la guerra di maaka e pavelUn silenzio assordante copre una strage compiuta alle porte dell’Europa. La strage dei ceceni. Silenzio e falsità.
“Secondo informazioni dei nostri servizi c’è stata un’attività terroristica in Cecenia anche nei confronti della popolazione russa e come reazione di Mosca c’è stato un referendum e l’80% ha deciso di voler rimanere nella Federazione russa. La Russia ha subito attentati terroristici senza reazioni. Sull’argomento la nostra opinione pubblica si è formata una falsa percezione. Non continuiamo a diffondere queste leggende, guardiamo la realtà dei fatti, perché è sulla realtà dei fatti che si devono costruire delle corrette opinioni. Sto facendo l’avvocato difensore di Putin. Un avvocato difensore non richiesto ma manderò comunque la parcella di un euro.” (Silvio Berlusconi, 6/11/2003)

“La guerra di Maaka e Pavel” è un piccolo libro di cento pagine da leggere insieme agli scritti di Anna Politkovskaja. Tre parti: il diario di Maaka, ragazzina cecena fuggita in Francia, che ha avuta la famiglia sterminata; le lettere fra il soldato di leva russo Pavel, impaurito e angosciato dalla barbarie che lo circonda in Cecenia, e la madre, accecata dalla propaganda di stato; un’ultima parte di approfondimenti storici a cura di Amnesty International.

“Dopo dieci giorni di assedio, un’organizzazione incaricata della ’sicurezza in Europa’ è riuscita a ottenere il diritto di evacuare un convoglio di seicento civili verso Grozny. Abbiamo viaggiato insieme a medici e feriti. (…)
Tutto sommato ero felice di ritrovare la mia casa. Papà ha sostituito i vetri rotti con fogli di plastica. Lida e la sua famiglia non avevano più la casa e si sono sistemati da noi. (…) Mi mancava la saggezza di nonno. Mi mancava la tenerezza di nonna. Mi mancava il buon umore di Illyas. Mamma piangeva troppo spesso. Saidan non aveva pronunciato una sola parola mentre portava a spasso la sua aria triste in tutta la casa” (Diario di Maaka)

“Sono un privilegiato per quanto riguarda le scarpe, perché ho ricuperato un paio di stivali dai piedi di un cadavere. Li tengo sempre per paura che me li rubino. I miei compagni hanno per lo più scarpe da ginnastica bucate.” (Lettera di Pavel)

“Ultimamente il comandante si è rifiutato di firmare l’ordine di smobilitazione di un soldato finché questi non gli avesse versato la metà del premio previsto in questo caso. Il soldato ha resistito al ricatto. E’ finito assieme ai prigionieri ceceni in una pozza d’acqua ghiacciata, per quattro giorni e quattro notti. Nessuno di noi ha protestato. (…) Non potrà più usare le gambe. E’ stato smobilitato… senza il premio.” (Lettera di Pavel)

(Laurence Binet, La guerra di Maaka e Pavel)

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  1. xantology di antonio pagliaro» Blog Archive » gas, petrolio, figa e ronaldinho del 18 Apr 2008

    [...] “Ah, ma poi i ceceni li hai finiti?” - ha aggiunto, lui che già in passato aveva mostrato di apprezzare lo [...]

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