cosa nostraOffendere la memoria di chi ha combattuto Cosa nostra ed è stato assassinato è più bello a Natale. Sì, graziamo Contrada, fedele servitore dello Stato. A Capodanno vediamo poi di fare il possibile per Totò Riina e Binnu Provenzano. In fondo Cosa nostra è la prima azienda italiana: non dobbiamo essere troppo severi, ne va del nostro PIL.

Mi scrive Salvatore Borsellino: “Bruno Contrada è un personaggio sul quale pesano gravissimi sospetti, oggetto di indagini purtroppo ancora in corso in merito alle telefonate intercorse, ottanta secondi dopo la strage, tra il castello Utveggio, dal quale è probabilmente stato azionato il telecomando per l’esplosione dell’autobomba, da una utenza clonata intestata a Paolo Borsellino, e l’utenza dello stesso Contrada”.

Prosegue: “Come risulta da carte processali si segnala l’esigenza di approfondire ipotesi ed elementi sin qui trascurati, nella prospettiva di individuare complici e mandanti esterni all’associazione mafiosa. Si individua un cospicuo raggio di attività investigative aventi oggetto organismi e persone che potevano contare sulla disponibilità dei locali di Castello Utveggio, sede del Sisde, controllato a Palermo dal dottor Contrada. Quella sede del Sisde smantellata pochi giorni dopo la strage perché evidentemente aveva esaurito il suo compito. Basterebbero questi sospetti e l’esistenza di queste indagini per rendere inopportuna anche solo l’ipotesi della concessione della grazia”.

“Per sapere quello che mio fratello Paolo pensava di Bruno Contrada basta ricordare l’episodio, riportato in atti processuali, nel quale avendo Paolo sentito fare quel nome a tavola da un funzionario di polizia amico della figlia, era sobbalzato dicendo: chi ti ha fatto quel nome? Basta. Ché può bastare pronunciarlo a sproposito per morire“.

Estratti dalla sentenza di condanna:

“La compiuta disamina dell’ampio materiale probatorio, costituito da numerosissime testimonianze, dalle dichiarazioni rese da dieci collaboratori di giustizia, da una notevole quantità di documenti e dalle molteplici dichiarazioni rese dall’imputato ha consentito di evidenziare un quadro probatorio a carico dell’imputato fondato su fonti eterogenee, coerenti, assolutamente univoche e convergenti nell’acclararne la colpevolezza.

Da tale complesso materiale probatorio, sottoposto a rigoroso vaglio critico, è emerso al di là di ogni ragionevole dubbio che l’imputato ha posto in essere una condotta consapevolmente ed univocamente indirizzata ad agevolare l’organizzazione criminale Cosa Nostra.

L’imputato:
- è stata persona “disponibile” nei confronti di Cosa Nostra e ha intrattenuto rapporti con diversi mafiosi, in particolare con Rosario Riccobono e Stefano Bontate : sul punto hanno concordemente deposto i collaboratori di giustizia Tommaso Buscetta, Gaspare Mutolo, Francesco Marino Mannoia, Salvatore Cancemi, Rosario Spatola e Maurizio Pirrone.
- ha realizzato condotte di agevolazione della latitanza di mafiosi : in favore di Rosario Riccobono ed anche in favore di esponenti dell’area corleonese e dello stesso Salvatore Riina.
- ha fornito all’organizzazione mafiosa notizie afferenti ad indagini di P.G., di cui era venuto a conoscenza in relazione ai suoi incarichi istituzionali.
- ha avuto incontri diretti con mafiosi.

