la pena di morte in un paese che pullula di telefonini
di a. pagliaro

“Dopo l’ennesimo omicidio (vedi magazziniere ucciso a Trapani per salvare il collega) non capisco perché in Italia non deve essere introdotta la pena di morte. Faccio notare che oggi il vademecum dell’assassino italiano è: primo uccidere con tranquillità sapendo che una volta preso, vivrà ancora; secondo sa che dopo indulti e buona condotta è di nuovo fuori per ricominciare. Per quanto mi riguarda, la pena di morte la metterei per: politici corrotti, amministratori che falsano bilanci, delinquenti per furto-stupro e assassini“. (Giornale di Sicilia, 11 gennaio 2007)
“Leggo con non poco sgomento la lettera di un lettore nella quale fa riferimento alla pena di morte, applicata nello specifico a Saddam Hussein. Premetto che il sopra citato (Hussein) più che alla categoria uomo possa tranquillamente essere annoverato alla categoria bestie infide ed immonde (giacchè l’uomo è stato dotato da Dio o Allah di ragione che lo distingue appunto dagli animali che vivono di solo istinto) per avere provocato orrore e dolore al suo caro (?) e amato paese, infierendo con crudeltà e ferocia su tanta gente innocente ed inerme, mi soffermo a pensare: ma davvero, ancora oggi nel 2007, in un paese che pullula di industrie, dove il telefonino non è più un optional, dove internet (ahimé) ha preso il posto dei cari quotidiani, dove non si fanno più di dieci metri senza auto, dove insomma l’uomo si è evoluto e ha migliorato (o almeno lo crede) la qualità della sua vita, si crede che provocare la morte di una persona, sia la soluzione giusta e corretta per avere democrazia? Giustizia? Libertà di pensiero, parola o religione?” (Giornale di Sicilia, 31 gennaio 2007)
postato in giornalismo, saddam hussein
(
commento di Giacomo Jim Montana
9 Mar 2007
CIO’ CHE RESTA DI UNA DEMOCRAZIA E DELLA LIBERTA’ DI OPINIONE SULLA POLITICA DI OGGI
Autore: Giacomo Montana
Non si può affrontare lo studio della politica, completamente deviata, fuori dal suo campo di appartenenza per cercare di porvi rimedio, se non si sono prima chiariti dei punti.
Esistono anomalie comportamentali del soggetto politico, sia come variante abnorme del personaggio in sé (disideologizzazione), sia come sequele di disonestà vera e propria a sé stante per una sfrenata corsa all’arricchimento privato (spoliticizzazione). Ogni cittadino continuerà a vedere tali persone e a considerarle per abitudine ancora dei personaggi politici, anche quando la loro portata, nel senso della sostanza del loro lavoro, è quasi completamente scomparsa. La nozione di politica resta ancora segnata sulle carte e per questo esse sono e saranno valide in sé, ma sostanzialmente più nulla è dominato da un’ideologia, ovvero dal quel complesso di idee che si possono riconoscere in un sistema politico legittimo e connesso ad un senso logico positivo per il bene pubblico. Se andiamo a vedere il campo di azione delle ideologie, esso lo si legge solo sulla carta ma nei fatti di ideologia non ve ne rimasta neppure l’ombra. Tale osservazione viene posta all’attenzione della gente, perché, sebbene certe cose siano subito possibili, mentre per altre occorrerà un dato periodo di tempo, ci sono anche cose che, per quanto può saperne l’uomo, appaiono impossibili. Tendenzialmente dai signori che si presentano alla gente come lavoratori della politica, relativamente alla soluzione dei problemi nazionali, si noterà una estrema inerzia, come se il tutto appartenesse alle cose impossibili da risolvere e realizzare. Molti di questi signori, per quanto riguarda ai meriti, vivono di rendita su quello che di positivo i politici hanno fatto o hanno tentato di fare in passato per i cittadini. In tale scabrosa situazione però, per i soggetti politici c’è contestualmente un grosso ostacolo: quello dell’istruzione sempre più diffusa e che rende i cittadini ben consapevoli della relatività delle ideologie. Ecco che allora la politica la si rende più complessa e confusa, tirando molto di più in campo la politica estera, per farla fungere da coltre di nebbia e da paravento e così nascondere al popolo parecchi ulteriori danni economici con fiumi di danaro che escono dal Paese con un’infinità di nuovi motivi (?).
In questo modo, tra la gente, viene creata enorme confusione e paura, distogliendola il più possibile dalla politica nazionale, sino ad ottenere, su quanto riguarda i diritti dei cittadini, una grande DISINFORMAZIONE.
Questo è l’ultimo atto del ciclo al quale viene fatto ricorso, per coprire, nascondere e insabbiare crimini inimmaginabili. Ecco come le ideologie politiche, nate nel passato, non svolgono più un suo ruolo legittimo.