No dia seguinte ninguém morreu
di a. pagliaro
L’incipit di “Le intermittenze della morte” è bellissimo, fulminante, porta nel regno dell’assurdo, e apre un romanzo surreale e splendido: “Il giorno seguente non morì nessuno“. Questo avviene: in una nazione immaginaria, nessuno muore più. La gente invecchia, ha incidenti, si ammala. Tutto è come sempre, tutto appare normale tranne un dettaglio: la morte non c’è più.
Così la popolazione è felice. Giubilo per le strade: finalmente immortali. Sembra il trionfo della gioia ma è un’illusione. Piano, arrivano i problemi. Sovrappopolazione, ospedali insufficienti. Crisi per le compagnie di assicurazione, per le agenzie di pompe funebri, per le case di riposo. La società si avvia al collasso economico. Soprattutto è la Chiesa a temere la fine: la morte è fondamentale per la realizzazione del regno di Dio
Fuori dal Paese, si continua a morire. Basta passare un confine. E così i politici trovano una soluzione: accordi con la maphia, che porta oltre frontiera i quasi morti. Un passo oltre confine, e la morte arriva a prenderseli.
Passano sette mesi, la morte torna. Riprende il suo compito, con una novità: i futuri morti sono avvisati per lettera del loro destino. Tutte le lettere arrivano a destinazione, e i destini si compiono, tranne una, rinviata tre volte al mittente. E’ indirizzata a un musicista che vive solo con il suo cane. La morte non ci sta e decide di conoscere quest’uomo, l’unico che riesce a evitarla. Prende le sembianze di una donna e si introduce nella sua vita: il romanzo procede così verso uno splendido finale lirico. La frase che chiude la storia è anche la prima, eterno ritorno.
“Il giorno seguente non morì nessuno. Il fatto, poiché assolutamente contrario alle norme della vita, causò negli spiriti un enorme turbamento, cosa del tutto giustificata, ci basterà ricordare che non si riscontrava notizia nei quaranta volumi della storia universale, sia pur che si trattasse di un solo caso per campione, che fosse mai occorso un fenomeno simile, che trascorresse un giorno intero, con tutte le sue prodighe ventiquattr’ore, fra diurne e notturne, mattutine e vespertine, senza che fosse intervenuto un decesso per malattia, una caduta mortale, un suicidio condotto a buon fine, niente di niente, zero spaccato“.
(José Saramago, Le intermittenze della morte)
postato in josé saramago, letture
(
commento di Claxidra
19 Nov 2006
Ho letto questo libro qualche mese fa e insieme a questo, ho acquistato anche “La doppia morte di Quincas l’acquaiolo” di J. Amado (monotematica, è vero!). L’ho trovato un’ottimo strumento di riflessione, non tanto a livello morale o spirituale, ma proprio a livello politico e sociale (proprio come citavi tu i riferimenti agli atteggiamenti ecclesiastici o a quelli tra l’amministrazione di questo paese immaginario e le organizzazioni malavitose). Tutto così reale in questo mondo fantastico!!!! E poi il finale così inatteso, coinvolgente, proprio come la scrittura del grande Saramago.
Un saluto, Claudia
commento di Giorgio Tesen
31 Jan 2007
un libro, questo di Saramago, che mi manca, e che mi andrò a procurare al più presto
;-)
GTesen