in buona compagnia

di a. pagliaro

7 Jan 2009

uomini che odiano le donneCosì, non sono più solo a non ritenere la trilogia Millennium di Stieg Larsson il capolavoro noir del ventunesimo secolo. Meno male, perché mi era difficile capire le decine di entusiastiche recensioni - alcune davvero imbarazzanti - comparse su quasi tutti i giornali italiani. Scopro da una recensione di Maurizio Bono pubblicata ieri su Repubblica che anche Michiko Kakutani, prima firma noir del New York Times, usa, in una severa recensione, la parola cartoon, e non solo.

“When it comes to explaining the mystery behind Harriet’s disappearance and the big reveal about her family’s secret, however, Mr. Larsson stumbles badly, resorting to every bad cliché from every bad serial-killer movie ever shown on late night TV”

“It’s as if the author had shown us how an intricate jigsaw puzzle had been put together only to pull back at the end to show us that the completed puzzle depicts not an interesting photograph or painting, but a garish slasher cartoon”.

“Lisbeth and Blomkvist make a very odd pair indeed but their peculiar chemistry is what fuels this novel, particularly as Mr. Larsson loses control of his messy, increasingly implausible plot”.

“In fact, it’s clear as the story progresses that Mr. Larsson has no idea how to create a credible villain, for the two people most responsible for Harriet’s disappearance turn out to be patched-together bad guys with none of the malevolent originality of Thomas Harris’s Hannibal Lecter or the manipulative perversion of Catherine Tramell in Basic Instinct”.

D’accordo su tutto. Qui la mia opinione sui primi due romanzi.

postato in letture, stieg larsson

6 commenti

  • commento di AngoloNero

    7 Jan 2009

    Oltre a non condividere (ma questo lo sapevi già…), sottolineo che nell’articolo del NYT si parla del primo romanzo, che in effetti ha qualche lungaggine.
    Un altro redattore del NYT ne parla male, a proposito: http://www.nytimes.com/2008/09/14/books/review/Berenson-t.html?_r=1&ref=books

    Il secondo libro viaggia molto meglio. Il terzo ancora non so…

    Non condivido nemmeno il merito dell’articolo.

    Senza voler svelare nulla, cosa avrebbe dovuto inventare, Larsson, per spiegare la sparizione di Harriet? Che gli alieni l’avessero rapita? Ovvio che non si poteva evitare di ricorrere a un espediente. D’altra parte chiedere a un giallista di innovare i “tricks” del genere mi sembra una pretesa eccessiva, a meno di non ricorrere a robe futuristiche, che tra l’altro sarebbero state fuori luogo.

    E cosa significa che i due cattivi non somigliano ad Hannibal Lecter o a Catherine Tramell? Sono solo quelli, i parametri di riferimento? Dissento.

    Ribadisco infine che ciò che cattura, nei romanzi di Larsson, è inspiegabile. È l’alchimia tra scrittura, personaggi, ambientazione. Talmente avvolgente da far dimenticare i dettagli, come un romanzo di Harry Potter.
    Almeno, su di me ha avuto questo effetto.

    Vabbè, volevo solo ribadire il mio punto di vista, tanto lo so che non ti convinco…

  • Be’, io non vedo questa grande differenza fra il primo e il secondo libro. Il secondo forse è un po’ migliore, è vero, ma aumentano le scene da cartone animato (l’uscita dalla tomba è difficile da dimenticare: totalmente ridicola. E la storia della password? Su!).
    I cattivi poi non è che debbano per forza somigliare ad Hannibal. Ma devono essere credibili. E io sono d’accordo con il NYT: Mr. Larsson has no idea how to create a credible villain.
    Citi Harry Potter, che non ho letto e non mi piace. Ma almeno è dichiaratamente un fantasy. Lì la magia ci sta. Nei noir no, è fastidiosa.

  • commento di harlot

    10 Jan 2009

    Un giudizio pacato di Fruttero su Larsson.

  • Grazie per la segnalazione, harlot. Il giudizio di Fruttero (”brodaglia”) mi sembra comunque troppo severo.

  • commento di fara

    10 Jan 2009

    Se ti può fare piacere ti dirò che non sono nemmeno riuscita a finirlo il primo tomo!
    Ma pensavo tu lo sapessi che il successo, in qualsiasi campo, oggi è determinato da ben altro che dalla qualità.

  • commento di Giovanni

    13 May 2009

    Confesso che sono arrivato qua cercando giudizi simili al mio sul primo libro di Larsson.
    E debbo dire che sottoscrivo in toto i primi due terzi della critica del NYT: il libro NON si regge dal punto di vista logico; Larsson mette in campo tutti i luoghi comuni dei thriller degli ultimi anni, e rimane indimenticabile per me la questione “nomi -> numeri di telefono”, che si rivela altro. Bene: appena ho letto la cosa, ho pensato: Cristo, NON mi dire che tira fuori anche lui _quella roba li’_.
    L’ha tirata fuori.
    E -cosa ancora piu’ sconvolgente- l’ha tirata fuori e NON serve a nulla, all’interno del plot. Un binario morto che ci accompagna per una cinquantina di pagine, sicuro portato di tagli con il machete dell’editor sul manoscritto originale.

    La stanza vuota senza cadavere, che porta all’_unica_ congettura possibile (non occorre dire altro…) gia’ all’inizio del romanzo.

    La maniacale esplorazione di foto vecchie di venti anni, e l’idea che quella importante e’ di sicuro la prima (ed _e’_ davvero quella…), perche’ non c’entra con le altre.

    E, dulcis in fundo, lo spot continuo per Apple. Meno male che all’epoca non c’erano I-pod e I-phone, altrimenti avremmo avuto pure quelli, descritti amabilmente in tutte le loro caratteristiche (MHz, RAM, GB di Hard disk, e numero di porte firewire. Leggere per credere, please).
    Senza considerare l’impossibilita’ sostanziale della parte informatica, che e’ una vaccata dall’inizio alla fine. Non so se qualcuno ha notato come Lisbeth riesce a piratare il PC del cattivone n°2: mettendo una misteriosa “fascetta” sulla linea di casa. Ecco, _quella_ fascetta (che rimane a casa) riesce miracolosamente a intercettare _quel_ PC a giro per il mondo. Naaaa, dai…

    In sostanza: libro scontato nel plot, che piace (ne sono quasi certo) perche’ il protagonista si porta a letto una mezza dozzina di donne, manco fosse Dylan Dog. E, vivaddio, a un certo punto pure l’eroina femminile. Giusto per strizzare l’occhio anche al pubblico rosa.

    Alla fine della lettura mi son chiesto come mai un Sandrone Dazieri (per dire il primo che mi viene in mente) vende cosi’ pochi gialli rispetto a Larsson. La risposta? Beh, fa pensare molto di piu’…

    Giovanni

www.kilombo.org


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