi che il successo, in qualsiasi campo, oggi è determinato da ben altro che dalla qualità.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Se ti può fare piacere ti dirò che non sono nemmeno riuscita a finirlo il primo tomo!<br />
Ma pensavo tu lo sapessi che il successo, in qualsiasi campo, oggi è determinato da ben altro che dalla qualità.</p>
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		<title>By: a. pagliaro</title>
		<link>http://www.xantology.com/2009/01/07/in-buona-compagnia/comment-page-1/#comment-16004</link>
		<dc:creator>a. pagliaro</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 11:50:15 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie per la segnalazione, harlot. Il giudizio di Fruttero ("brodaglia") mi sembra comunque troppo severo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie per la segnalazione, harlot. Il giudizio di Fruttero (&#8221;brodaglia&#8221;) mi sembra comunque troppo severo.</p>
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	<item>
		<title>By: harlot</title>
		<link>http://www.xantology.com/2009/01/07/in-buona-compagnia/comment-page-1/#comment-16002</link>
		<dc:creator>harlot</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 11:41:31 +0000</pubDate>
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		<description>Un &lt;a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/Libri/grubrica.asp?ID_blog=54&amp;ID_articolo=1864&amp;ID_sezione=81&amp;sezione=" rel="nofollow"&gt;giudizio pacato&lt;/a&gt; di Fruttero su Larsson.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/Libri/grubrica.asp?ID_blog=54&amp;ID_articolo=1864&amp;ID_sezione=81&amp;sezione=" rel="nofollow">giudizio pacato</a> di Fruttero su Larsson.</p>
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	<item>
		<title>By: a. pagliaro</title>
		<link>http://www.xantology.com/2009/01/07/in-buona-compagnia/comment-page-1/#comment-15916</link>
		<dc:creator>a. pagliaro</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jan 2009 13:37:07 +0000</pubDate>
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		<description>Be', io non vedo questa grande differenza fra il primo e il secondo libro. Il secondo forse è un po' migliore, è vero, ma aumentano le scene da cartone animato (l'uscita dalla tomba è difficile da dimenticare: totalmente ridicola. E la storia della password? Su!). 
I cattivi poi non è che debbano per forza somigliare ad Hannibal. Ma devono essere credibili. E io sono d'accordo con il NYT: Mr. Larsson has no idea how to create a credible villain. 
Citi Harry Potter, che non ho letto e non mi piace. Ma almeno è dichiaratamente un fantasy. Lì la magia ci sta. Nei noir no, è fastidiosa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Be&#8217;, io non vedo questa grande differenza fra il primo e il secondo libro. Il secondo forse è un po&#8217; migliore, è vero, ma aumentano le scene da cartone animato (l&#8217;uscita dalla tomba è difficile da dimenticare: totalmente ridicola. E la storia della password? Su!).<br />
I cattivi poi non è che debbano per forza somigliare ad Hannibal. Ma devono essere credibili. E io sono d&#8217;accordo con il NYT: Mr. Larsson has no idea how to create a credible villain.<br />
Citi Harry Potter, che non ho letto e non mi piace. Ma almeno è dichiaratamente un fantasy. Lì la magia ci sta. Nei noir no, è fastidiosa.</p>
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	<item>
		<title>By: AngoloNero</title>
		<link>http://www.xantology.com/2009/01/07/in-buona-compagnia/comment-page-1/#comment-15914</link>
		<dc:creator>AngoloNero</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jan 2009 13:17:48 +0000</pubDate>
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		<description>Oltre a non condividere (ma questo lo sapevi già...), sottolineo che  nell'articolo del NYT si parla del primo romanzo, che in effetti ha qualche lungaggine. 
Un altro redattore del NYT ne parla male, a proposito: http://www.nytimes.com/2008/09/14/books/review/Berenson-t.html?_r=1&amp;ref=books

Il secondo libro viaggia molto meglio. Il terzo ancora non so...

Non condivido nemmeno il merito dell'articolo. 

Senza voler svelare nulla, cosa avrebbe dovuto inventare, Larsson, per spiegare la sparizione di Harriet? Che gli alieni l'avessero rapita? Ovvio che non si poteva evitare di ricorrere a un espediente. D'altra parte chiedere a un giallista di innovare i "tricks" del genere mi sembra una pretesa eccessiva, a meno di non ricorrere a robe futuristiche, che tra l'altro sarebbero state fuori luogo. 

E cosa significa che i due cattivi non somigliano ad Hannibal Lecter o a Catherine Tramell? Sono solo quelli, i parametri di riferimento? Dissento.

Ribadisco infine che ciò che cattura, nei romanzi di Larsson, è inspiegabile. È l'alchimia tra scrittura, personaggi, ambientazione. Talmente avvolgente da far dimenticare i dettagli, come un romanzo di Harry Potter. 
Almeno, su di me ha avuto questo effetto. 

Vabbè, volevo solo ribadire il mio punto di vista, tanto lo so che non ti convinco...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Oltre a non condividere (ma questo lo sapevi già&#8230;), sottolineo che  nell&#8217;articolo del NYT si parla del primo romanzo, che in effetti ha qualche lungaggine.<br />
Un altro redattore del NYT ne parla male, a proposito: <a href="http://www.nytimes.com/2008/09/14/books/review/Berenson-t.html?_r=1&amp;ref=books" rel="nofollow">http://www.nytimes.com/2008/09/14/books/review/Berenson-t.html?_r=1&amp;ref=books</a></p>
<p>Il secondo libro viaggia molto meglio. Il terzo ancora non so&#8230;</p>
<p>Non condivido nemmeno il merito dell&#8217;articolo. </p>
<p>Senza voler svelare nulla, cosa avrebbe dovuto inventare, Larsson, per spiegare la sparizione di Harriet? Che gli alieni l&#8217;avessero rapita? Ovvio che non si poteva evitare di ricorrere a un espediente. D&#8217;altra parte chiedere a un giallista di innovare i &#8220;tricks&#8221; del genere mi sembra una pretesa eccessiva, a meno di non ricorrere a robe futuristiche, che tra l&#8217;altro sarebbero state fuori luogo. </p>
<p>E cosa significa che i due cattivi non somigliano ad Hannibal Lecter o a Catherine Tramell? Sono solo quelli, i parametri di riferimento? Dissento.</p>
<p>Ribadisco infine che ciò che cattura, nei romanzi di Larsson, è inspiegabile. È l&#8217;alchimia tra scrittura, personaggi, ambientazione. Talmente avvolgente da far dimenticare i dettagli, come un romanzo di Harry Potter.<br />
Almeno, su di me ha avuto questo effetto. </p>
<p>Vabbè, volevo solo ribadire il mio punto di vista, tanto lo so che non ti convinco&#8230;</p>
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