il sangue degli altriVorrei stringere la mano a Pagliaro, ha unito Palermo e la Cecenia, la mafia italiana e i criminali di guerra in maniera impeccabile. Un viaggio in una Palermo viva, descritta attraverso gli occhi di chi ci vive e una Cecenia come non ce la immaginiamo, o come ce la immaginiamo e non vorremmo.

Un libro diretto, molto forte, ma molto vero, che non manca di rimanere impresso al lettore.

Di questo libro sicuramente ricorderò le descrizioni delle devastazioni cecene, le immagini di Palermo e il tenente dei carabinieri; anche se personaggio di contorno è assolutamente essenziale per le sue espressioni e per la sua capacità di capire i momenti“.
Stefano Favaro su MilanoNera Blognoir

“Antonio si è spesso occupato dei temi dell’antimafia, ha dato spazio a me come a Salvatore Borsellino. E poi scrive molto, molto bene. E oggi voglio parlarvi del libro che ha dato alle stampe“.
Benny Calasanzio qui

1 commento

  • commento di Laura

    11 Dec 2007

    Ho letto per la prima volta il libro di Antonio molto tempo fa, quando ancora lo stesso autore sapeva che avrebbe fatto tante correzioni e probabilmente lo avrebbe modificato al punto da stravolgerlo. Antonio mi chiedeva di leggerlo tutte le volte che cambiava anche una sola parola, ed io che, lo confesso, non amo le letture imposte, gli rispondevo che lo avrei riletto solo nella versione definitiva o quasi. In realtà c’era un motivo più nobile che mi rendeva difficile leggerlo e rileggerlo ed era la paura di perdere l’emozione dell’impatto diretto, autentico e immediato con la pagina scritta, con la storia conosciuta, con le parole, che per me, in un libro degno di essere chiamato tale, hanno sempre uno splendido suono.
    Ho sempre considerato Antonio una persona di rara intelligenza, e dotata di una capacità impressionante di decifrare la realtà. Per me, che ho un animo sensibile ma lontano da un mondo che forse poco mi appartiene, leggere il suo libro è stato come assistere a uno spettacolo tragico ma emozionante, scoprendo però piano piano che esistono tante realtà assurde e quasi diaboliche. Mi sono chiesta come avesse fatto non a costruire ma soltanto a pensare una storia come quella che ha scritto, ma subito, ricordando che era stato Antonio a scriverla, ho allontanato il mio stupore. Non c’è dubbio che Antonio è consapevole della realtà e del mondo in cui si trova ed è capace di esserne padrone. La sua intelligenza, la sua cultura, la sua intuizione hanno una forza straordinaria.
    Il libro. Per me un libro deve essere innanzitutto scritto bene. E questo, direi, è magistralmente scritto. Lo stile è incisivo, diretto, a volte crudo. Le parole devono avere un ritmo, e qui lo hanno. Anche in una lettura di prosa, non deve esserci nulla ad interrompere il ritmo, a infastidire la musicalità del testo. E in questo libro, che pure non ha nulla di lirico, niente disturba lo stile fluido e coinvolgente. Frasi brevi, spezzate, scene a volte non scritte ma dipinte. L’impatto è immediato, è forte, come è giusto che sia.
    La storia è costruita con una precisione perfetta, l’intreccio del giallo non lascia il lettore confuso e non lo costringe a ritornare indietro per riprendere il filo della storia. Il lettore non dimentica, quello che accade lo conserva nella mente.
    L’inizio è di una crudeltà devastante, è quasi illeggibile perché emotivamente, sensorialmente troppo forte, ma è una pagina di rara bravura letteraria.
    In questo libro ci sono i sensi, c’è il cervello, la mente, ci sono i sentimenti. Sì, ci sono anche i sentimenti, e quando Antonio scrive qualcosa che riguarda i sentimenti, lo fa con grande efficacia, e il lettore sente profondamente tutto.
    Qualcosa che non ho amato in questo libro c’è, ed è l’uso eccessivo di alcune espressioni dialettali troppo legate alle abitudini dello straordinario popolo siciliano, che solo può comprenderle e può ammirarne il senso. Capisco che era forse un uso necessario per rendere più vera l’ambientazione della storia, ma le parole delle pagine di un libro devono essere comprensibili per tutti.
    Un complimento ad Antonio perché ha trovato il tempo, la forza, la concentrazione per scrivere un libro e dare pubblicamente qualcosa di sé, cosa che in tanti vorremmo fare e non facciamo.
    Ho scritto troppo poco. Voglio concludere il mio commento con un augurio, un ringraziamento e una speranza. L’augurio: che Antonio abbia le lodi che merita e il suo nome sia riconosciuto. Il ringraziamento: allo scrittore, perché è un orgoglio per un padre, che è suo ed è anche mio, che ha fatto della solidarietà umana una missione, che ha dedicato la vita alla cura delle sofferenze, e che purtroppo non vedrà i suoi figli continuare il nobile lavoro che ha scelto. Infine, la speranza: che Antonio scriva presto una storia d’amore. Intensa, travolgente, appassionante. Ne sono certa, sarebbe il suo capolavoro.

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