A tali risultanze provenienti da plurime fonti, l’istruzione dibattimentale ha consentito di aggiungerne numerose altre, derivanti da fonti testimoniali e documentali assolutamente autonome dalle prime, che hanno evidenziato specifiche condotte poste in essere dall’imputato del tutto coerenti alle tipologie dei comportamenti riferiti dai collaboratori di giustizia:
- specifiche condotte di favoritismo nei confronti di indagati mafiosi.
- condotte di agevolazione della latitanza di mafiosi e di soggetti in stretti rapporti criminali con l’organizzazione mafiosa.
- condotte di interferenza in indagini giudiziarie riguardanti fatti di mafia al fine di deviarne il corso o di comunicare all’organizzazione mafiosa notizie utili.
- comportamenti di intimidazione e di freno alle indagini anti-mafia posti in essere nei confronti di funzionari di Polizia.

L’imputato nel corso del dibattimento ha sempre negato in modo fermo e deciso non solo qualsiasi collusione, ma anche qualunque rapporto di conoscenza anche a livello “confidenziale” con esponenti di Cosa Nostra e ciò ha sostenuto ricorrendo spesso ad articolate menzogne, che l’istruzione dibattimentale ha consentito di disvelare sulla base di inoppugnabili risultanze, spesso di natura documentale e che, lungi dal limitarsi alla negazione del vero per ragioni di difesa, sono apparse rivelatrici della sua malafede.

Quel che si è potuto accertare con sicurezza è che a partire dalla seconda metà degli anni settanta l’imputato ha iniziato ad avere un contatto con l’organizzazione mafiosa, originariamente atteggiato a rapporto “amichevole” e di concessione di piccoli favori; nel tempo questo rapporto si è progressivamente trasformato dalla sua iniziale connotazione a rapporto di pieno asservimento ai voleri di Cosa Nostra, tanto che proprio nel passaggio dagli anni settanta agli anni ottanta, quando Cosa Nostra ha posto in essere in Sicilia uno dei momenti più gravi della sua cruenta offensiva contro inquirenti, appartenenti alle Forze dell’Ordine ed alla Magistratura e contro uomini politici uniti dalla comune azione di contrasto al potere mafioso, anche l’odierno imputato è stato costretto al definitivo passaggio nella piena disponibilità di Cosa Nostra ed in particolare della sua corrente più spietata ed intransigente rappresentata dai Corleonesi.

postato in borsellino, cosa nostra

  • commento di andrea

    26 Dec 2007

    In fondo gli anni che terminano in “8″ sono ottimi per le restaurazioni.

  • commento di freesud

    27 Dec 2007

    E adesso graziamoli tutti. Contrada favorì la mafia. Punto.

    staff freesud

    http://www.riberaonline.blogspot.com

  • commento di gerypa

    28 Dec 2007

    La questione è un po’ più complessa di mi era apparso in un primo momento. Per quanto so Contrada la grazia non la chiede, si chiede invece un differimento della pena o comunque un’attenuazione delle misure cautelari per esigenze di salute. Sono per la certezza della pena, non per gli accanimenti. Comunque decideranno i giudici.

  • commento di holdenC

    28 Dec 2007

    Questa di Castello Utveggio mi giunge nuova. Buon anno

  • Castello Utveggio è un capitolo molto amaro e molto inquietante. Consiglio la lettura di Simone Falanca “Alfa e beta. Cosa c’entrano Berlusconi e Dell’Utri con la stagione delle bombe 1992-93?”, Maurizio Torrealta “La trattativa”, oltre naturalmente agli atti processuali su via D’Amelio (molto si trova in rete).

2 trackback

  1. Nel processo Falcone c’è un aereo nel cielo che vola mentre che scoppia la bomba : Cabaret Bisanzio del 23 May 2008

    [...] nel processo di Borsellino. Lì sul Montepellegrino c’è l’hotel (nda: in realtà Castello Utveggio), nell’hotel ci sono i servizi segreti quando succede che scoppia la bomba, i servizi segreti [...]

  2. antonio pagliaro » nel processo falcone c’è un aereo nel cielo che vola mentre che scoppia la bomba del 1 Dec 2008

    [...] nel processo di Borsellino. Lì sul Montepellegrino c’è l’hotel (nda: in realtà Castello Utveggio), nell’hotel ci sono i servizi segreti quando succede che scoppia la bomba, i servizi segreti [...]

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