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	<title>Comments on: una dieta per kurt wallander</title>
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	<description>xantology blog inutile di a. pagliaro</description>
	<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 01:17:42 +0000</pubDate>
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		<title>By: Perché proprio quello? &#171; il sangue degli altri</title>
		<link>http://www.xantology.com/2006/11/14/una-dieta-per-kurt-wallander/comment-page-1/#comment-8485</link>
		<dc:creator>Perché proprio quello? &#171; il sangue degli altri</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Dec 2007 15:53:04 +0000</pubDate>
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		<description>[...] bene, accanto a Mankell mi accomodo volentieri. Ma perché proprio &#8220;Prima del [...]</description>
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		<title>By: Maj Sjöwall e Per Wahlöö : Cabaret Bisanzio</title>
		<link>http://www.xantology.com/2006/11/14/una-dieta-per-kurt-wallander/comment-page-1/#comment-5666</link>
		<dc:creator>Maj Sjöwall e Per Wahlöö : Cabaret Bisanzio</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jul 2007 22:07:32 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Sono gialli letterari, classici e procedurali, scritti con grande maestria. Non sono thriller mozzafiato, i colpi di scena sono pochi e spesso la trama è prevedibile. Il ritmo è lento, niente azione cruenta. La lingua è scarna, essenziale. Certo non come il grandissimo Manchette, comunque senza i fastidiosi orpelli che, ad esempio, funestano molti gialli del loro erede Mankell, trasformandoli in mattoni di cinquecento pagine. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Sono gialli letterari, classici e procedurali, scritti con grande maestria. Non sono thriller mozzafiato, i colpi di scena sono pochi e spesso la trama è prevedibile. Il ritmo è lento, niente azione cruenta. La lingua è scarna, essenziale. Certo non come il grandissimo Manchette, comunque senza i fastidiosi orpelli che, ad esempio, funestano molti gialli del loro erede Mankell, trasformandoli in mattoni di cinquecento pagine. [...]</p>
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		<title>By: Un libro pericoloso (per l&#8217;arredamento) : Cabaret Bisanzio</title>
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		<dc:creator>Un libro pericoloso (per l&#8217;arredamento) : Cabaret Bisanzio</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 May 2007 22:04:59 +0000</pubDate>
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		<description>[...] In Prima del Gelo (di Henning Mankell), l&#8217;ispettore Kurt Wallander, protagonista di troppi gialli, i primi belli, i successivi stanche repliche, lascia la scena alla figlia Linda. Finalmente, potremmo dire. Finalmente scompaiono le riunioni di Wallander e colleghi, le conferenze stampa e tante altre cose che si ripetono immutabili in tutti i romanzi con Kurt Wallander protagonista. Finalmente? Macché. Prima del Gelo è un romanzo di imbarazzante bruttezza. La storia: qualcuno uccide sei cigni in un lago. Poi un vitello. Poi scompaiono una ragazza e una anziana etnografa. L&#8217;anziana etnografa sarà presto ritrovata morta (non tutta però, solo testa e mani, le mani giunte in preghiera). Chi è il colpevole, si capisce anche prima che i delitti avvengano, già nel prologo. E per un giallo non è certo bene. Ve lo dico, tanto non rovino nessuna sorpresa: fanatici religiosi. Indaga Linda, appena uscita dall&#8217;Accademia di Polizia, con il padre dapprima scettico, poi coinvolto. A volte imbranata, a volte geniale, Linda Wallander è un perfetto personaggio da Topolino. Una Clarabella, una Minnie, una cosa così. Una noia assoluta avvolge la descrizione del suo rapporto tormentato con il padre. Una noia ancora più grande deprime il lettore già da pagina uno. I colpevoli sono lì, li conosciamo. Un po&#8217; di fanatici religiosi le cui motivazioni e azioni appaiono del tutto incredibili. Naso turato e grande pazienza, si arriva al finale, sperando in uno scrittore che nel passato aveva scritto grandi libri (Assassino senza volto e I cani di Riga su tutti), sperando in un colpo di scena che rivaluti l&#8217;intera storia. E invece il finale, titolo La ragazza sul tetto, è anche peggio della storia che lo precede. Trasforma un tentativo di giallo in un melodramma. Dolce, mieloso, caramelloso che nemmeno Susanna Tamaro (certo che non l&#8217;ho letta, ma me la immagino così). C&#8217;è Linda, che in gioventù aveva tentato il suicidio due volte, una di queste sopra un tetto incerta se buttarsi o no, e che ha sempre tenuto nascosto al padre questa storia, che interviene da poliziotta sul luogo dove una ragazza minaccia, guarda caso, di buttarsi da un tetto. Arriva lì, sale, le parla e la salva (come nemmeno Pippo Baudo). Lacrime. Ecco, il libro finisce così e voi lo tirate contro un mobile. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] In Prima del Gelo (di Henning Mankell), l&#8217;ispettore Kurt Wallander, protagonista di troppi gialli, i primi belli, i successivi stanche repliche, lascia la scena alla figlia Linda. Finalmente, potremmo dire. Finalmente scompaiono le riunioni di Wallander e colleghi, le conferenze stampa e tante altre cose che si ripetono immutabili in tutti i romanzi con Kurt Wallander protagonista. Finalmente? Macché. Prima del Gelo è un romanzo di imbarazzante bruttezza. La storia: qualcuno uccide sei cigni in un lago. Poi un vitello. Poi scompaiono una ragazza e una anziana etnografa. L&#8217;anziana etnografa sarà presto ritrovata morta (non tutta però, solo testa e mani, le mani giunte in preghiera). Chi è il colpevole, si capisce anche prima che i delitti avvengano, già nel prologo. E per un giallo non è certo bene. Ve lo dico, tanto non rovino nessuna sorpresa: fanatici religiosi. Indaga Linda, appena uscita dall&#8217;Accademia di Polizia, con il padre dapprima scettico, poi coinvolto. A volte imbranata, a volte geniale, Linda Wallander è un perfetto personaggio da Topolino. Una Clarabella, una Minnie, una cosa così. Una noia assoluta avvolge la descrizione del suo rapporto tormentato con il padre. Una noia ancora più grande deprime il lettore già da pagina uno. I colpevoli sono lì, li conosciamo. Un po&#8217; di fanatici religiosi le cui motivazioni e azioni appaiono del tutto incredibili. Naso turato e grande pazienza, si arriva al finale, sperando in uno scrittore che nel passato aveva scritto grandi libri (Assassino senza volto e I cani di Riga su tutti), sperando in un colpo di scena che rivaluti l&#8217;intera storia. E invece il finale, titolo La ragazza sul tetto, è anche peggio della storia che lo precede. Trasforma un tentativo di giallo in un melodramma. Dolce, mieloso, caramelloso che nemmeno Susanna Tamaro (certo che non l&#8217;ho letta, ma me la immagino così). C&#8217;è Linda, che in gioventù aveva tentato il suicidio due volte, una di queste sopra un tetto incerta se buttarsi o no, e che ha sempre tenuto nascosto al padre questa storia, che interviene da poliziotta sul luogo dove una ragazza minaccia, guarda caso, di buttarsi da un tetto. Arriva lì, sale, le parla e la salva (come nemmeno Pippo Baudo). Lacrime. Ecco, il libro finisce così e voi lo tirate contro un mobile. [...]</p>
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