contare fino a tre
di a. pagliaro
In Italia i poteri che contano contano sempre con la p davanti: P1, P2, P3.
Il pentito Gioacchino Pennino, medico, politico DC, massone e uomo d’onore di Brancaccio - a casa sua, secondo Buscetta, si riunivano politici e mafiosi - sostiene che si è arrivati a contare fino a tre e attribuisce precise responsabilità per le stragi del 1993 a quella che lui definì P3 o, meglio, “Terzo Oriente”.
Nei salotti col pavimento a scacchi pare si dessero appuntamento politici, magistrati, imprenditori, militari e uomini d’onore. Come racconta Camillo Arcuri (”Sragione di stato“, Bur) per la P2, come forse racconterà qualcuno fra venti o trent’anni per la P3.
O forse no: stavolta il piano di Rinascita democratica è vicino alla sua realizzazione. La stampa asservita, i PM disinnescati. Solo, non è ancora ben chiaro come limitare internet. Un po’ preoccupa: ai tempi della stesura del Piano, il web non c’era.
Ricevo e pubblico una riflessione di Salvatore Borsellino.
“La notizia dell’avocazione da parte della Procura Generale dell’inchiesta Why Not al Procuratore De Magistris è di quelle che lascia senza fiato.
Solo un’altra volta nella mia vita mi ero trovato in questo stato d’animo.
Era il 19 Luglio del 1992 e avevo appena sentito al telegiornale la notizia dell’attentato il cui scopo non era altri che quello di impedire ad un Giudice che, nelle sue indagini, era arrivato troppo vicino all’origine del cancro che corrode la vita dello Stato Italiano, di procedere sulla sua strada.
Morto Paolo Borsellino l’ignobile patto avviato tra lo Stato Italiano e la criminalità mafiosa aveva potuto seguire il suo corso ed oggi vediamo le conseguenze del degrado morale a cui questo scellerato patto ha portato.
Ieri era stato necessario uccidere uno dopo l’altro due giudici che, da soli, combattevano una lotta che lo Stato italiano non solo si è sempre rifiutato di combattere ma che ha spesso combattuto dalla parte di quello che avrebbe dovuto essere il nemico da estirpare e spesso ne ha armato direttamente la mano.
Oggi non serve più neanche il tritolo, oggi basta, alla luce del sole, avocare un’indagine nella quale uno dei pochi giudici coraggiosi rimasti stava per arrivare al livello degli “intoccabili”, perché tutto continui a procedere come stabilito.
Perché questa casta ormai completamente avulsa dal paese reale e dalla gente onesta che ancora esiste, anche se purtroppo colpevole di un silenzio che ormai si confonde con l’indifferenza se non con la connivenza, possa continuare a governare indegnamente il nostro paese e a coltivare i propri esclusivi interessi in uno Stato che considera ormai di propria esclusiva proprietà.
Oggi basta che un ministro indegno come il signor Mastella ricatti un imbelle capo del governo, forse coinvolto negli stessi suoi luridi traffici, minacciando una crisi di governo, perché tutta una classe politica faccia quadrato intorno al suo degno rappresentante e si esercitino in conseguenza chissà quale tipo di pressioni sui vertici molli della magistratura per ottenere l’avocazione di un’indagine e quindi l’inoffensività di un giudice senza neanche bisogno del tritolo come era stato necessario per Paolo Borsellino.
Siamo giunti alla fine della Repubblica italiana e dello Stato di Diritto.
In un paese civile il ministro Mastella non avrebbe potuto chiedere il trasferimento del dottor De Magistris titolare dell’inchiesta in cui è indagato il suo capo di governo e lo stesso ministro.
Se la decisione del Procuratore Generale non verrà immediatamente annullata dal CSM, saremo di fronte alla fine dell’indipendenza della magistratura e in conseguenza dello stesso Stato di Diritto.
Il Presidente Giorgio Napolitano, nonostante sia stato più volte sollecitato, continua a tacere su queste nefandezze dimostrando che la retorica dello Stato e della figura istituzionale di garante della Costituzione Repubblicana non sono diventate, in questa disgraziata Italia, altro che vuote parole.
Quaranta anni fa sono andato via dalla Sicilia perché ritenevo impossibile di vivere la mia vita in un paese in cui la legalità era solo una parola del vocabolario, ora non ritengo più che sia una vita degna di chiamarsi con questo nome e quindi una vita degna di esserre vissuta quella di vivere in un paese dove l’illegalità è diventata la legge dello Stato”.
Salvatore Borsellino, Milano 20 ottobre 2007
postato in borsellino, politica
(
commento di Stanton
23 Oct 2007
posso diffonderla?
commento di a. pagliaro
23 Oct 2007
Certo, è qui per essere diffusa. E per fortuna ieri l’ha pubblicata anche Beppe Grillo.
commento di maia
23 Oct 2007
se è per questo si può contare anche con:
milano 2, milano 3, milano 4…
perchè milano 4 sembra imminente
almeno a leggere affari e finanza di ieri…