due erano nati nella zona di piazza magione
di a. pagliaro
Roberto Alajmo è scrittore di talento. Così di talento che riesce a fare di un elenco di persone un libro di grande interesse, amaro e spassoso. “Nuovo repertorio dei pazzi della città di Palermo” non è altro che un elenco, infatti. Un elenco di persone stravaganti ed episodi paradossali. Chi a Palermo c’è nato sa che nulla è inventato, tutto è vero e raccontato con maestria.
“Uno era il principe di Baucina, che si vantava di non aver mai aperto una busta in vita sua. Aveva elaborato una classificazione delle lettere in due categorie: inutili e jettatorie. Gli amici e i parenti che erano a conoscenza della sua teoria smisero di scrivergli, per cui la teoria stessa tendeva sempre più a rivelarsi esatta: le lettere che arrivavano finirono per essere tutte irrilevanti o foriere di cattive notizie. Lui annusava la busta, la soppesava e stabiliva: ‘Inutile’. Oppure: ‘Jettatoria’. Non le buttava, però. Quando morì ne lascio tre casse piene, ed erano tutte intatte“.
“Uno era Fulco di Verdura, che venne investito da un taxi a Londra, in Eaton Square. Negli ultimi istanti di lucidità sentì il poliziotto sussurrare quel che stava scrivendo sul referto: ‘…di anni settantotto…’,'…sessantotto…’ precisò lui mentendo, e morì“.
“Una stava su un balcone di via Agrigento ad aspettare il fidanzato che non era più tornato dalla guerra. Aveva le guance rosse di trucco e, certe volte, un cappello sulla testa. Stava lì ferma, e basta“.
“Uno era di Petralia, veniva considerato l’uomo più parsimonioso del paese. Teneva in una tasca del panciotto, a parte, i soldi che aveva guadagnato nel corso della giornata. E considerava guadagnati tutti i soldi che riusciva a non spendere. Certe volte si sedeva al bar e chiedeva il prezzo di un gelato. Il cameriere rispondeva: ‘Dieci lire’. Allora lui prendeva dieci lire dalla tasca e le osservava pensieroso. Alla fine diceva al cameriere: ‘Come non detto. Mi porti un bicchiere d’acqua’. Poi rivolto alla moneta: ‘Ah, babbazzu babbazzu, t’u pigghiasti ‘u scantazzu!’. E riponeva la moneta fra quelle guadagnate“.
“Uno era un turista che uscendo dal suo albergo, a Sferracavallo, si trovò di fronte il cassonetto vuoto e tutto intorno una montagna di spazzatura. Scosse la testa, raccolse una bottiglia da terra e la depositò nel cassonetto per dare un piccolo contributo alla pulizia di una città che non era nemmeno la sua. Proprio in quel momento, da un angolo dove erano appostati vennero fuori due vigili in borghese che gli fecero la multa perché la spazzatura si può gettare nel cassonetto solo dalle diciotto alle ventidue“.
“Uno era Robert Whitaker, uomo di famosa bruschezza. Un giorno diede a villa Sofia una grande festa danzante. E siccome gli ospiti si divertivano molto, la festa durò fino alle prime ore del mattino. A un certo punto il padrone di casa, che era l’unico a non divertirsi più, fece fermare il pianista. Quindi, nel silenzio generale, pronunciò la frase che passò alla storia della mondanità cittadina: ‘A quest’ora io, se fossi a casa vostra, me ne andrei a casa mia‘.”
“Due erano nati nella zona di piazza Magione e vollero diventare giudici. Poi uno fu ucciso e l’altro gli sopravvisse solo cinquantasei giorni“.
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commento di acidosignore
26 Jan 2007
la più divertente è quella dell’attore assunta per una sacra rappresentazione che si dimentica la parte e comincia a recitare a soggetto, rivolgendo al Grn Sacerdote un irresistible “suca, Caifa!”.